
Il 14 giugno scorso, lo youtuber 20enne Matteo Di Pietro, era alla guida di un Suv Lamborghini che sarà poi coinvolto in un incidente con una Smart. Lo scontro causerà la morte di Manuel, un bambino di cinque anni. Eppure, come ha dichiarato la sua avvocata Antonella Benvenduti, Di Pietro non andrà in carcere. Ciò è stato possibile in seguito a diverse condizioni legate al comportamento del condannato che hanno influenzato il calcolo della sentenza.
Tuttavia, in un paese in cui gli incidenti stradali sono all’ordine del giorno, le pene dovrebbero mantenere severità adeguata a garantire che la giustizia che spetta alle vittime e ai loro famigliari non venga svalutata. Proprio per questo, è essenziale approfondire e rivedere le sanzioni del codice stradale. Soprattutto, è importante che le norme previste vengano rispettate da tutti, senza esser condizionati dalla rilevanza sociale dell’indagato e dalla sua notorietà.
Il calcolo effettuato dal giudice per la pena di Di Pietro partiva dal massimo previsto dal Codice penale, ovvero 10 anni. Avendo, però, l’imputato già scontato parte della pena ai domiciliari il conteggio partiva da 9 anni e 3 mesi. Gli articoli del codice stradale contestati sono il 141, che impone di mantenere il controllo del veicolo, il 142 sui limiti di velocità e il 145 che impone a chi guida di sgomberare un incrocio il prima possibile.
Nonostante ciò, il ragazzo se l’è cavata con 4 anni e 4 mesi di carcere. Questo perché sono state prese in considerazione delle diminuzioni del Codice penale. Sul caso di Di Pietro hanno avuto peso la sua condotta nel corso del processo e l’atteggiamento mostrato subito dopo l’incidente. Dopo la collisione, infatti, il giovane si è fermato per prestare soccorso alle persone a bordo della Smart. Durante le indagini, ha scelto di cooperare pienamente con le autorità giudiziarie, dimostrando pentimento e presentando scuse ai familiari della vittima. Ha ammesso la propria responsabilità già durante l’interrogatorio di garanzia e successivamente davanti al Giudice per le Indagini Preliminari.
A seguito di tutto ciò, la legge prevede che il condannato possa accedere a delle misure alternative come la detenzione ai domiciliari o l’affidamento in prova ai servizi sociali. Ecco dunque spiegato come e perché Matteo Di Pietro non andrà in carcere.
Quello di Matteo è solo uno dei tanti casi che lascia l’amaro in bocca e molti dubbi sulle norme italiane. Le statistiche ACI-ISTAT relative al primo semestre del 2023 offrono un quadro dettagliato delle dinamiche degli incidenti stradali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo tali dati, si è osservata solo una leggera diminuzione del numero di incidenti stradali con lesioni a persone. Si parla, infatti, di un totale di 79.124 incidenti, corrispondente a una riduzione dell’1,0% rispetto al 2022. Analogamente, si è evidenziata una lieve diminuzione dei feriti, che sono stati 106.493, con una percentuale di riduzione dello 0,9% rispetto all’anno precedente.
Inoltre, è importante sottolineare anche il numero delle vittime. Si parla di un totale di 1.384 persone, il che rappresenta una magra diminuzione del 2,5% rispetto al 2022. Questo significa che nel periodo preso in esame si sono verificati in media 437 incidenti al giorno, con 7,6 decessi e 588 feriti. Questi numeri sono ancora troppo alti e riflettono una scarsa coscienza verso le dinamiche degli incidenti stradali e delle relative conseguenze sulla sicurezza delle persone.
I dati sopra citati lasciano intendere come il reato di “omicidio stradale”, introdotto da una legge del 2016, non abbia funzionando granché. L’articolo 589 bis del Codice Penale specificava come “Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da due a sette anni.” È proprio per questo che è stata introdotta la legge del 26 settembre 2023 n.138; volta ad inasprire le pene attraverso degli aggravanti.
Anche in diverse nazioni del mondo, è prevista una legislazione specifica per punire coloro che, al volante di un veicolo, sono responsabili della morte di altre persone. Ad esempio, negli Stati Uniti, la pena può arrivare fino a 30 anni di reclusione. In Francia, le condanne vanno dai 3 ai 5 anni, con un massimo di 10 in caso di circostanze aggravanti. Nel Regno Unito, il reato può comportare fino a 10 anni di detenzione, mentre in Spagna la pena massima è di 5 anni. Diversamente, in Germania non esiste una specifica normativa in materia e i casi di “morte stradale” rientrano nel contesto degli omicidi colposi.
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