
Con “Cuore senza culla: Madre di chi non nacque mai”, Federica Santuccio firma un ritorno intenso e personale alla scrittura. Attrice e autrice dalla sensibilità profonda, intreccia nei suoi racconti la fragilità e insieme la forza di chi fa della vulnerabilità uno strumento per comunicare con il prossimo. Abbiamo avuto il piacere di intervistarla e di comprendere la genesi di un’opera così intima e vera, in cui l’arte si fa specchio dell’anima dell’ artista.

Santuccio ha interpretato ruoli da protagonista e co-protagonista in diversi film e cortometraggi. Tra i ruoli più importanti c’è quello di Ornella, una dei protagonisti della seconda stagione di “Pompei: la serie”, che sarà disponibile su Prime Video a partire dal 2026. La sua carriera si estende anche alla sceneggiatura, con opere come T’immagino ancora e La mia luce, e alla letteratura, ambito in cui ha pubblicato libri come Tu, Artista(2024), Ricco di povertà (2023), 100 stanze mai aperte (2021) e La chiave blu (2017). La sua poliedricità è stata riconosciuta da diversi premi, tra cui il Premio “Vincenzo Crocitti International” come Attrice e Scrittrice Emergente e il Premio “Donne e Letteratura”.
Il 15 ottobre, in occasione della Giornata del Lutto Perinatale, ha pubblicato il suo nuovo libro “Cuore senza culla: Madre di chi non nacque mai”. «Tutto l’affetto che ho ricevuto è stato inaspettato. Questo libro è dedicato a tutte le donne come me che hanno subito un aborto spontaneo. Il dolore da cui nasce il libro è quello di un aborto interno, il più difficile da affrontare perché asintomatico». Nessun segnale, nessun dolore: «Da un giorno all’altro ti dicono che il battito di tuo figlio non c’è più».
Ci sono voluti due anni prima che l’attrice riuscisse a scrivere questa storia: «Avevo bisogno di elaborare quello che, a tutti gli effetti, è stato un lutto». La perdita di un feto è un dolore particolare, privo di immagini e ricordi concreti, ma non per questo meno reale. «Per come la vedo io, tu diventi mamma nel momento in cui scopri di essere incinta». Eppure, precisa, il suo non è solo il racconto di un trauma, ma anche di rinascita: «Da una parte, ho voluto onorare il mio bambino, dall’altra, ho voluto dare un abbraccio a tutte le donne che hanno vissuto lo stesso trauma. In questo libro c’è tutta la mia anima».
Santuccio sottolinea anche quanto il tema della perdita perinatale sia ancora poco affrontato: «Si parla molto di maternità, ma questo aspetto viene messo all’angolo. Siamo quelle che io chiamo le “madri invisibili”. La nostra è una perdita silenziosa ma devastante. Questi bambini non hanno una tomba su cui i genitori possono piangere. È come se svanissero nel nulla, ma non è così, perché sono esistiti ed è esistita la nostra sofferenza».
L’autrice evidenzia inoltre la mancanza di supporto istituzionale per le donne che vivono questo lutto. Spesso, infatti, le donne che devono effettuare un raschiamento o procedure similari in seguito alla perdita del feto vengono ricoverate nel reparto maternità, proprio accanto alle neomamme che hanno appena partorito e ai loro bambini. Così, vedono realizzato davanti ai propri occhi quel sogno che fino a poco tempo prima era il loro, quella gioia che sapevano gli sarebbe appartenuta un giorno e che poi gli è scivolata dalle mani in un attimo. È una vera e propria violenza per chi torna a casa senza un bambino e con un buco nel petto.
Eppure, quello del lutto perinatale è un fenomeno piuttosto diffuso: si stima che circa il 60% dei concepimenti risulti in aborto in fase precoce e che venga spesso confuso con un mestruo ritardato. Il 15-20% delle gravidanze diagnosticate, invece, risulta in un aborto spontaneo entro la fine del terzo mese.
Elaborare un lutto di questo tipo, poi, richiede un aiuto concreto. Su questo Federica Santuccio afferma che «Sarebbe giusto prevedere almeno un breve ciclo di sedute terapeutiche per aiutare le donne in questo percorso. Non è un dolore che scompare, ma può essere trasformato, se non lo si affronta da sole».
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