
Esplorare Napoli a tavola non è facile, sia per la miriade di locali di ogni sorta, sia perché qui il cibo non è solo nutrimento, ma cultura, esperienza, incanto. Incantati dalla gastronomia partenopea lo sono stati gli autori della nuova guida “I Cento”, che non propongono delle semplici schede di ristoranti, ma dei brevi racconti di gustose esperienze enogastronomiche.
“I Cento” è una collana nata a Torino quindici anni fa, che ha poi esplorato Roma, Firenze, Bari, Milano e Genova. La pubblicazione, della casa editrice EDT, è stata possibile anche grazie al contributo di GESAC-Società di gestione degli aeroporti di Napoli e Salerno, con l’obiettivo di offrire ai tanti turisti una guida innovativa che valorizzi le eccellenze di una città indissolubilmente legata alla sua ristorazione. La guida è divisa in due parti: nella prima sono elencati i ristoranti “Top”, quelli che hanno un prezzo medio superiore ai 30 euro, nella seconda i ristoranti “Pop”, più economici: trattorie, pizzerie e street food. I ristoranti “Top” hanno anche una classifica dei primi dieci, con un premio al miglior ristorante di Napoli. Invece, tutti i locali “Pop” sono a pari merito, con un solo vincitore di sezione dell’edizione 2024, premiato come “Miglior locale Pop di Napoli”.
Il commento di Stefano Cavallito e Alessandro Lamacchia, che per alcune schede hanno avuto il supporto di Luciana Squadrilli, l’unica napoletana, è illustrativo delle esperienze culinarie che hanno fatto.
«È impossibile contare i ristoranti di Napoli. È impossibile persino immaginarli tutti, compressi nei vicoli, distesi lungo il mare, dislocati nei quartieri più popolari e in quelli più ricchi, addensati nel centro e nelle periferie, nascosti ai confini, luccicanti sull’acqua. Quello che resta del nostro appetito sono quaranta ristoranti, quaranta consigli per un amico che voglia visitare la città, e chissà se tra questi ce ne siano alcuni che anche un napoletano non conosce ancora. La classifica vede primo il George, ristorante dell’Hotel Parker’s, che ci è parso anima verace in cravatta di Marinella, con uno scatto al fotofinish su Palazzo Petrucci, classico con twist, e poi Toledo 177, fulgido esempio della cucina napoletana contemporanea. Il resto è una spolverata di grandi pasti, molto diversi tra loro, dalle concettualità di Sustanza al babà di Mimì».
Secondo Luca Iaccarino, che ha curato la sezione “Pop”, Napoli è la capitale della cucina popolare italiana.
«La cucina pop a Napoli è una cosa seria, serissima. Gli spaghetti e le polpette, le trippe e le frittatine, le mozzarelle e i fritti, le cozze e i friarielli: l’elenco potrebbe andare avanti all’infinito. E certo si concluderebbe con la regina del popolo, con la sovrana misera e nobile che sfama il mondo: la pizza. Che poi a Napoli bisognerebbe dire le pizze, ché ci sono quelle al forno e quelle fritte, quelle a ruota di carro e quelle contemporanee, quelle antichissime e quelle modernissime. Si può capire, dunque, la fatica a sintetizzare la cucina pop napoletana in soli sessanta indirizzi in una città in cui non c’è rosticceria che non abbia qualcosa da dire, qualcosa di squisito da proporre; dalla trattoria fondata nella notte dei tempi, a gestione familiare, a quella contemporanea, che rilegge con rispetto i classici, dalla tripperia con i sette tagli appesi nella baracchetta ingentiliti dai limoni alla salumeria che spacca i panini e li farcisce con ogni ben di dio, dalla pizzeria che cura ossessivamente farine, lievitazioni e ingredienti a quella che frigge per poche lire, in uno stanzino».
A George Restaurant il Premio GESAC “Miglior ristorante di Napoli”. A Mimì alla ferrovia il Premio Carlo Alberto Vermouth di Torino “La Tradizione è servita”. Al Ristorante Sustanza il Premio Galup “Innovazione in cucina”. A Classico Ristorante Italiano il Premio Salvia & Limone “La dolce vita”. A 177 Toledo il Premio Scabec “L’estetica nel piatto”. A JJ Carni e Vini il Premio Wine&Thecity “La cantina curiosa”. Al Ristorante Europeo Mattozzi il Premio Lavazza “In punta di sala”. A CRUdoRE’ il Premio “Prima la Materia”. A Isabella De Cham il Premio “Miglior locale Pop”. A OMG! La pizza di Gennaro Melillo il Premio “Pizzeria dell’anno”.
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