
Ieri, l’account Twitter di Lydia Tár (@LydiaTarOfficial) ha comunicato ai fan la morte della “compositrice di fama mondiale”, caduta dalle scale del Dolby Theatre a Hollywood. Ci diremmo tristi per la sua dipartita, se non fosse che Lydia Tár è un personaggio frutto della mente del regista Todd Field.
Dopo 15 anni dalla sua ultima pellicola, Todd ha scritto e girato il film “Tár” con protagonista Cate Blanchett, vincitrice della Coppa Volpi alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia, dove ha ricevuto 6 minuti di standing ovation.
Todd Field ha scelto di dare il taglio di un bio-pic alla pellicola, lo stesso che ha preso il marketing, con tanto di sitoweb e account sui social media. Così, molti spettatori hanno creduto che Tár fosse il racconto di una persona realmente esistente. Il racconto del film è infatti estremamente intimo e biografico, cucito addosso a Blanchett. Nel film, Lydia Tár è una compositrice e direttrice che decide di compiere un’ultima impresa: registrare la Sinfonia n5 di Mahler con la Filarmonica di Berlino. Questa ultima fatica si inserisce all’interno di complicate dinamiche personali e professionali.
Forse il regista statunitense si è ispirato dall’italiana Beatrice Venezi, quando nel film Lydia Tár manifesta la volontà di voler essere chiamata “direttore d’orchestra” al maschile. Infatti, al Festival di Sanremo 2021, Venezi -che partecipava in veste di co-conduttrice- disse: “Per me quello che conta è il talento e la preparazione con cui si svolge un determinato lavoro. Le professioni hanno un nome preciso e nel mio caso è ‘direttore d’orchestra’”.
Sebbene abbia riscosso molto successo nelle sale, il film non è riuscito a vincere nessuno dei 6 Premi Oscar a cui era candidato, tra cui Miglior Film e Miglior Attrice Protagonista.
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