
Quando il 24 febbraio 2022 l’esercito russo è entrato in Ucraina, quasi nessuno era in grado di capire la vera posizione del fronte, quale delle armate controllasse quali città e dove si sarebbero scontrate. A supplire alla mancanza di fonti di informazioni canoniche furono video pubblicati da russi e ucraini sul social network “TikTok” e, soprattutto, svariati utenti di internet, che, senza essere mai stati in Ucraina, furono in grado di geolocalizzare quei video. Così, nei giorni successivi, i giornalisti e l’opinione pubblica poterono avere un’idea più chiara di cosa stesse succedendo. Ma come è stato possibile che cittadini comuni siano riusciti ad ottenere informazioni più accurate di quelle di grandi gruppi mediatici e persino di alcuni servizi segreti nazionali? Una sigla: OSINT.
L’Open-Source Intelligence (OSINT) consiste nella raccolta e analisi di grandi moli di informazioni pubblicamente accessibili (come media, documentazioni ufficiali e immagini satellitari) allo scopo di produrre informazione in contesti poco chiari.
In bilico tra giornalismo e spionaggio, l’OSINT trova applicazione nei più disparati campi: dallo spionaggio economico alla protezione dei diritti umani, dall’anti-terrorismo al contrasto ai crimini ambientali. Il primo caso di un’organizzazione di Open-Source Intelligence è attribuito alla “Foreign Broadcasting Monitoring Service” americana, che, nel 1941, aveva lo scopo di intercettare i programmi radiofonici nei Paesi nazi-fascisti per ottenere informazioni utili allo sforzo bellico.
Era la prima volta che si faceva uso di informazioni di uno spazio virtuale di comunicazione di massa per fare spionaggio. Ma il vero boom dell’OSINT è stato possibile solo con l’avvento di internet e del libero accesso alle immagini satellitari; questo ha permesso a curiosi senza alcuna formazione, ma tanto tempo libero, di potere incrociare una vastissima quantità di dati per ottenere le informazioni più disparate.
Se negli ultimi anni i progressi del settore OSINT erano stati notevoli, è però con la guerra in Ucraina che questi sono venuti completamente alla luce, modificando sensibilmente il modo in cui è stato raccontato il conflitto. Gruppi come l’ucraino “Deep State Maps”, l’olandese “Oryx” e anche l’italiano “Parabellum”, hanno raggiunto un’importante notorietà per le informazioni che sono state raccolte sui loro siti internet, che non erano state mai disponibili per un conflitto ancora in corso.
Ma se è vero che “in guerra la prima a morire è la verità” è anche vero che chi mente a sé stesso non dura mai molto: il valore di queste analisi amatoriali è stato spesso comprovato dai fatti, mentre lo stesso non si può dire di quelle espresse da molti decorati militari sia della Nato che russi apparsi in televisione. Non ci resta che sperare che in futuro queste capacità non debbano più essere impiegate per raccontare conflitti, ma solo per rendere il nostro mondo migliore un’indagine OSINT alla volta
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