
Con la larga diffusione di Internet ad ogni latitudine e grazie alle app di messaggistica siamo sempre reperibili. WhatsApp, Telegram, Signal, Messenger sono tra le più utilizzate non solo per le conversazioni tra privati ma anche sui luoghi di lavoro. I gruppi WhatsApp o le liste Telegram sono diffusissimi e consentono una comunicazione rapida ed efficace. Ma siamo sempre connessi e la disconnessione anche solo mentale dal lavoro, che consente di godere il tempo del riposo, spesso diventa difficile. Ma in questi giorni è arrivata in parlamento una proposta di legge per normare il “diritto alla disconnessione“.
La proposta di legge sul diritto alla disconnessione è approdata alla Camera la scorsa settimana. I proponenti sono alcuni parlamentari del PD e “l’asSociata”, associazione di giovani che punta a creare un mondo del lavoro più sostenibile. L’intento è separare vita privata e vita professionale. Il diritto alla disconnessione è il diritto per il lavoratore di non essere costantemente reperibile e di non essere infastidito dalle comunicazioni di lavoro durante il tempo del riposo.
La proposta presentata si applica a lavoratori autonomi e a quelli il cui contratto nazionale non prevede il diritto alla disconnessione. Il testo recita all’articolo 3: «Il lavoratore ha diritto di non ricevere comunicazioni dal datore di lavoro o dal personale investito di compiti direttivi nei confronti del lavoratore stesso al di fuori dell’orario ordinario di lavoro previsto dal contratto di lavoro applicato e, comunque, per un arco di tempo minimo di dodici ore dalla cessazione del turno lavorativo». E si prevede anche una multa tra 500 euro e 3.000 euro per ciascun lavoratore “disturbato”.
Il primo firmatario di questa proposta di legge, Arturo Scotto, ha dichiarato: “È un diritto di ciascun lavoratore e ciascuna lavoratrice poter chiudere al termine del turno il proprio rapporto con il lavoro. Nessuno può vedere sacrificato il proprio tempo di vita sulla base esclusivamente del volere del datore di lavoro”. Anche Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera, dichiara: “Il Parlamento Europeo dal 2021 ha chiesto agli Stati membri di riconoscere il diritto alla disconnessione come fondamentale e ha spinto la Commissione a presentare una proposta di direttiva per disciplinare l’uso degli strumenti digitali”.
Già nel 2020 il Garante della Privacy aveva dichiarato in un’audizione come fosse necessario assicurare, “in modo più netto di quanto già previsto, anche il diritto alla disconnessione. Senza di esso si rischia di vanificare la necessaria distinzione tra spazi di vita privata e attività lavorativa, annullando così alcune tra le più antiche conquiste raggiunte per il lavoro tradizionale”. Oltre a questo, il Garante si era anche soffermato sulla necessità di impedire ai datori di lavoro di avere “un computer dotato di funzionalità che consentano di esercitare un monitoraggio sistematico e pervasivo dell’attività compiuta dal dipendente tramite, appunto, questo dispositivo”
In Europa, Francia, Spagna, Belgio e Irlanda hanno già introdotto misure legislative per garantire il diritto alla disconnessione. Più nel dettaglio nel 2016 la Francia è stata la prima a normare il diritto “a staccare” nelle aziende con la «Loi du Travail », seguita dalla Spagna nel 2018, dal Portogallo e dall’Irlanda nel 2021 mentre il Belgio nel 2022 ha emanato una normativa per i dipendenti del settore pubblico. A settembre è stata la volta dell’Australia con una legge ad hoc per tutelare i lavoratori dagli abusi.
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