
L’attacco terroristico a chiese e sinagoghe nel Caucaso russo ricorda che l’ombra dell’ISIS è più viva che mai.
Domenica sera, il Daghestan è stato teatro di una serie di attacchi terroristici che hanno seminato il panico nella regione russa. Un sacerdote ortodosso, tre civili e quindici poliziotti sono stati uccisi in una serie di violenze terroristiche che hanno colpito chiese, sinagoghe e postazioni della polizia. Il principale sospettato è il Wilayat Kavkaz, il ramo del Caucaso settentrionale dello Stato Islamico (ISIS), affiliato all’ISIS-Khorasan (IS-K) dell’Asia centrale. L’ombra dell’ISIS è più viva che mai in questi tempi di caos internazionale.
Il Daghestan, con una popolazione di poco più di 3 milioni di abitanti, è una regione russa del Caucaso settentrionale affacciata sul Mar Caspio. A maggioranza musulmana sunnita, il Daghestan è abitato da etnie diverse, tra cui avari, russi, darghini, calmucchi e lezgini. La regione è stata spesso teatro di tensioni etniche e religiose. L’attacco alla sinagoga di Derbent ha suscitato grande preoccupazione in Israele, con l’ambasciata a Mosca in contatto costante con i leader della comunità ebraica locale.
Secondo l’Institute for the Study of War (ISW), la filiale russa dell’IS-K, al-Azaim Media, ha elogiato “i fratelli del Caucaso” per la loro abilità nell’organizzare gli attacchi anche se l’organizzazione non ha rivendicato direttamente l’attacco.
Gli attacchi coordinati hanno provocato 19 vittime, tra cui sei terroristi. Le autorità locali hanno proclamato tre giorni di lutto nazionale. Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso le sue condoglianze alle famiglie delle vittime. Pur senza prove concrete, la retorica del governo russo ha puntato il dito contro l’Ucraina, accusandola di destabilizzare la regione. Il presidente del Daghestan, Sergei Melikov, ha dichiarato che “sappiamo chi si nasconde dietro questi attentati terroristici e quale obiettivo perseguono”, collegando gli attacchi alla guerra in Ucraina. Il patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, ha affermato che il “nemico” sta cercando di distruggere la “pace interreligiosa” in Russia.
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