
Restituire il movimento significa restituire autonomia e spesso dignità e un a migliore qualità della vita. È questa la missione che guida Lorenzo Francesco Panico, 27 anni, fisioterapista di Castel Volturno, che ha scelto di costruire il proprio percorso professionale proprio nel territorio in cui è nato e cresciuto.
La sua è una storia fatta di studio, specializzazione e di una visione moderna della fisioterapia, sempre più orientata non solo alla cura, ma alla consapevolezza del paziente. «Sono nato e cresciuto a Castel Volturno e sono laureato in fisioterapia presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, con formazione alla Fondazione Don Gnocchi», racconta. Un percorso completato con un master di primo livello in fisioterapia muscoloscheletrica e reumatologica all’Università del Molise, che gli ha consentito di ottenere il titolo internazionale di Orthopedic Manipulative Physical Therapist (OMPT), una delle qualifiche più avanzate nel trattamento dei disturbi muscoloscheletrici.
Per Panico, la fisioterapia rappresenta riabilitare, riportare il paziente alla ripresa delle proprie attività di valore, un cambiamento culturale che mette al centro la persona e la sua autonomia. «Il nostro obiettivo non è combattere il dolore come se fosse sempre un nemico, ma dare alla persona gli strumenti per gestirlo», spiega. «Attraverso l’esercizio e la consapevolezza, possiamo ridurre la disabilità e migliorare la qualità della vita». Un approccio che supera vecchie convinzioni e che si basa su un principio semplice ma essenziale: il movimento come strumento terapeutico. «La chiave è aiutare la persona a costruire un proprio bagaglio di movimento. L’esercizio, se strutturato correttamente, rappresenta la strategia più efficace nella gestione dei disturbi muscoloscheletrici, dalle condizioni acute a quelle croniche». È una visione che cambia il ruolo stesso del fisioterapista, sempre più vicino a quello di una guida, capace di accompagnare il paziente verso l’autonomia. «Il concetto fondamentale è quello di autoefficacia: la persona deve sentirsi capace di gestire la propria condizione. Il nostro compito è darle gli strumenti per farlo».
In un territorio spesso raccontato come luogo da cui partire, Lorenzo Panico rappresenta invece una scelta diversa: fatta di perseveranza e dedizione. «Sono molto legato al mio territorio», afferma. «Le persone qui hanno fiducia e sono sempre più aperte a comprendere un approccio attivo alla fisioterapia. Vedere che il proprio lavoro viene riconosciuto è una grande soddisfazione». Non nasconde le difficoltà iniziali, comuni a molti giovani professionisti, ma rivendica con orgoglio la decisione di costruire il proprio percorso proprio a Castel Volturno. «Non ho mai vissuto questo territorio come un limite. Al contrario, proporre qualcosa di utile alle persone e vedere che riescono a migliorare la propria vita è estremamente gratificante». Una scelta che nasce anche da un senso di responsabilità verso la propria comunità. «La mia professione consiste nel ridare alle persone la capacità di fare ciò che avevano smesso di fare. Anche gesti semplici, come guidare o fare una passeggiata».
Tra le esperienze che più lo hanno segnato, Panico racconta quelle legate ai pazienti con disturbi muscoloscheletrici cronici, spesso intrappolati nella paura del movimento. «Ci sono persone che arrivano con limitazioni enormi, che hanno smesso di vivere pienamente la propria quotidianità», racconta. «Quando poi riescono a tornare a fare cose che avevano abbandonato, come uscire, guidare o prendersi cura della propria casa, capisci che hai avuto un impatto reale sulla loro vita». È in questi momenti che il lavoro assume un significato più profondo. «La soddisfazione più grande è vedere migliorare la qualità della vita delle persone. Tutto ciò, quindi, non ha impatto solo sulla componente fisica, motoria, ma anche sulla sfera psico-sociale».
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