
C’è un momento nel quale il sipario non cala soltanto su uno spettacolo, ma su un intero percorso umano e professionale. Al Teatro della Canzone napoletana Trianon Viviani di Napoli, quel momento è arrivato tra lunghi applausi e voci rotte dal pianto. La platea presente, infatti, non ha voluto soltanto limitarsi a salutare, ma ha preferito restare, condividendo fino in fondo il senso di un addio. La scena è stata tutta per lei, con il suo tailleur, pantaloni rosso corallo e nuance blu adagiata tra i capelli: così Marisa Laurito ha chiuso il lungo ciclo che l’ha vista in capo alla direzione artistica del teatro. Un’esperienza durata per ben sei anni, il cui epilogo è stato accompagnato da un congedo partecipato, che ha assunto i contorni di una vera e pro-pria festa collettiva, coerente con la visione del teatro promossa in questi sei anni.
«Sono trascorsi sei anni meravigliosi, pieni di attenzione e di rispetto nei confronti della città, non solamente ai cantanti e alla musica, ma anche verso tutto ciò che abbiamo fatto al di fuori del teatro, perché abbiamo rappresentato un vero e proprio impegno artistico e civile», ha dichiarato la Laurito ai nostri microfoni. «Non c’è stato un giorno in cui non abbia pensato a questo teatro…memore della lezione appresa da un mio maestro, Eduardo De Filippo: lavoro, disciplina». Solo così, infatti, il teatro è riuscito ad assurgere a icona culturale del capoluogo partenopeo, oltre che a spazio civico aperto all’intera città, sul cui palco prende costantemente vita un dialogo incessante tra orizzonti culturali diversi. Il progetto artistico promosso dalla Laurito, durante questi sei anni, si è mosso lungo una duplice linea direttrice: da un lato la tutela del patrimonio musicale napoletano, dall’altro l’apertura a linguaggi e artisti di respiro nazionale e internazionale. Non a caso, infatti, sul palco del Trianon si sono alternati protagonisti storici e giovani talenti, che hanno contribuito a conferire al teatro anche una dimensione civile.
Emblematica, in tal senso, è statala marcia per la pace. «La organizzai assieme al regista Davide Iodice, preziosa risorsa di questa sala, con studenti, comunità e gente del quartiere per rispondere a un atto di violenza, l’incendio del portone di un’associazione giovanile cattolica. Il teatro non deve soltanto emozionare e divertire, ma aprire la mente. Tutto è politica, anche andare al supermercato. E politico è stato il mio impegno in questi anni: tentare l’incontro tra città colta e città popolare», ha continuato Laurito. Ha riassunto così la sua visione del teatro, concepito come uno strumento di intervento sociale, come un motore propulsore di partecipazione e consapevolezza. Ma non è tutto. La festa d’addio è stata anche un’occasione per ricordare altre due iniziative alle quali l’attrice è legata: “La sala della memoria” e “La stanza delle meraviglie”, entrambe corollari del Trianon. Nella prima si accede ai contenuti digitali del portale regionale “Sona”, che conserva oltre due secoli di storia musicale. Nell’altra si può compiere un viaggio visivo e sonoro nel cuore della canzone napoletana.
Ma ora è tempo di guardare al futuro. Sono ben 89 le candidature arrivate per guidare il prestigioso palco napoletano per i prossimi tre anni. Adesso toccherà al presidente Gianni Pinto e ai consiglieri Igina Di Napoli e Antonio Roberto Lucidi, valutare in primis la bontà dei progetti, nonché la caratura dei nomi. Un esame che dovrà inevitabilmente confrontarsi con l’eredità lasciata da Laurito: un teatro che ha ormai spiccato il volo, ma ancora bisognoso di consolidamento. Intanto, lei va via amata e benvoluta, reggendo in una mano un mazzo di rose color rosso sangue, e nell’altra un’affettuosa lettera di ringraziamento firmata dal sindaco Gaetano Manfredi. «Ogni cosa ha un inizio e una fine. A tutti dono il mio grazie», ha detto, salutando tutto il pubblico
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