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Cultura

MANN, "Archeologia da Spiaggia": la mostra di Finotto con oggetti di plastica

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29 aprile 20223 min di lettura

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MANN, "Archeologia da Spiaggia": la mostra di Finotto con oggetti di plastica

Indice (2)

  • 1In allestimento vi sono tredici opere (sculture, diorami, calchi, video-installazioni e video-animazioni) a confronto con una decina di reperti che provengono dai depositi del Museo.
  • 2Il progetto creativo è quasi sovrapponibile alla ricerca archeologica: esplorazione, ritrovamento, conservazione, interpretazione, nuova esposizione del manufatto sono i passaggi seguiti dall’artista. Con un significativo e ulteriore trait d’union: l’opera è adesso, come l’ha resa il tempo e, nel caso delle plastiche di Finotto, il mare.

Abbandonati e trascinati dalla risacca per trovare nuova vita: sono gli oggetti di plastica che l’artista Maurizio Finotto (Venezia, 1968) ha raccolto durante dieci anni di ricerca fra i litorali del Bel Paese.

Uno scavo particolarissimo, che trova valore creativo nella mostra “Archeologia da spiaggia“, in programma nelle sale della Stazione Neapolis del Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 28 aprile sino al 31 luglio 2022. Nell’esposizione, curata da Melania Rossi, Finotto “assembla” e ripensa oggetti dimenticati nel tentativo di ricostruirne un’ipotetica funzione, proiettandoci con sottile ironia in un futuro che ha ormai perso memoria degli usi costumi della nostra epoca.

In allestimento vi sono tredici opere (sculture, diorami, calchi, video-installazioni e video-animazioni) a confronto con una decina di reperti che provengono dai depositi del Museo.

«Non c’è nulla di casuale nell’incontro tra il MANN, che negli ultimi anni ha dedicato molta attenzione ai temi ambientali legati al mare, basti ricordare la mostra “Capire il cambiamento climatico”, e la ricerca dell’artista Maurizio Finotto. Proprio come un archeologo, andando oltre l’accezione negativa della plastica rispetto all’ecosistema marino, Finotto legge questo materiale di scarto anche in chiave di memoria, come reperto della quotidianità. Ci ricorda le urgenze dei nostri tempi: se non ci fermiamo, infatti,  l’elemento che daterà la nostra epoca rischia di essere la plastica, a differenza della ceramica per il mondo antico», commenta il Direttore del Museo, Paolo Giulierini.

Il progetto creativo è quasi sovrapponibile alla ricerca archeologica: esplorazione, ritrovamento, conservazione, interpretazione, nuova esposizione del manufatto sono i passaggi seguiti dall’artista. Con un significativo e ulteriore trait d’union: l’opera è adesso, come l’ha resa il tempo e, nel caso delle plastiche di Finotto, il mare.

In esposizione, spicca il confronto tra la sensibilità contemporanea e gli antichi reperti: il canopo di Ka-uab in alabastro (riferibile tra la XXII e XXVI dinastia), insieme a un frammento di idolo egizio, una mano in terracotta, ex voto proveniente dall’area sacra santuario di Ponte delle Monache nel territorio di Calvi Risorta (Caserta), e altri oggetti di vita quotidiana dalle città vesuviane (bicchieri, tazze e coppe in vetro, coppette in terra sigillata italica), databili tra la fine del I secolo a.C. e la conclusione del secolo successivo.

«Nell’anno corrente 2799, a mille anni dal ritrovamento della Stele di Rosetta, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli arricchisce la sua collezione permanente con nuovi reperti, costituiti da oggetti di materie plastiche ritrovati sui litorali italici». Con queste parole dello scrittore Ermanno Cavazzoni, che valorizza l’ironia del lavoro di Maurizio Finotto, si apre la mostra del MANN. Un galeone sintetico, messo a confronto con la riproduzione di un’imbarcazione antica presente in sala, invita il visitatore a intraprendere il viaggio nelle acque mai prevedibili dell’ingegno artistico.

La mostra è arricchita dalla videoinstallazione “Risacca del Novecento“, che ripercorre la genesi e gli sviluppi del progetto artistico di Finotto; immancabile, in ossequio alle passioni sportive partenopee, il campo “Caccia al pallone” che ricostruisce, sempre partendo dalla plastica, il famoso rettangolo verde di gioco.

In collaborazione con Scripps Institution of Oceanography at the University of California San Diego, uno dei centri più antichi e importanti per la ricerca scientifica sulla terra e sull’oceano, l’esposizione prevedrà anche momenti di dibattito sui temi dell’eco-sostenibilità e del cambiamento climatico.

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  • #archeologia da spiaggia
  • #mann
  • #Maurizio Finotto
  • #Mostra
  • #Paolo Giulierini
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