
Il Tar rigetta la tutela cautelare monocratica del 12 settembre avanzata dal gruppo di attivisti di Mare Libero, ma l’udienza è solo rinviata a metà settembre. L’obiettivo è quello di smuovere le istituzioni per ripristinare il diritto pubblico di usufruire liberamente delle coste e delle spiagge senza dover pagare esose tariffe ai lidi privati o sottostare a limitanti modalità di prenotazione per il numero chiuso. Abbiamo sentito in merito ai fatti Rosario Nasti, membro del comitato Mare Libero Napoli.
«Sul sito del Comune hanno usato la dizione “il Tar respinge il contingentamento delle spiagge libere”. È un falso, basta leggere quello che hanno scritto i giudici. La nostra istituzione cautelare era di anticipare i tempi e la nostra richiesta di urgenza è naufragata. Però da questo a dire che è stato bocciato il contingentamento delle spiagge libere e del numero chiuso non corrisponde a realtà. Hanno respinto l’istanza cautelare, tutto il resto rimane in piedi, nulla è cambiato.
I nuovi accordi e procedure sulla gestione dei beni comuni sono stati firmati alla presenza dell’autorità portuale del tirreno centrale, del comune di Napoli, ma c’erano al tavolo rappresentanti di Ideal, Sirena e Bagno Elena con i loro legali. La nostra richiesta di partecipazione ha ricevuto risposta solo a conti fatti, quando ci è stato detto che per fretta e urgenza non siamo stati interpellati. Un programma che si sono riscritti da soli. Proprio su questi nuovi accordi abbiamo impugnato l’istanza cautelare, per non arrivare a dicembre. Napoli è ormai un laboratorio del campo largo e il dogma del campo largo prevede proprio che l’impresa privata non possa essere messa in dubbio. L’unico soggetto sociale riconosciuto da questa giunta, come è evidente, è l’impresa, i cittadini non ci sono».
«Il comune di Napoli continua a non pronunciarsi. Non sono intervenuti sull’argomento né l’assessore Cosenza, né il sindaco, né il vicesindaco, che dovrebbe essere interessata al mare che è un bene comune, ma la sig. Lieto non prende posizione da quando si è insediata. Abbiamo fatto riunioni dei beni comuni con lei, che è sempre molto vaga. Però fa l’urbanista e lavora ai piani sulla città, Bagnoli, Napoli est, programmando una serie di lavori dei piani di Bagnoli, come parcheggi e aree di cemento, che nel cronoprogramma presentato dalla Meloni vengono prima della bonifica del mare. Questo è indicativo».
“Non sembra strano, o quanto meno stridente, il fatto che il Comune sia completamente silente su una sentenza definitiva come quella emessa il 22 agosto, che sancisce l’apertura definitiva del cancello di accesso alla spiaggia Donn’Anna, mentre poi dimostri tanto giubilo per un semplice rinvio delle decisioni in merito al numero chiuso?”, scrive inoltre in una comunicazione social Mare Libero.
«Noi intendiamo continuare a dare fastidio, soprattutto sull’orario di chiusura delle cinque e mezza che spiagge come Bagno Elena hanno adottato. Questo accade perché post chiusura riaprono per fare serate e hanno bisogno di far andare via le persone per questi eventi esclusivi. Stiamo tornando in una situazione feudale: chi può permetterselo fa il bagno a Posillipo; chi non può va a Bagnoli o san Giovanni, dove Cosenza e il Comune di Napoli si vantano di aver fatto le spiagge libere. Purtroppo le spiagge che si arrogano il diritto di aver aperto sono in due zone non bonificate. Sono zone di interesse ministeriale, sotto osservazione per il loro inquinamento e per il fatto che sono insalubri.
Abbiamo fatto richiesta nei giorni di allarme arancione e rosso per le alte temperature di consentire l’accesso al mare libero e togliere, solo in quei giorni, il numero chiuso, ma non abbiamo avuto risposta alla pec. Tutto ciò dimostra che l’unico soggetto sociale a cui viene dedicata l’attenzione di questa amministrazione è l’impresa. Quei lidi a cui anche se sono scadute le concessioni continuano ad andare avanti con le proroghe, nonostante il Consiglio di stato abbia sancito che sia illegittimo. Se poi vogliono annullare questa sentenza, allora dovrà pronunciarsi di nuovo il Consiglio di stato ma, per ora, non è stato presentato alcun Ddl».
«Delle concessioni a noi non è che interessa se ci siano o meno, a noi interessano le modalità con cui vengono date le concessioni. Siamo per il fatto che le concessioni debbano essere date con dei criteri, ma che l’accesso al mare sia libero e gratuito. Che i servizi forniti a pagamento debbano essere a pagamento, ma il resto no. La battigia, concessioni o non concessioni, dev’essere tutelata dalle leggi esistenti: il libero accesso al mare, bene ad utilizzo collettivo.
La polemica sulle concessioni è il segnale evidente che a loro interessano mercato e consumo. Il mare è un bene che riguarda lo sviluppo psicofisico delle persone, la salute pubblica, il benessere di una popolazione, la vita sana. Questo è il mare, non è una merce. Parliamo lingue diverse, questo può darsi che sia il motivo della nostra incomprensione. Loro sono esclusivamente interessati al mercato: oi parliamo di un diritto universale, loro stanno difendendo i diritti di una categoria, noi i diritti di tutti. Questo è il paradosso».
«Stiamo aspettando l’udienza del 25 settembre e poi la sentenza, che ci sarà a dicembre. Naturalmente la sentenza ci darà soddisfazione relativa perché comunque vada la stagione balneare sarà la prossima. Noi continuiamo le nostre azioni, a prescindere dalle stagioni. Prossimamente abbiamo già fissato alcune date per andare sulle spiagge. Per il resto abbiamo molto seguito, sia per le nostre modalità di azione, sia perché non è difficile dire alla gente che il mare è di tutti. Il messaggio viene recepito subito perché il mare è un bene pubblico, non esiste il privato al mare, è qualcosa che nessuno mette in dubbio».
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