
È in vigore da più di un mese ormai il D.Lgs n.13 del 12 febbraio, contenente la discpilina del Concordato Preventivo Biennale, l’ultimo tassello della lunga lista di regali che il governo ha promulgato in un anno e mezzo alla categoria più amata dalla destra italiana: gli evasori fiscali. Come da prassi la manovra è ammantata di una serie di giustificazioni e di ragionamenti sopraffini che cercano di farci credere che la ratio della riforma sia quella di restringere il campo degli accertamenti del fisco ai “non aderenti” alla misura, obiettivo di difficile portata, soprattutto se il modo in cui viene disciplinata la misura rende più propensi all’adesione gli evasori che i contribuenti onesti, e che finisce al contrario per mandare dallo Stato un unico messaggio: in Italia non pagare le tasse ti conviene, tanto poi ti aiutiamo noi.
Il Concordato Preventivo Biennale è un prelievo tributario per piccole imprese e lavoratori autonomi fondato su una predeterminazione dei redditi, che si esplicita in una proposta dell’Agenzia delle entrate che il lavoratore potrà accettare o rifiutare. Questo vuol dire che l’amministrazione finanziaria effettuerà un’analisi sul contribuente da cui scaturirà una ipotesi di reddito sulla base del quale nascerà un accordo di determinazione preventiva della tassazione a cui lo stesso sarà soggetto. In caso di accettazione della proposta, quindi, il contribuente pagherà una tassazione standardizzata, che rimarrà invariata anche in caso di un reddito effettivo maggiore o minore rispetto a quella ipotizzato. Va da sé che l’accordo, soprattutto se presentato sottoforma di proposta da parte del fisco che può essere accettata o meno, converrà di più a chi si aspetta già di avere un reddito effettivo da qui a due anni ben maggiore rispetto all’ipotesi fatta “a priori” dall’amministrazione finanziaria. Per chi invece ha un reddito effettivo che coincide con l’ipotesi preventiva, e che quindi non usufruirebbe di alcuno “sconto fiscale“, la misura risulta avere poca attrattività.
La fattispecie descritta viene ulteriormente accentuata dalle proposte fatte dalla commissione Finanze del Senato, accettate dal viceministro con delega al fisco Maurizio Leo. La modifica in questione elimina il parametro iniziale del punteggio ISA – che non doveva essere inferiore ad 8 -, indice di una buona affidabilità fiscale, estendendo la possibilità di accesso al concordato preventivo a tutte le imprese e i professionisti. Anche i probabili evasori, che dichiarano molto meno rispetto a quello che guadagnano. È a quanto pare molto difficile per il governo pensare a misure sul fisco che non implichino delle forme di condono, dato che – soprattutto alla luce dell’ultima modifica – si sta nei fatti parlando di quello.
A onor del vero, l’idea originaria dell’articolo che state leggendo era quella di parlare in generale di tutti gli aiuti che il governo ha emanato per i suoi amati furbetti. Chi scrive si è, però, trovato davanti ad una valanga di manovre di cui è difficile parlare in poche righe. Condoni, rottamazioni, agevolazioni, adempimenti collaborativi, spalma-debiti, depenalizzazione e tagli alle sanzioni. Invitiamo il lettore ad addentrarsi autonomamente in questo meraviglioso viaggio alla scoperta di tutti i divertenti supporti che lo Stato ha emanato per far rendere conto alle persone oneste che pagano le tasse quanto esse siano stupide. Misure per le quali la Meloni aveva preventivato 11,9 miliardi di incasso, vedendosene invece arrivare poco più della metà, rinunciando però ad almeno 3,4 miliardi a causa di tutte le adesioni.
Nel frattempo il magazzino della riscossione raggiunge la cifra record di 1200 miliardi, la maggior parte irrecuperabile. Misure a cui va ad aggiungersi ora il CPB, che vede come suoi antenati il Concordato sperimentale e la Pianificazione fiscale concordata, che ebbero poca fortuna nonostante condizioni e agevolazioni anche più favorevoli dell’attuale norma. Eppure, nel nome della restrizione del campo degli accertamenti, il Governo ci riprova imperterrito. Citando il professor Paolo Liberati, ordinario di Scienze delle Finanze a Roma: quando il fisco potrà controllare capillarmente ogni contribuente e cadrà la giustificaziione di strumenti per l’emersione del nero, che scusa si userà per questi continui trattamenti di favore?
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