
Il lavoro di cura, cioè quell’insieme di attività che sostengono e permettono l’esistenza della società, non è riconosciuto e di conseguenza non è pagato. Pratiche che non sono volte, in modo palese, alla produzione di profitto nel nostro sistema capitalistico, ma indirizzate alla cura della famiglia. Se il sistema capitalistico, come suggerisce la filosofa Nancy Fraser, fosse obbligato a pagare le attività dette, i profitti del capitale “si ridurrebbero fino al punto di evaporazione”. Gran parte di questo lavoro indirizzato a generare e sostenere gli esseri umani, forza lavoro necessaria per il capitale, è ancora svolto dalle donne. Di forte urgenza diventa la necessità di evidenziare il lavoro di chi, con le proprie energie non valorizzate e spesso sfruttate, permette l’esistenza della società stessa. A raccontarci di questa quotidianità è Pina Verde, una donna della provincia di Napoli di 57 anni: «Sono la solita casalinga. Le faccende domestiche non sono un qualcosa di felice e stancano molto. In casa mi aiutano soprattutto le mie figlie. Prima mi piaceva leggere, ora non ho più tempo e forse neanche voglia. Amavo i romanzi gialli. Sogni? Volevo continuare a lavorare, questo lo rimpiango molto. Sono sempre stata una tipa orgogliosa e il lavoro ti permette di non dipendere da nessuno».
Indirizzate a questo destino, l’educazione a cui è guidata la donna ne divora la creatività e la vitalità. Non è il caso di essere gentili col tema che trattiamo né è utile utilizzare sotterfugi quando si tratta con la realtà delle tante e dei tanti, per questo il primo pensiero è l’aspetto economico, Pina ne parla con orgoglio «Il borsellino di una casalinga è politico. Ogni volta che bisogna fare la spesa bisogna dividere le risorse in modo giusto. Trovare i soldi per il pranzo e per la cena è politica. Se il governo fosse intenzionato a risolvere i problemi si dovrebbe comportare come una casalinga che riesce a pensare alla famiglia. Se pensi alla famiglia sai anche individuare le priorità così da non lasciare nessuno indietro, ma questo non viene fatto». E i politici? «I politici amano farci tanti complimenti, ma dopo i discorsi ritorniamo invisibili. Le casalinghe hanno bisogni di fatti».
Sappiamo che i pochi supporti alla famiglia vengono eliminati con la scusa che le casse del paese sono vuote e il debito è alto. Il capitalismo aggredisce la democrazia attraverso il taglio dei servizi pubblici. Come dimostra Javier Auyero, nella sua ricerca, Patients of the State, in cui analizza il principale sportello di welfare di Buenos Aires, i burocrati esercitano l’incertezza nei confronti di chi è in fila, un gioco di potere, alimentando una condizione di sottomissione.
Pina continua «La burocrazia spesso è crudele con noi. Chi si trova dietro alla scrivania crede di essere importante e di dover trattare noi donne non laureate e della periferia senza rispetto. In realtà mi fanno anche un po’ di pietà perché sono molto sfruttati e non capiscono che stiamo dalla stessa parte. Neanche il comune ti aiuta e lo so per esperienza. Avevo difficoltà dopo la malattia di mio marito, il sindaco dell’epoca mi rispose “che li hai fatti a fare sei figli?”».
Visibile è la rabbia di chi si racconta nei confronti di una classe politica disinteressata e, per questo, crudele. Pina si racconta come madre, casalinga, infermiera e anche psicologa, ci dice che l’idea del salario per le casalinghe «è giusto, ma pensano solo a chi ha già». Ho chiesto di parlare solo della sua persona, la risposta arriva diretta «Una madre trova nei figli i sogni che non ha vissuto ed è felice per i loro successi. Se mio figlio è onesto io posso dire di essere realizzata. Un tempo c’ero anch’io nei miei pensieri, ora no. Ci sono tante necessità che m’hanno fatto dimenticare di me. Hai presente quando nascondi un oggetto per tanto tempo? Ti dimentichi dove hai lasciato l’oggetto e non ci pensi più».
Pina decide di finire l’intervista col significato di emancipazione «l’emancipazione si costruisce giorno dopo giorno anche a casa facendosi rispettare. Significa poter scegliere». Infine, sottolinea di non aver mai venduto un voto mentre vediamo spiegato il termine dignità nei suoi occhi.
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