
In Italia ci sono 555 minori nelle carceri. L’Ansa scrive che questi numeri non sono mai stati così alti nel periodo post pandemico. Tanto che all’istituto penale minorenni di Torino 10 ragazzi dormono su brandine da spiaggia. L’istituto è sovraffollato e i posti letti sono già tutti pieni. È l’effetto del decreto Caivano che a sei mesi della sua entrata in vigore è riuscito a far entrare del 10% i minorenni che, invece di intraprendere percorsi di recupero o essere gestiti con pene alternative finiscono in carcere – e in condizioni di detenzioni che non fanno che peggiorarne la situazione.
«La presenza dei minorenni negli Ipm (Istituti di pena per minori n.d.r) è aumentata del 61%,il che significa che l’aumento delle pene del decreto Caivano non ha avuto alcun effetto deterrente» dice la garante detenuti infanzia e adolescenza Carla Garlatti.
Che cosa è accaduto? I ragazzi improvvisamente si sono messi a delinquere di più? No. La criminalità minorile è più o meno stabile. I dati forniti dall’Istat e dal Ministero dell’Interno relativi ai minorenni arrestati e/o indagati nel periodo 2010–2022, mostrano un picco nel 2015 seguito da un costante decremento. Il paradosso, quindi, è che in realtà i reati attribuiti ai minori tra il 2022 e il 2023 sono calati del 4%. Ma l’aumento delle pene per reati come la detenzione di droga, contestabile già da 14 anni, fa più facilmente scattare la carcerazione preventiva per i ragazzi tra i 14 e 17 anni.
Scrive Repubblica: in questi primi mesi dell’anno sono finiti in carcere un numero ben maggiore rispetto all’aumento complessivo della popolazione degli istituti di pena minorile. Il numero degli under 18 entrati negli istituti penali minorili è aumentato del 67%, compensato dal passaggio negli istituti penitenziari per adulti di tanti giovani al compimento dei 18 anni. Mentre prima veniva consentito loro di rimanere con i minori fino al compimento dei 25 anni, per completare un percorso di rieducazione che nelle carceri per adulti non esiste. Interrompendo così preziose relazioni educative.

Risponde Susanna Marietti di Antigone – un’associazione che dal 1991 lavora alla promozione dei diritti e delle garanzie nel sistema penale:
«Non c’è un aumento della criminalità minorile come ci vogliono far credere. I dati di quindici anni fa sono quelli del 2023».
Nell’Ipm di Casal del Marmo a Roma, tre settimane fa, tre detenuti stranieri hanno appiccato un incendio. Al Beccaria di Milano qualche giorno prima alcuni detenuti si sono rifiutati di rientrare in cella. Sono polveriere. L’Istituto romano può ospitare 56 persone ce ne sono 61.
Risultato: la decisione del governo di rispondere con il pugno duro alla criminalità minorile ha portato ad uno stato di emergenza negli istituti di rieducazione. Sovraffollati oltre misura e dove iniziano a verificarsi episodi di violenza ed evasioni, tentativi di suicidio. La tipologia di ragazzi che finisce reclusa è molto diversa, sempre più spesso soggetti con dipendenze da droghe e alcol che vengono gestiti con dosi massicce di psicofarmaci.
La spesa pro capite in particolare degli antipsicotici, che dovrebbero venire prescritti per patologie molto serie quali il disturbo bipolare o la schizofrenia, è aumentata in media del 30% tra il 2021 e il 2022, ultimo dato disponibile. Gli psicofarmaci vengono troppo spesso utilizzati come strumento di gestione – e di neutralizzazione – dei ragazzi con problemi di disagio sociale e comportamentale.
L’articolo 27 della Costituzione ci dice che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. E devono tendere alla rieducazione del condannato.
Sempre più stranieri per i quali non si riesce a trovare soluzioni alternative. Uno sguardo alla situazione dei ragazzi stranieri ci fornisce una dimostrazione di ciò, data la loro maggiore difficoltà ad accedere ad alternative al carcere rispetto ai ragazzi italiani. Nel 2023, infatti, essi hanno rappresentato il 29,2% dei ragazzi complessivamente avuti in carico dai servizi della giustizia minorile. Il 38,7% dei collocamenti in comunità, il 48,7% degli ingressi in carcere. Più la misura è contenitiva e più i ragazzi stranieri sono percentualmente rappresentati, fino ad arrivare a quasi la metà degli ingressi e a oltre la metà delle presenze per quanto concerne la reclusione in carcere.
Uno sguardo ai dati relativi ai venti Centri di Prima Accoglienza (le strutture che ospitano i minori essenzialmente in stato di arresto fino all’udienza di convalida da tenersi entro le 96 ore) mostra in maniera plastica tale concetto. Nel 2023 il 47,8% degli ingressi in Cpa ha riguardato ragazzi stranieri. Per quanto concerne le uscite, che vedono quasi sempre l’applicazione di una misura cautelare, gli stranieri hanno rappresentato il 30,6% delle prescrizioni e il 25,6% delle permanenze in casa, mentre hanno pesato per il 41,3% sui collocamenti in comunità e addirittura per il 66,7% sulle custodie cautelari in carcere. Come dicevamo, a mano a mano che la misura si fa più contenitiva cresce la rappresentazione dei ragazzi stranieri.
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