
Se ne è parlato sui social e al telegiornale, ma poi è ripiombato il silenzio; Leone e Aron sono morti invano. Stiamo parlando del gatto di Angri e del cane di Palermo che tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 hanno fatto parte della spirale di violenza che ormai da mesi pervade l’Italia. Una serie di maltrattamenti su animali che lasciano trasparire il livello di cattiveria che le persone possono raggiungere, adulti o giovani che siano.
Fa male sentirne parlare, gli animali in generale, ma soprattutto quelli domestici, sono visti come dei compagni. Venire a conoscenza di vicende di maltrattamento, molte delle quali conclusesi con la morte, creano sempre sgomento e incredulità. Eppure, c’è chi riesce a perpetrare gravi danni ai nostri amici a quattro zampe e nella maggior parte delle volte non ne paga nemmeno le conseguenze. Parlarne è un primo passo per poter agire.
Il primo caso a suscitare grande scalpore fu un episodio di violenza tenutosi a Perugia nel luglio 2023, dove un uomo fu ripreso mentre colpiva il proprio cane con calci e bastonate. A settembre dello stesso anno, a Trento, un pastore è stato anch’esso ripreso e denunciato mentre picchiava con calci e pugni le pecore del proprio gregge. Ancora, ad Anagni, a novembre un ragazzo di 20 anni e il suo gruppo di amici sono stati indagati per l’uccisione di una capretta. L’anno si è poi concluso a dicembre con la vicenda del gatto Leone di Angri. Scuoiato vivo e lasciato per strada, il piccolo micio non ce l’ha fatta ed è morto nonostante i soccorsi.
Se si sperava nel 2024 per un anno più clemente e con un po’ di umanità in più, abbiamo già fallito. Il 13 gennaio ci ha lasciati Aron, il pitbull bruciato vivo dal proprio padrone in pieno centro a Palermo. Pochi giorni dopo, in Puglia, un gatto è stato colpito da una ragazzina che lo farà finire in una fontana, dove il cucciolo morirà annegato.
Vicende che ci fanno raggelare, soprattutto quando a commetterle sono dei ragazzi giovani. Soprattutto quando, come nel caso di Aron, i malfattori sono ancora a piede libero. L’unica fortuna di chi commette questi reati, infatti, è quella di trovarsi in Italia. Dove le leggi agiscono lentamente e dove, quando messe in atto, non sempre sono adeguate al crimine commesso.
Ad occuparsi di questo è LAV Italia. L’associazione ambientalista ha avviato una petizione che chiede al Parlamento e al Ministro della Giustizia di approvare la Legge per inasprire le pene relative ai maltrattamenti contro gli animali. Secondo i loro dati, sono circa 9000 i procedimenti giudiziari aperti ogni anno per reati in danno di animali. Inoltre, arriverebbe una denuncia per maltrattamento animale ogni 55 minuti.
Attualmente, infatti, la legge che riguarda i maltrattamenti e l’uccisione degli animali è la 189 del 2004 del Codice penale italiano. Quest’ultima prevede che “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con una multa da 5.000 a 30.000 euro. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale”.
Per ricevere la pena, però, la morte dell’animale dev’essere certificata come “dolosa e volontaria”. Questo perché potrebbe avvenire accidentalmente, per esempio quando si è alla guida della propria auto oppure per risparmiargli delle sofferenze inutili, come nel caso dell’eutanasia realizzata dal veterinario.
Ma perché sempre più persone arrivano a commettere atti atroci verso gli animali? Le ragioni sono tante. C’è chi lo fa per rabbia e stress, che decide ingiustamente di sfogare su chi non può difendersi. Ancora, c’è che chi non sa gestire i propri impulsi a causa di disturbi e malattie.
Il fenomeno più preoccupante è quello legato al potere. Il desiderio di prevalere spinge le persone a fare del male agli animali. Questo spiegherebbe, in parte, anche l’atteggiamento dei più giovani. Farsi notare, essere incitati e apprezzati dagli altri e sentirsi accettati. Sono queste le condizioni alle quali ambiscono i ragazzi e che li spinge a compiere determinati atti.
Proprio per questo l’educazione sui diritti degli animali è cruciale. È importante sensibilizzare i ragazzi sulle conseguenze legali già dalle scuole. Oltre a pene più severe, dev’esserci una maggiore collaborazione tra organizzazioni, servizi sociali e forze dell’ordine. Una rete del genere è essenziale per intervenire preventivamente, promuovendo l’empatia e il rispetto verso gli animali.
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