
Il decreto che accoglie omofobi e conservatori con asilo politico è l’ultimo tassello della Russia omofoba di Putin. L’omofobia di Stato è legge nella Russia di Vladimir Putin, che punta a rafforzare i “valori tradizionali”.
Il decreto è stato firmato due giorni fa dal Presidente russo, con lo scopo di estendere il diritto di asilo politico in Russia agli stranieri conservatori. Il decreto garantisce dei permessi di soggiorno temporanei senza prova della conoscenza del russo. Inoltre, i richiedenti potranno motivare il loro trasferimento come opposizione alle politiche neoliberali “distruttivi” dei Paesi di provenienza. Nella Russia omofoba di Vladimir Putin, tali politiche riguardano in primis l’estensione dei diritti civili alla comunità LGBTQ+.
Risale al 2013 la legge contro la promozione delle “relazioni sessuali non tradizionali“. Così redatto, il testo puniva severamente -con sanzioni e la sospensione dell’attività- le persone e associazioni ree di fare “propaganda” su temi queer. Il Consiglio d’Europa aveva allora risposto, chiedendo all’Alta camera del Parlamento russo di impedire alla legge di entrare in vigore. Altre autorità internazionali, come la Human Rights Watch, l’ONU e l’Unione Europea si erano detti contrari alla legge discriminatoria. Nel 2022, la legge contro la “propaganda gay” è stata estesa a persone di tutte le fasce d’età, rendendo di fatto impossibile l’esposizione pubblica di queste tematiche.
Nel 2020, la Russia ha vietato le unioni tra persone dello stesso sesso e nel 2023 ha reso perseguibili i trattamenti per la transizione di genere. Questo gennaio, la Corte Suprema della Federazione Russa ha approvato la mozione del Ministero della Giustizia, che chiedeva di mettere al bando il movimento LGBTQ+. Il movimento è stato etichettato come “un’organizzazione estremista“, la cui associazione può essere punita con il carcere dai 6 ai 10 anni. Il riconoscimento come organizzazione estremista comporta un rischio di persecuzione ancora maggiore, sotto l’egida del rischio di terrorismo.
Secondo l’Osservatorio Balcani e Caucaso, l’impianto normativo e sociale ostile in Russia ha comportato l’aumento della discriminazione e dell’odio. Infatti, i membri della comunità queer sono di fatto considerati cittadini di serie B.
Il decreto è l’ultimo tassello di una politica di Stato omofoba e violenta. Non solo le politiche LGBTQ+, la Russia di Putin demonizza anche le politiche a favore delle donne e le critiche alle religioni tradizionali. Il provvedimento vuole rafforzare, all’estero, l’immagine della Russia come una nazione compatta contro il fronte delle minoranze. Infatti, il decreto critica gli “atteggiamenti ideologici neoliberali distruttivi che contraddicono i valori spirituali e morali tradizionali russi”.
Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, l’establishment russo si è impegnato internamente per fare intensa propaganda politica a favore dei “valori tradizionali”, demonizzando le politiche “neoliberali” presenti all’estero. Il conservatorismo russo gioca quindi sulla pelle dei cittadini appartenenti alla comunità LGBTQ+, strumentalizzati come ago della bilancia nella disputa contro l’Occidente.
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