
Comincia la “settimana” annuale del Festival di Sanremo e tutti, dai partecipanti agli spettatori, aspettano quest’evento con ansia. Uno degli eventi più discussi in Italia. Siamo arrivati alla 74esima edizione e questo non può far altro che confermare che Sanremo è un’indiscussa certezza italiana. Il 29 gennaio del 1951 si apre il primo Festival della canzone italiana a Sanremo, conduce Nunzio Filogamo. La televisione ancora non esisteva ed i cantanti in gara sono solo 3, che si esibiranno attraverso la radio. Successivamente, dal 1955 in poi, la Rai trasmetterà l’evento in diretta rendendo partecipi tutti gli italiani di un festival che è entrato nelle nostre case, ma anche nei nostri portafogli.
Il budget stimato per il Festival di Sanremo 2024 dovrebbe essere di 20 milioni di euro, più o meno simile a quello dell’anno scorso che si aggirava intorno ai 17 milioni di euro. I costi sono aumentati sia per l’aumento dei costi dovuto all’inflazione, sia per il maggior numero di concorrenti in gara (30 concorrenti). I cachet di quest’anno partono ovviamente da Amadeus, direttore e conduttore (450.000 euro), per poi seguire con i cinque co-conduttori (25.000 euro ad personam) Giorgia, Marco Mengoni, Teresa Mannino, Lorella Cuccarini e Fiorello (50.000 euro).
I cachet continuano con gli ospiti che percepiscono 25.000 euro. Si differenziano Eros Ramazzotti con un cachet di 50.000 euro e Russell Crowe che non ha voluto alcun compenso. Per i cantanti in gara invece non è previsto alcun guadagno, ma solo un rimborso speso di 58.000 euro destinato agli addetti ai lavori. Ultima spesa, ma non meno importante, il Teatro dell’Ariston. La Rai riconosce al Comune di Sanremo 1,6 milioni di euro.
Sanremo è quel tipo di evento che ami alla follia oppure proprio non riesci a digerirlo. Non ci sono vie di mezzo. Ogni anno questo evento, con i soli proventi pubblicitari, raccoglie cifre esorbitanti. Quest’ultime permettono alla Rai di finanziare il Festival. Nel 2023 il Festival, con le sole pubblicità, ha raggiunto una cifra di 50 milioni di euro. Quindi viene spontaneo pensare che questo festival sia in grado di autofinanziarsi, che non ci sia bisogno di soldi pubblici per raggiungere la realizzazione di tale evento. Eppure non è solo la raccolta pubblicitaria a finanziare Sanremo, ma anche il Canone Rai, canone che paghiamo con i nostri soldi.
Ora qualcuno potrebbe dire, come ho letto anche un po’ in giro, “il contributo del canone è marginale“, ma perchè non si parla di cifre esatte? Se ci si impegna così tanto a specificare quanto si ricavi dalle pubblicità, perchè non vi è chiarezza e trasparenza come ad esempio con i guadagni del conduttore e così via? Per qualche tempo si è anche parlato di abolire quest’imposta, ma il canone resta in bolletta e l’unica differenza è la riduzione del costo (2024 – 70 euro). Ad oggi, eliminare il canone farebbe felici molti italiani. Ma il nostro governo necessita della sua “tv di stato“. Come ogni governo che si è susseguito in questo paese.
Viene spontaneo chiedersi, allora perchè lo stato non se la finanzia da sola e ci impone un tot in bolletta? Certo la Rai offre lavoro a tanti padri di famiglia, ma allo stesso tempo sono davvero pochi i prodotti di qualità e senza “preferenze politiche” offerti da questa televisione. Potremmo parlare per ore dei partiti che si sono approfittati di questo mezzo di comunicazione, come si potrebbe parlare per ore del perchè sia giusto o non sia giusto pagare il canone rai. Ma torniamo a Sanremo.
Ci sono tanti momenti di Massimo Troisi che ricordiamo come fossero momenti nostri. Uno in particolare mi ha sempre toccata profondamente. Era il 1981 e Massimo Troisi sarebbe dovuto essere ospite a Sanremo. Massimo aveva preparato un discorso e come suo solito, non si fa tentare dalla banalità, ma sceglie tematiche scottanti come la politica e la religione. La Rai chiede a Troisi di tagliare alcune parti del suo monologo e lui senza pensarci due volte si rifiuta, così come si rifiuterà all’ultimo minuto di partecipare al Festival. C’è un’intervista infatti, dove Massimo dimostra tutto il suo disappunto verso la censura imposta dalla Rai.
Ma Troisi non è l’unico ad essere “vittima” delle censure di Sanremo. Basti pensare a Luigi Tenco, i cui brani sono stati censurati e modificati più volte perchè trattava temi di critica sociale e politica. A seguire Lucio Battisti, la sua canzone non fu mai mandata in diretta perchè si riteneva che l’abbandono coniugale fosse un tema troppo sensibile. Un altro nome è quello di Vasco Rossi, censurato nell’82 perchè parlava di droga. O anche Lucio Dalla, censurato perchè blasfemo. Insomma, c’è un’altra certezza che attraversa Sanremo da anni. Il diverso e l’estremo, se contenuti ed impacchettati per bene, sono un buon prodotto, altrimenti si grida allo scandalo.
Quante volte abbiamo sentito parlare di scandali a Sanremo. Ma la domanda che viene spontanea è sono realmente scandali o semplicemente idee geniali e rivoluzionarie? Mi viene in mente Loredana Bertè nel 1986. Sale per la prima volta sul palco di Sanremo con il brano “Re” scritto da Mango e con un vestito con un pancione finto, disegnato da Sabatelli. Loredana fece parlare tutti di sè e difese a gran voce il suo messaggio “Una donna incinta non è malata, ma è ancora più forte“.
Sono tante le polemiche che potremmo menzionare. Ma sicuramente tra quelle più importanti ci sono le polemiche legate al playback. Nel 1984, anno in cui si esibirono i Queen, era addirittura diventato obbligatorio. La cosa al frontman del famoso gruppo, Freddie Mercury, non piacque per niente. Il cantante non fece nulla per nascondere al pubblico che non si stava esibendo dal vivo. Ci sono video in cui Freddie mostra in maniera palese che la performance è totalmente in playback. Insomma, Sanremo è ormai una costante della cultura italiana. Questo, secondo voi, è un bene o un male?
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