
Baia Domizia ha accolto un ospite d’eccezione: Marian Pop, baritono rumeno di fama internazionale, docente universitario e regista, con alle spalle una carriera che lo ha portato sui palchi più prestigiosi del mondo. Ha lavorato con i più grandi da Luciano Pavarotti a Domingo, e poi Giacomini, Leo Nucci, Agnes Baltsa, Juan Ponce, Sutherland, Gruberovà, solo per nominarne qualcuno. Un artista poliedrico, dotato di un talento naturale e tecnica raffinata, Pop incanta il pubblico con interpretazioni intense e autentiche che lasciano il segno. Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo per una chiacchierata esclusiva tra arte, musica e vita.

«All’inizio avevo una paura tremenda del palcoscenico. All’università un professore di teatro mi ha insegnato che dobbiamo liberarci della paura che la gente rida di noi. Il cambiamento è arrivato quando ho capito che sul palco non devo interpretare un personaggio, ma essere quel personaggio, vivere la sua storia come fosse la mia. Così ogni gesto diventa naturale».
«Credo che la chiave sia l’ascolto profondo del personaggio e della musica. Ogni ruolo richiede un approccio psicologico e vocale diverso, ma alla fine tutto parte dalla verità del personaggio. Nel dramma cerco la tensione interiore, nel buffo invece metto in gioco il ritmo, il gesto, ma senza mai cadere nella caricatura. È una questione di sfumature».
«Ho iniziato come violinista a cinque anni… ma non mi piaceva. Non volevo studiare, ma la mia famiglia insisteva. Poi un professore mi ha detto che avevo una voce interessante e avrei potuto diventare un cantante d’opera. Non ne conoscevo nulla, ma quando in TV vedevo il sipario aprirsi su un mondo di costumi, colori, musica, … che fascino. Poi ho scoperto la voce baritonale che ha una gamma espressiva vastissima: può essere autoritaria, sensuale, paterna, ironica… Mi sono innamorato di questa ricchezza e non ho più smesso».

«Sì, in l’aria di Mamma Agata (Donizetti, Le Convenienze ed Inconvenienze Teatrali). L’idea nasce dopo averla sentita cantare da Filippo Morace. Con la sua barba ricordava un po’ Conchita Wurst, e ho pensato Perché non farla in stile drag queen? La prima volta l’ho interpretata imitando una diva rumena, poi come una Marilyn Monroe. A Kassel la direttrice mi lasciò carta bianca: vestito rosso, parrucca, trucco… la sala rideva a crepapelle. È stato un trionfo».
«L’ho studiata, ho un master in regia e ho messo in scena opere come Gianni Schicchi e l’operetta austriaca Il barone zigano, che ho tradotto in rima in rumeno. A Kassel ho creato Alter Ego: un concerto in cui ogni cantante duettava con se stesso grazie a un gioco di proiezioni e interazioni dal vivo. Il pubblico impazzì».
«Oggi la scena lirica è dominata da registi che vogliono imporre la loro visione a scapito dell’artista. In Attila mi sono trovato a interpretare un generale romano come un prete armato di pistola… assurdo. Non possiamo più creare liberamente, preferisco dirigere e, oggi, grazie alla tecnologia si può portare di tutto in scena».
«Ogni personaggio è un viaggio, ma se devo sceglierne uno, direi Figaro (sia in Il barbiere di Siviglia che in Le nozze di Figaro). È un personaggio che unisce intelligenza, umorismo e profondità. È un eterno ribelle, con un cuore sincero. Ho cantato Il barbiere di Siviglia oltre 600 volte, in tre lingue. Ora la voce è maturata e mi dedico ai ruoli verdiani e di carattere, come Scarpia, Iago o Barnaba, che adoro per la loro complessità. Ruoli oscuri e affascinanti. Mi attrae la sfida di renderli umani, non solo cattivi».
«Insegnare. Vedere i miei studenti sorprendere, creare qualcosa di autentico ecco, questo mi commuove. Io cerco di contagiarli con il virus dell’arte, per renderli capaci di creare. La tecnica è il 70%, il resto è cuore».
«La semplicità. Non è un luogo fancy, che ostenta, ma un posto autentico, fatto di natura, mare, buon cibo. Ho scoperto un luogo dell’anima. Qui mi rilasso e ritrovo me stesso».
«Sogno ancora di cantare Rigoletto, penso che chi ha figli lo interpreti in modo più profondo; e Œdipe di Enescu. Tra i prossimi impegni, Il signor Bruschino a Monaco, il Requiem di Verdi a Lucerna e Otello al festival di Heidenheim. Vi aspetto a teatro, perché l’opera… si vive dal vivo!».
Marian Pop non è solo un cantante dalla carriera stellare, ma un artista che vive il teatro come luogo di verità e creazione. A Baia Domizia ha portato il suo carisma, la sua ironia e la sua passione, lasciando un segno indelebile.
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