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Lo sciacallaggio giornalistico che uccide Giulia Cecchettin ogni giorno

Luca Capone
Luca CaponeRedazione Informare
29 novembre 20244 min di lettura

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Lo sciacallaggio giornalistico che uccide Giulia Cecchettin ogni giorno

Indice (3)

  • 1La deriva della pochezza giornalistica
  • 2L’intervista
  • 3Così Giulia Cecchettin muore ogni giorno

È arrivato anche quest’anno il 25 novembre, giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne, e il teatrino di televisione e mass media ci ha tenuto, puntuale come la messa in onda di Una poltrone per due il mese successivo, a infarcirlo di voyeurismo giornalistico che nulla ha a che vedere col tema e che anzi lo svilisce. Ci eravamo lasciati, sull’omicidio di Giulia Cecchettin, alla gogna mediatica contro un padre che cerca di rincuorare il proprio figlio nella paura che possa suicidarsi.

Questa settimana ci siamo invece serenamente ritrovati con una squallida intervista al fratello di Turetta, finalizzato unicamente al puntare il dito contro un altro dei “mostri” che compongono questa orrida famiglia. Creature fuori dal normale a cui noi tutti siamo ben felici di guardare con disgusto per sentirci meglio con noi stessi, e convincerci che il patriarcato, il maschilismo e la cultura del possesso non siano un problema nostro, ma solo di quei trogloditi.

La deriva della pochezza giornalistica

Ci eravamo già cascati qualche mese fa, quando Nicola Turetta, padre di Filippo, era stato intercettato mentre confortava il figlio usando frasi obiettivamente controverse. Abbiamo tutti accolto con biasimo le orrende parole con cui si “normalizzava il femminicidio”, fino a che a qualcuno non ha iniziato a balenare per la testa l’idea che magari per un genitore fosse naturale usare parole che di norma non avrebbe presumibilmente usato, e che fossero inserite in un contesto in cui un padre, preoccupato che il proprio figlio potesse addirittura compiere l’insano gesto, stava cercando di rialzare l’animo di un figlio che stava -inevitabilmente- subendo una gogna mediatica da mesi.

Sembrava avessimo imparato la lezione. Sembrava avessimo capito che se volevamo continuare col paradigma di un ragazzo che “non è malato, ma figlio sano del patriarcato” poco poteva conciliarsi questo con la narrazione demonizzatrice della famiglia Turetta.

Ed invece, eccoci a vedere l’intero palinsento Mediaset infestato dall’intervista al fratello di Filippo. Praticamente il 90% dei salotti TV di quel giorno si sono sentiti in dovere di riportare e discutere le importantissime dichiarazioni di Andrea, il fratello del mostro.

L’intervista

Risulta alquanto complicato, a parere di chi scrive, ordinare ed elencare la quantità di cose sbagliate in questa intervista. A partire dall’atteggiamento dell’intervistato, schivo e sbrigativo, che dà l’impressione che quell’intervista il ragazzo proprio non la volesse fare e che fosse obbligato dall’intervistatrice, la quale non poteva esimersi dallo speculare ulteriormente sulla vita di questa famiglia; passando per le risposte di Andrea che venivano decontestualizzate e messe in primo piano per far sembrare che a lui dell’omicidio di Giulia non fregasse nulla; e andando a finire alla costruttiva discussione in studio a seguito delle interviste, con gli schieramenti tipicamente conservatori e progressisti, in cui si riusciva nell’impresa di dar torto a quest’ultimi, che manipolavano le parole del fratello per enfatizzare inutili filippiche moraliste e retoriche.

Così Giulia Cecchettin muore ogni giorno

A cosa serve scagliarsi contro il populismo dilagante di quest’epoca, quando i primi ad usare il populismo morale per farsi la trasmissione sono proprio i giornali che lo disapprovano? Qual è il fine ultimo di ascoltare le parole del fratello di Turetta, che in quanto tale parlerà da fratello e non da persona obiettiva e lucida, se non quello di creare un mostro nel quale deresponsabilizzare la colpa della nostra epoca storica, quella di non riuscire ad adeguarsi ad un mondo che è già andato avanti prima ancora che ce ne potessimo accorgere.

Se siamo ancora qui, nel 2024, a parlare di femminicidio, di patrarcato e di questione di genere, è perchè quando si tratta di affrontare il tema lo si fa in questo modo. Si sceglie di non farlo seriamente, ma di mettere in uno studio televisivo un tizio che ti dice che il patriarcato non esiste, e se esiste è colpa degli immigrati, e dall’altra parte qualcuno che dipinge un bastardo schifoso che merita tutto l’odio del mondo, così come la sua terribile famiglia, che si permette di essere empatico con lui.

Così, con questo squallido e tetro abuso del diritto di cronaca, che aggiunge sale sulle ferite di una vicenda che fa male a tutti, Giulia Cecchettin muore ogni giorno.

Tags
  • #filippo turetta
  • #giulia cecchettin
  • #intervista
  • #sciacallaggio mediatico
Luca Capone
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