
C’è un’idea che attraversa la storia della scienza: più guardiamo lontano, più ci accorgiamo di non capire davvero ciò che ci sta più vicino. È il caso del Sole, la nostra stella madre. E da oggi, l’Europa ha deciso di investirci sul serio: 14 milioni di euro di Synergy Grant ERC per il progetto LUNANOVA, un’iniziativa che promette di rivoluzionare il modello solare standard.
Dietro questo titolo suggestivo si muove una squadra internazionale guidata da Daniel Bemmerer dell’Helmholtz-Zentrum Dresden-Rossendorf (HZDR), con Alba Formicola dell’INFN, Aldo Serenelli dell’Instituto de Ciencias del Espacio (ICE-CSIC) in Spagna, e Gianluca Imbriani, ordinario di fisica nucleare all’Università di Napoli Federico II. Un quartetto di eccellenze che, insieme, vuole colmare le lacune di un modello che, sorprendentemente, non regge più alla precisione delle osservazioni disponibili.
Da oltre mezzo secolo, il modello solare standard (SSM) è la pietra angolare dell’astrofisica stellare. Descrive come l’idrogeno, nel nucleo solare, si fonda in elio attraverso catene di reazioni nucleari, rilasciando l’energia che alimenta la vita sulla Terra. Eppure, proprio questo modello — che ha spiegato con eleganza i neutrini solari, la struttura interna e le oscillazioni sismiche della nostra stella — mostra oggi limiti evidenti. Le osservazioni spettroscopiche e sismologiche del Sole non coincidono più perfettamente con le previsioni numeriche. La discrepanza è sottile, ma cruciale. Nasce dalle incertezze nella fisica nucleare di base, in particolare nei tassi di reazione alla base della fusione protone-protone e del ciclo CNO. Ecco dove entra LUNANOVA. L’obiettivo è ambizioso: misurare con nuova precisione assoluta i parametri nucleari delle reazioni solari e integrare i dati sperimentali in un modello aggiornato, capace di descrivere il Sole con accuratezza mai raggiunta prima.
La chiave di questa impresa sta nei laboratori sotterranei. Lontano dal rumore cosmico e dai raggi cosmici che disturbano i rivelatori, i ricercatori di LUNANOVA condurranno i loro esperimenti in condizioni uniche. I siti principali saranno i Laboratori Nazionali del Gran Sasso (INFN) in Italia e il laboratorio Felsenkeller di Dresda, con contributi da altre strutture in Germania e nel nostro Paese. Qui, acceleratori di particelle studieranno a bassissime energie le reazioni di fusione che avvengono nel cuore del Sole. Lo scopo è ridurre le incertezze di misura sotto il livello percentuale, un traguardo tecnico che richiede sia innovazione nei rivelatori di particelle, sia nella modellizzazione teorica dei processi nucleari. E in questo, il gruppo di Napoli è protagonista assoluto.
Il team di Gianluca Imbriani alla Federico II è responsabile dello sviluppo dei rivelatori di nuova generazione: sistemi di misura ipersensibili, capaci di discriminare i segnali più deboli prodotti dalle reazioni nucleari a energie solari. Questi strumenti verranno costruiti, testati e calibrati nei laboratori napoletani prima del loro impiego nelle sale sotterranee. Non è solo hardware, è competenza tecnologica e visione scientifica. La collaborazione con il laboratorio Circe dell’Università della Campania Vanvitelli aggiunge un tassello importante: la creazione di una rete scientifica regionale integrata, che valorizza infrastrutture e competenze locali nel contesto internazionale. È un esempio concreto di come il Mezzogiorno possa pesare nella grande scienza europea — quando esiste una massa critica di idee, di persone e di sostegno istituzionale.
LUNANOVA inizierà ufficialmente nel 2026 e durerà sei anni. Ma l’impatto va ben oltre il calendario.
Il finanziamento ERC consentirà l’attivazione di contratti di ricerca stabili, creando nuove opportunità per giovani fisici e ingegneri. In un Paese dove spesso si parla di “fuga dei cervelli”, qui si costruisce una filiera di attrazione del talento basata sulla qualità e sulla collaborazione internazionale. E questo, permettetemi di dirlo, è un messaggio politico oltre che scientifico: la conoscenza paga, quando la si finanzia con coraggio e visione. LUNANOVA non è solo un progetto sul Sole — è un investimento nella leadership europea nell’astrofisica nucleare e un segnale che l’Italia, con Napoli in prima linea, può stare nel gruppo di testa della ricerca mondiale.
Alla fine, tutto torna a quella domanda primordiale. Quanto bene conosciamo la stella che ci dà la vita?
LUNANOVA non promette risposte immediate, ma un salto di qualità nel modo in cui costruiamo la conoscenza scientifica. Meno approssimazioni, più dati, più sinergia tra esperimento e teoria. E se davvero, come sostengono gli astrofisici, “capire il Sole significa capire tutte le stelle”, allora questi 14 milioni di euro sono il miglior investimento possibile nel futuro della conoscenza europea.
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