
Era il 1997 quando il termine smartphone venne usato per la prima volta. A farlo fu la Ericsson con il suo GS88 “Penelope”. Il primo esempio di questo (all’epoca) visionario strumento era il Simon, progettato dalla IBM nel 1992 che incorporava calendario, contatti, orologio, posta elettronica. A partire da quel momento, gli smartphone non hanno più abbandonato le nostre vite. Dai primi modelli grandi e decisamente poco attenti all’estetica, fino ad arrivare ai modelli di oggi, high-tech, funzionali e con un occhio attento al design.
Oggi chiunque possiede uno smartphone e spesso già a partire da giovane età, è di fatto diventato un appendice, un prolungamento del nostro corpo del quale non riusciamo più a farne a meno. Il rischio? L’uso prolungato dei dispositivi smartphone rischia di portare nel lungo periodo squilibri chimici nel cervello, alterazione dei cicli sonno-veglia, rallentamento nella cognizione tale da rendere pigro il cervello. Per non parlare dei rischi connessi ad uno stress elevato, depressione, ansia ed isolamento. A tutto ciò, arriva un’insolita risposta da parte di un gruppo di giovani della Grande Mela che dicono stop ai cellulari.
Siamo a New York, dove ha luogo una piccola ma grande rivoluzione: via agli smartphone. Non solo già questa notizia di per sé appare caratteristica, ma se pensiamo che ad averla posta in essere è un gruppo di ragazzi, di giovani, il tutto diventa ancora più significativo. Attenzione, non è una rinuncia assoluta, quanto piuttosto un ritorno al passato. Questo gruppo di quattro ragazzi, denominato Luddite Club, ha fatto un salto nel passato mettendo via gli smartphone e iniziando ad usare il classico vecchio cellulare a conchiglia con le funzioni di base quali chiamate ed sms.
Il motivo? Abattere ogni forma di dipendenza da questo strumento, condizione che sembra ormai la condanna della nuova generazione. Logan, una delle ragazze del Club ha infatti raccontato cosa l’abbia spinta a prendere una scelta apparentemente così radicale. Da sempre estremamente social, durante la pandemia ha visto accentuato tutto questo aspetto della sua vita. Era costantemente al cellulare, controllava meccanicamente le sue pagine social, fino poi a raggiungere il punto di rottura: la chiusura di tutti i social. Logan poco dopo ha sentito come se stesse riconciando a vivere, ad appassionarsi alle cose, a crearsi hobby. Ma soprattutto, ha ritrovato l’altro, il concetto di interagire, avere un rapporto ed un contatto umano con altri ragazzi.
Ed è proprio ciò che succede all’interno del gruppo, i ragazzi si incontrano fisicamente al Central Library di Brooklyn per chiacchierare, leggere, insomma per trascorrere del tempo tutti assieme senza però stare incollati allo schermo dei propri smartphone. «Passiamo semplicemente il tempo, d’estate portiamo pure le amache», hanno dichiarato i ragazzi. Il mantra del Club? Abbandonare i social per riscoprire la socialità. Sembra quasi un paradosso eppure forse è una frase su cui dovremmo realmente soffermarci.
Quanto sarebbe bello riscoprire il contatto umano, incontrarsi e parlare con le persone piuttosto che inviarci chilometriche note vocali, conoscere le persone dal vivo piuttosto che basare le nostre conoscenze sui followers? Tutto quasi poetico, ma voi sareste in grado di ritornare ai vecchi tempi? Sareste disposti a riscoprire il piacere di un incontro al bar ad una videochiamata su FaceTime o ormai siamo arrivati ad un “punto di non ritorno”?
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