
L’odissea del Comune di Mondragone con il suo Piano di Riequilibrio Finanziario sembra essersi finalmente conclusa, sebbene con la bocciatura di quest’ultimo. Nessun fortuito ritorno a Itaca per l’amministrazione comunale, la quale deve ora fronteggiare le conseguenze – potenzialmente disastrose – di anni di superficialità. Mentre si cerca disperatamente di arrampicarsi sugli specchi, aggrappandosi a una speranza dai contorni sempre più fallaci, il Comune di Mondragone sembra essere sul punto di colare a picco, amministrativamente parlando e per credibilità.
Il dissesto è stato dichiarato nella seduta del Consiglio Comunale del 26 marzo 2025, con una fredda e gelida lettura di una delibera priva di dichiarazioni e comunicazioni da parte del Sindaco. Si è parlato di un macigno pesante da sostenere, “un fallimento che lascerà ferite profonde e che i cittadini di Mondragone pagheranno con gli interessi per anni”: niente a che vedere con una sfortuna piovuta dal cielo, come l’Amministrazione ha voluto far passare. In seduta si è detto: “il primo governo di chi governa è la verità, ma voi avete scelto la menzogna. Avete messo in scena una campagna elettorale fondata sull’inganno e adesso ne vediamo le conseguenze. Poi è arrivato il piano di riequilibrio, un documento che definire imbarazzante è poco. Nato male, scritto peggio, bocciato senza appello.
Il Sindaco con una leggerezza disarmante continuava a dire ‘Ma non stiamo in dissesto, siamo in disavanzo tecnico’. Lo ripetevate come fosse un mantra, come se bastasse cambiare la parola per cambiare la realtà. […] Vi siete dimenticati 9 milioni di euro, 9 milioni persi, spariti dai conti. E nel ricorso avete avuto anche la presunzione di scrivere che le criticità erano superabili e che il dissesto sarebbe stato inutile e irragionevole: una frase che da sola basterebbe per spiegare il vostro totale scollamento dalla realtà. […] Mondragone oggi è in dissesto, ma Mondragone è anche abbandonata”.
Nel corso della seduta, gli interventi sull’argomento sono stati svariati. C’è chi ha parlato di disavanzo quasi affermando di esserselo trovato tra le mani senza poter fare nulla, e chi, invece, sottolinea il modo in cui questa situazione arrecherà danni probabilmente irreversibili all’immagine del Comune. Vincere le elezioni, dicono, significa ritrovarsi ad amministrare gli interessi di chi ha votato quell’Amministrazione e soprattutto chi non l’ha fatto, nella consapevolezza che esse non sono eterne. “La strada che ci attende non sarà facile ma siamo convinti, noi della maggioranza, che con il sostegno di tutti ce la possiamo fare” è stato detto. Ma è davvero così? Sarà davvero il cameratismo della maggioranza a salvare il Comune di Mondragone?
Probabilmente no. E mentre l’Amministrazione sembra fare di tutto pur di nascondere la polvere sotto al tappeto, i problemi, sul territorio mondragonese, sono più concreti che mai. La città è tappezzata di manifesti, a firma del Sindaco, che vogliono rassicurare la cittadinanza: i servizi non saranno ridotti, le assunzioni del personale non si fermeranno e le tasse non aumenteranno. Peccato che quest’ultime siano già al massimo. Sembra quasi che la dichiarazione di dissesto sia stata un gesto eroico per salvare la città, il sacrificio ultimo di un’Amministrazione che ha a cuore il benessere dei cittadini, come se non fosse, in realtà, un adempimento obbligatorio per evitare lo scioglimento anticipato del Consiglio Comunale. A risanare le casse comunali e ad amministrare le politiche finanziarie, adesso, sarà un organismo esterno, il quale, però, non potrà certamente salvare la dignità del Comune. D’altronde, non si possono fare miracoli.
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