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"MARADONA uno scugnizzo di Napoli": il docufilm con protagonista il fotoreporter Sergio Siano

Pasquale Di Sauro
Pasquale Di SauroRedazione Informare
22 ottobre 20225 min di lettura

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"MARADONA uno scugnizzo di Napoli": il docufilm con protagonista il fotoreporter Sergio Siano

Indice (5)

  • 1In Arte Vesuvio
  • 2Il documentario
  • 3“Devono provare ciò che ho provato io”
  • 4Sergio Siano
  • 5Mohamed Kenawi

Tra gli applausi e l’emozione generale si è conclusa ieri, venerdì 21 ottobre, nella splendida cornice di “In Arte Vesuvio” la proiezione del docufilm “MARADONA uno scugnizzo di Napoli” di Mohamed Kenawi. L’opera del regista egiziano, prodotta da Al Jazeera e Domino Film, è il racconto di Diego attraverso l’arte del fotoreporter Sergio Siano che, negli anni ’80, giovanissimo cominciò a seguire il campione argentino a bordo campo e tra i vicoli della città.

In Arte Vesuvio

Ad accogliere pubblico e stampa il critico cinematografico Ignazio Senatore e il direttore artistico Alessandro Ciambrone, i quali insieme a Lucia ed Angela Andolfo, host della location, raccontano il progetto “In Arte Vesuvio”. Un polo culturale che affaccia sul mare di Via Nazario Sauro, quartiere Santa Lucia. Luogo di arte e cultura coniugate all’intrattenimento e alla formazione, spazio per iniziative e laboratori a disposizione dei talenti partenopei. Amica e Responsabile della comunicazione di “IAV” Alessandra Clemente. Il consigliere comunale negli attimi che precedono la proiezione spiega di una scommessa vinta grazie i sacrifici dalle sorelle Andolfo, e del loro staff, che oggi regalano alla città un punto di riferimento dove convogliare input e opportunità per chiunque voglia esprimere la sua arte.

Il documentario

Spente le luci in sala sullo schermo compare il volto di Diego Armando Maradona. In sottofondo la voce di Sergio Siano, protagonista del docufilm che accompagna gli spettatori in un viaggio e in una riflessione profonda su ciò che è stato e che sarà l’immagine del Pibe de Oro. Un’icona che resta e che supera ogni confine, la regia di Kenawi racconta come il “DIOS” entri in contatto anche con il mondo arabo attraverso le poesie e le rappresentazioni mostrate nel film da Omar Suleiman, un palestinese arrivato a Napoli negli anni ’70, e che incontrando Sergio insieme rivivono l’epopea maradoniana.

“Devono provare ciò che ho provato io”

Il fotoreporter dei Quartieri Spagnoli attraverso l’obbiettivo della sua fotocamera inquadra i luoghi simbolo del mito: dal “Campo Paradiso” al “Bar Nilo” passando per le strade dove giganteggiano i murales, fino a filmare le reliquie e mostrare le sue preziose fotografie raccolte in una mostra realizzata nel centro commerciale – confiscato alla camorra – Jambo-1 di Trentola Ducenta (provincia di Caserta) grazie alla stretta collaborazione con l’artista Yvonne De Rosa, direttrice dei Magazzini Fotografici a Napoli.

«Devono provare ciò che ho provato io». Questo il fine dell’arte di Siano che sposando quella di De Rosa fa rivivere il sogno, accogliendo il visitatore della mostra e lo spettatore del documentario in un’epoca romantica e indimenticabile non solo per i napoletani.

Sergio Siano

Terminata la proiezione, sul palco sale l’attore protagonista il quale, intervistato da Ignazio Senatore, non nasconde la sua emozione:

«Non era semplice per me stare davanti all’obbiettivo dopo aver passato una vita intera sempre dietro. Più vedo il film più mi innamoro, durante le riprese sono stato messo in condizione di essere me stesso, Diego è famiglia, grazie a lui è cominciata la rinascita della città».

Prima di ringraziare il pubblico, Siano tiene a precisare un passaggio importante del documentario durante il quale raccontando la sua carriera cominciata in una Napoli malata di Camorra confessa un timore:

«Quando ho cominciato ci fu l’omicidio di Giancarlo Siani. Per un giovane fotoreporter il rischio di depressione era alto, Napoli era difficile. Nel film dico che ho paura che Maradona un giorno possa essere dimenticato, la mia preoccupazione non è per la sua immagine ma per i suoi messaggi. Il mondo deve ricordare il ruolo enorme che Diego ha avuto, quello di un messaggero simbolo di riscatto e rivincita, se oggi amo la mia città, molto lo devo a lui».

Mohamed Kenawi

Arriva infine l’intervento del regista. Mohamed Kenawi racconta l’idea alla base del suo lavoro:

«Mostrare ciò che vede l’occhio di uno straniero quando arriva nella città partenopea. Trasmettere le sensazioni di uno straniero ad altri stranieri. La versione in arabo del docufilm è un successo, quando proposi il progetto ad Al Jazeera inizialmente erano scettici, poi il direttore una volta visionata l’opera è venuto qui a Napoli per vedere con i suoi occhi».

Il documentarista egiziano racconta di Maradona come una storia di amore raro, un popolo intero che ama incondizionatamente una persona non figlia del posto, il vero segreto che rende speciale la narrazione del mito:  

«Quando ho conosciuto Sergio, la sua carriera e la sua “preoccupazione” non ho avuto dubbi, le mie ricerche erano terminate, era lui il mio protagonista. Oggi il documentario è trasmesso in tutto il mondo, dall’Australia all’America passando per Asia e Africa. Napoli è incredibile, un po’ come Il Cairo, due città vive e difficili, complicate da vivere impossibili da dimenticare».

La serata si conclude con una clip di Alessandro Renica, difensore compagno di squadra di Maradona che racconta i momenti vissuti in campo e fuori insieme al suo capitano. Infine sul palco anche Domenico Sepe, autore dalla scultura di Diego che tornerà in pianta stabile allo stadio e Giuseppe Klain, l’artista del disegno del volto stilizzato presente sulle maglie del Napoli della passata stagione. Tra gli applausi e l’emozione generale, nel ricordo di Diego, l’evento volge al termine.

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  • #arte
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  • #maradona
  • #Napoli
  • #Sergio Siano
Pasquale Di Sauro
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