
L’Officina delle Culture “Gelsomina Verde” è un progetto di recupero sociale e culturale nel cuore di Scampia. Questo centro polifunzionale è ospitato in un ex istituto scolastico che, in passato, era utilizzato dalla camorra come deposito di armi e rifugio per tossicodipendenti. Grazie all’impegno di oltre 700 volontari e l’aiuto di varie associazioni locali, l’edificio è stato bonificato e trasformato in un presidio culturale e antimafia. L’obiettivo dell’associazione è offrire ai giovani del territorio opportunità di crescita e di riscatto, promuovendo l’inclusione sociale e creando un’alternativa concreta alla criminalità. Tra i progetti in corso ci sono percorsi di inserimento lavorativo per ex detenuti e programmi di formazione per i giovani della comunità, con l’idea di costruire un futuro migliore per un quartiere storicamente segnato dalla violenza.
L’Associazione “Gelsomina Verde” di Scampia nasce per ricordare la giovane vittima innocente della camorra, Gelsomina Verde, assassinata nel 2004 a soli 22 anni. Gelsomina, lavoratrice in una fabbrica di pelletteria e lontana dai meccanismi criminali, fu brutalmente torturata e uccisa a causa di una relazione passata con un membro di un clan camorristico. La sua tragica fine ha scosso profondamente la comunità, diventando simbolo di una lotta più ampia contro la criminalità organizzata. Cuore pulsante dell’associazione è Ciro Corona, cittadino di Scampia, attivista di lungo corso e presidente di (R)esistenza Anticamorra. Corona, insieme a centinaia di volontari e con il supporto di associazioni, ha trasformato un ex edificio scolastico in un centro di rinascita sociale e culturale. L’Officina delle Culture “Gelsomina Verde” è oggi un presidio di legalità ed un luogo dove si svolgono laboratori di danza, musica e attività di formazione per minori a rischio. Sotto la guida di Ciro, l’associazione è diventata un punto di riferimento non solo per i giovani di Scampia ma anche per l’intero quartiere.
«Questa struttura nasce da un’idea: riuscire a riportare i bambini a scuola strappandoli, quando necessario, alle famiglie disinteressate a farli studiare – ha detto Ciro Corona intervistato ai microfoni di Magazine Informare – Ci siamo resi conto però di dover fare molto di più: era necessario dare ai cittadini di Scampia in difficoltà un’opportunità di formazione professionale e culturale».
La strada verso la realizzazione del centro è stata però tutt’altro che semplice: «Abbiamo impiegato sei anni di beghe con l’amministrazione comunale per ottenere questa struttura». Lasciata per anni in mano alla camorra, l’edificio versava in condizioni drammatiche: «La camorra aveva allestito qui una vera e propria “scuola del buco” – racconta Corona – utilizzava l’edificio per far riposare i tossicodipendenti dopo aver venduto loro l’eroina. Per ripulirla ci abbiamo messo due anni, oltre 250 ragazzi provenienti da tutta Italia ci hanno aiutato a spalare sangue, vomito, escrementi e siringhe. Oggi quella fabbrica di morte è diventata una oasi nel deserto, un luogo di cultura all’interno del quartiere di Scampia».
Tra le varie attività offerte dalla struttura balza certamente all’occhio il programma di reintegrazione per i detenuti e per gli ex detenuti. «Ci sono 120 detenuti l’anno che scelgono di cambiare strada e che vengono qui ogni mattina per rimettersi in gioco. Abbiamo deciso di dedicarci ai detenuti perché vivono delle vite che chiunque di noi avrebbe potuto intraprendere. Anche io sono nato e cresciuto in questo quartiere e se oggi posso permettermi di essere da quest’altro lato è perché ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste al momento giusto. Non tutti però hanno avuto la mia stessa opportunità. La fortuna di essere scampato a certe situazioni e di non esserci persi in alcune situazioni della vita, permette a noi oggi di metterci a disposizione degli altri dando una mano a chi chiede aiuto» conclude Corona.
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