
Dopo la mezzanotte all’alba: una maratona notturna. Via libera alla commissione di Bilancio del Senato a un emendamento del governo all’articolo 33 della manovra. Manca solo il mandato al relatore, che arriverà in mattinata, ma la seconda legge di bilancio del governo Meloni è pronta a correre verso l’emiciclo di Palazzo Madama, dove venerdì 22 dicembre è chiamata alla prova della fiducia, prima del via libera finale.
In sintesi: salve dai tagli inizialmente previsti le pensioni di vecchiaia di medici, dipendenti di enti locali, maestri e ufficiali giudiziari. Restano penalizzate quelle anticipate ma c’è un taglio più soft per i sanitari con una riduzione di un trentaseiesimo del taglio per ogni mese in più di permanenza al lavoro. I dirigenti medici e gli infermieri potranno, se vorranno, rimanere al lavoro fino ai 70 anni. Un passo indietro invece è quello dell’esecutivo su una proposta di modifica che avrebbe previsto il pensionamento a 72 anni per i dirigenti medici ospedalieri.
La commissione Bilancio del Senato ha completato intorno alle 6 del mattino di lunedì 18 dicembre, l’esame di tutti gli emendamenti alla manovra. La commissione ha dato così il via libera a quelli del governo e successivamente a quelli dei relatori, oltreché agli emendamenti unitari delle forze di minoranza sui 40 milioni del “tesoretto” da destinare al contrasto alla violenza di genere e sui 2 milioni da destinare allo screening delle malattie rare e dei tumori.
Una volta giunta al termine la seduta, è stato stabilito che la commissione si riunirà alle 10:00 per gli ordini del giorno, le dichiarazioni di voto e per dare, infine, il mandato ai relatori.
Diverse modifiche approvate dalla commissione Bilancio del Senato; tra le tante c’è anche una rimodulazione dei fondi stanziati dalla Finanziaria per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. A tale proposito, Matteo Salvini ha insistito per garantire all’opera una copertura di 11,6 miliardi. Non tutti, però, arriveranno dal bilancio dello Stato, come era scritto nella versione della manovra approvata dal Consiglio dei ministri il 16 ottobre.
Non approvata la proroga dello smart working per i lavoratori fragili nel pubblico. L’emendamento del Pd alla manovra proponeva una proroga da fine anno al 31 gennaio 2024 anche per consentire che il tema fosse poi ripreso nel milleproroghe. Emendamenti in materia erano stati depositati anche da altri gruppi di opposizione. Non c’è stata traccia, infine, di una proposta di modifica sul Superbonus. Ancora ieri, domenica, il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani aveva ribadito: “Siamo favorevoli ad una breve proroga per permettere la conclusione di lavori che hanno superato il 70% nella Legge di Bilancio per il 2024 o nel Milleproroghe. Una scelta di buon senso a tutela di cittadini onesti”. Per Forza Italia quindi la questione non è ancora chiusa, ma per ora non c’è nessuna proroga in manovra.
Pd, M5S, Italia Viva, Azione e Avs hanno sottoscritto un emendamento comune per destinare 40 milioni a misure per il contrasto alla violenza di genere. Dal potenziamento delle case rifugio e dei centri antiviolenza all’incremento del reddito di libertà per le donne vittime di violenza. Sempre le opposizioni hanno ottenuto 2 milioni di risorse per il sequenziamento genetico per malattie rare e tumori. Non entra, lamenta il dem Nicita, la proroga dello smart working per i lavoratori fragili nel pubblico.
Arriva la decisione dell’esecutivo di non presentare la proposta di modifica sulle pensioni dei medici. Un cambiamento di strategia a tutti gli effetti, considerato che in un primo momento il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, a margine di una riunione tra governo e maggioranza in commissione Bilancio del Senato, in riferimento alla riformulazione di un emendamento che avrebbe previsto il pensionamento a 72 anni per i dirigenti medici ospedalieri, aveva chiarito: «Il governo è pronto e ha un testo, ci sono anche proposte che vengono dalla maggioranza e dall’opposizione e vorremmo discuterne. Siamo disposti a ragionare».
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