
Intervista esclusiva al pianista Mario Olivotto, allievo del leggendario Aldo Ciccolini, artista cosmopolita che ha trasformato la sua vita in un lungo viaggio musicale. Dall’infanzia a Grado alla formazione napoletana, passando per i vent’anni a Parigi accanto al Maestro, fino all’approdo definitivo a Panama City, dove oggi accompagna il balletto dell’Opera Nazionale e insegna musica.

«Credo sia nata da piccolo, guardando mio nonno suonare l’organo in chiesa. Rimanevo incantato. Mio padre era cuoco e pianista, ma non aveva mai tempo per insegnarmi. Un giorno mio fratello mi regalò un organetto che non riusciva a suonare, e io iniziai a suonare a orecchio le melodie che sentivo. È stato l’inizio di tutto.»
Da lì, il primo vero passo: un corso facoltativo di pianoforte all’istituto magistrale Slataper di Gorizia. «La professoressa disse a mia madre: Suo figlio in un anno ha fatto ciò che si fa in due. Così mi iscrisse al conservatorio.»
«Perché Napoli era nel mio sangue. Mia madre era napoletana. Napoli ha una storia musicale immensa: nel Settecento aveva ben quattro conservatori e da lì si è sviluppata la più importante scuola clavicembalistica europea. Era la culla naturale per chi voleva diventare pianista.»
Nel 1969, a soli 14 anni, Mario entra nel Conservatorio di San Pietro a Majella. «Fui ammesso tra 15 candidati su 100. Entrai nella scuola di Ernesto Galdieri, allievo della tradizione napoletana che risaliva fino a Busoni e Liszt.»
«Tutto grazie alla mia madrina. Mi disse: “Voglio che qualcuno capace ti ascolti”. Le feci due nomi: Michelangeli e Ciccolini. Lei scelse Ciccolini, trovò il numero e lo chiamò. E lui, gentilissimo, mi diede appuntamento al Festival di Bergamo e Brescia nel 1982. In 5 minuti di provino cambiò la mia vita: “Questo ragazzo venga a Parigi un mese”. Ci sono rimasto 23 anni.»
Così Mario lascia il ruolo nella scuola media per seguire il suo sogno a Parigi. Ciccolini lo accoglie come un figlio. «Arrivai alla Gare de Lyon a Natale del 1982. Fu lui a prendermi. È lì che inizia la mia vera vita musicale.»
Dopo alcuni anni di perfezionamento e concerti classici in Francia, Italia e Spagna, Mario si reinventa artista dell’intrattenimento di lusso.
«Inizio all’Hôtel Scribe, vicino all’Opéra di Parigi. Poi seguono il Meridien, il Concorde Lafayette, fino all’Hôtel California, dove vinsi un concorso come pianista residente.»
Un modo diverso di essere artista: «Ogni sera suonavo per persone di tutto il mondo. Era un modo per unire cultura, arte e umanità. Durante la stagione estiva mi esibivo a Baia Domizia, al Park hotel un altro luogo del cuore»
«Fu lo stesso Ciccolini a consigliarmi di guardare oltre. Dopo la sua morte, e per una coincidenza familiare, andai a Panama. Mio cugino, ex Ministro dei Lavori Pubblici, mi propose di unirmi a loro. Così nel 2006 sono partito.»
A Panama Mario trova una nuova casa artistica. Entra nel Conservatorio Nazionale, poi nel Balletto Nazionale del Teatro dell’Opera, come pianista accompagnatore. «Accompagno danzatori, preparo musiche. Alcune coreografie sono nate su mie proposte musicali, come Nessun Dorma, che potete trovare su YouTube cercando Alexa Gutierrez.»
Tra il 2009 e il 2014, Mario Olivotto è stato direttore artistico della Presidenza della Repubblica di Panama, curando eventi e ricevendo capi di stato, premi Nobel come Mario Vargas Llosa, e personalità come Silvio Berlusconi. «Ero responsabile dei concerti ufficiali, accompagnavo al pianoforte eventi di gala, spesso anche con piccoli ensemble o da solo.»
Prossimamente, Mario tornerà nella sua città natale per un evento speciale: un concerto spettacolo autobiografico che unirà musica, teatro e danza. Questo il progetto: «Non ho mai suonato a Grado, dove sono nato. Vorrei farlo ora, raccontando la mia vita da Grado a Panama. Verranno letti testi di Biagio Marin, poeta gradese candidato al Nobel. Ci saranno ballerini e cori locali, e io suonerò una canzone composta da mio padre, vincitore del Festival della Canzone di Grado nel 1949. Se si raccoglieranno fondi, andranno in beneficenza.»
«Napoli è l’inizio di tutto. Mi ha dato la tecnica, la cultura, l’energia. Il mio primo concerto fu nella sala Scarlatti del Conservatorio, il 6 giugno 1973, prima che si incendiasse. Senza Napoli, forse non sarei diventato artista. A Parigi ho imparato la vita, ma a Napoli ho imparato il pianoforte.»
«Per ora resto a Panama, ma torno volentieri in Italia per concerti. Quello a Grado sarà un omaggio alla mia storia, alla mia famiglia, alle mie radici. Non per lucro, ma per restituire qualcosa. E chi verrà, spero sia gente che mi conosce. Gente vera.»
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