
Il 12 maggio del 1700 nasceva a Napoli Luigi Vanvitelli, l’architetto che ha cambiato per sempre il volto della Città di Caserta, principale artefice della Reggia borbonica. Figlio d’arte (il padre era un noto pittore olandese), la sua carriera comincia facendosi notare con alcuni restauri tra Urbino e Roma. Dopo qualche anno viene chiamato ad Ancona da Clemente XII, che gli affida i lavori per il colossale Lazzaretto, il restauro del Porto e la Chiesa del Gesù Nuovo. Ancora oggi Ancona, dopo Caserta, è la città più intimamente legata al genio vanvitelliano.
Nel 1748 Vanvitelli è di nuovo a Roma, dove consolida la cupola di San Pietro e ristruttura l’interno della basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, soppiantando l’interno michelangiolesco. Il 1751 è l’anno di svolta per Vanvitelli. Carlo di Borbone, in quell’anno, gli affiderà infatti il progetto per la grande Reggia a Caserta, a cui si unirà dopo poco il grande Acquedotto Carolino. Il cantiere divenne uno dei più grandi del tempo, con oltre tremila persone impiegate.
Negli anni casertani Vanvitelli conoscerà un’attività febbrile. Sono di quegli anni il Foro Carolino a Napoli e i restauri di Villa Campolieto e del Teatro San Carlo. Gli ultimi anni di Vanvitelli a Caserta non furono però felici. Dopo l’ascesa al trono di Ferdinando IV, Vanvitelli dovette affrontare l’ostilità di Bernardo Tanucci, che gli rimproverava la lentezza del cantiere della Reggia. Malato e ormai quasi dimenticato, Vanvitelli morirà a Caserta nel 1773, non riuscendo a vedere mai la sua Reggia completata. Nonostante questo, il suo stile a metà tra tardobarocco e neoclassico era destinato a lasciare un’impronta indelebile nell’architettura italiana. Tutt’oggi, la sua Reggia è uno dei monumenti più visitati d’Italia.
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