
La Manovra economica arriva finalmente in aula domani 18 dicembre per il dibattito e il voto finale, dopo settimane di discussioni e modifiche tra le forze politiche. Una delle novità principali emerse nelle ultime ore riguarda l’annullamento della proposta di aumento stipendio per i ministri non parlamentari, che aveva suscitato polemiche e critiche fin dal suo annuncio.
A chiedere di ritirare l’emendamento sull’aumento dei compensi è stato ieri per primo il ministro della Difesa, Guido Crosetto che, pur difendendo nel merito la proposta, allo scopo di “evitare inutili polemiche” ha annunciato di essere pronto a sostenere il passo indietro.
L’idea iniziale, inclusa in un emendamento alla legge di bilancio, prevedeva un incremento salariale per i ministri che non fossero parlamentari, con l’intento di allineare le loro retribuzioni a quelle dei colleghi che ricoprono anche un seggio in Parlamento. In particolare, si pensava all’aumento stipendio dei ministri non parlamentari (circa oltre 7mila euro al mese) per compensare la loro mancanza di un’indennità da deputato o senatore.
Questa proposta aveva sollevato un’ondata di critiche e polemiche, sia da parte dell’opposizione che di parte dell’opinione pubblica, con numerosi esponenti politici che avevano parlato di un provvedimento ingiustificato in un momento di difficoltà economica. Molti avevano infatti sottolineato l’inopportunità di concedere aumenti a chi ricopre incarichi già ben retribuiti, mentre milioni di italiani affrontano problemi legati all’inflazione e alla crisi del costo della vita.
A seguito delle numerose critiche ricevute, il governo ha deciso di fare marcia indietro e di ritirare l’emendamento. La decisione è stata comunicata ufficialmente ieri, con una nota che spiegava come il ritiro della proposta fosse stato deciso per “evitare ulteriori strumentalizzazioni politiche” e per “dimostrare la volontà di ascoltare le preoccupazioni della cittadinanza”.
Adesso l’emendamento riformulato prevede per i ministri e sottosegretari non parlamentari e non residenti a Roma solo il «diritto al rimborso delle spese di trasferta per l’espletamento delle proprie funzioni», con un fondo di 500.000 euro annui dal 2025.
Nonostante il ritiro dell’emendamento sugli stipendi dei ministri non parlamentari, la Manovra 2025 resta ricca di altre misure rilevanti. Tra queste, il potenziamento del bonus per i figli a carico, e i provvedimenti per il sostegno alle imprese, con incentivi per gli investimenti in ricerca e sviluppo. Tuttavia, il nodo centrale resta sempre quello delle risorse a disposizione e della capacità di far fronte alle richieste di cittadini e imprese, senza incrementare troppo il debito pubblico. L’approvazione finale della Manovra in aula rappresenta dunque un passaggio cruciale, non solo per l’esecutivo, ma anche per la stabilità politica ed economica del Paese, che continua a confrontarsi con una situazione internazionale incerta.
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