
La ragione principale credo sia perché Joker, in barba al personaggio su cui è basato, non ci regala che qualche sparuta risata, mentre questo Maleficent 2, nel bene o nel male, ne abbonda.
Tuttavia, come ho già spiegato in un precedente articolo, Joker presenta dei problemi e delle debolezze grandi quanto i suoi punti di forza, dovuti al suo tentativo di tentare di essere un “film serio”. Maleficent, Signora del Male è una fiaba per bambini, un prodotto completamente diverso, soprattutto alla radice del suo protagonista. Joker parla di un uomo inoffensivo con un enorme malessere dentro che lo porta a diventare un assassino psicopatico, mentre la saga di Maleficent parla di una donna dipinta come un mostro che dapprima abbraccia questo ruolo per vendicarsi dei torti subiti e, in questo film, riesce faticosamente a uscirne grazie alla ragazza di cui è diventata madre adottiva.

Per chi fosse confuso, nell’Universo di Maleficent l’omonima protagonista è un fata che protegge la magica Brughiera con modi poco ortodossi, anziché l’incarnazione del male assoluto che era nel film animato originale. Gli unici esseri umani che tollera sono la principessa Aurora (che ha effettivamente adottato dopo averla liberata dal suo stesso incantesimo di sonno eterno) e, a malincuore, il fidanzato di lei, il Principe Filippo. La trama di questo secondo capitolo della saga si mette in moto quando i due giovani decidono di sposarsi, e i genitori di Filippo decidono di incontrare Malefica.

Ciò che segue è quello che dapprima sembra una versione fantasy di Ti presento i miei, con tanto di cena super imbarazzante in cui Malefica si dimostra socialmente inetta da far ridere. Ma poi la madre di Filippo, la Regina Ingrid, sfida Malefica a un duello verbale passivo-aggressivo che porta la fata a dimostrare i suoi poteri, e Ingrid ne approfitta per addormentare il proprio stesso marito con lo stesso sortilegio che Malefica aveva usato in passato, incolpando così la fata e cacciandola dal suo palazzo senza dimenticarsi di ferirla mortalmente con un po’ di sano ferro anti-fate.
Fatto ciò si dedica a un po’ di sano gaslighting per convincere la povera Aurora del fatto che la sua Madrina fosse ancora cattiva e plasmarla in una brava sposa sottomessa. Nel fattempo Maleficent si salva e scopre che appartiene a una specie di fate oscure nate da una Fenice e pronte a vendicarsi degli uomini per averle perseguitate fin quasi all’estinzione, mentre Aurora, Filippo e Fosco investigano sul conto di Ingrid e scoprono che è dietro tutto quanto. Il tutto di risolve con una gran battaglia finale, la villainess che viene trasformata in una capra e entrambe le parti del conflitto che convengono che il razzismo e le rivendicazioni siano cose stupide e si possa vivere in pace.

E tutto sommato è una fiaba simpatica e godibile: l’azione è over the top ma eccitante, la 

di Lorenzo La Bella
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