
La maternità surrogata rappresenta da sempre un tema caldo in Italia ed in tutta Europa. Essa tecnicamente rappresenta la “gestazione per altri, una forma di procreazione assistita in cui una donna (madre surrogata) provvede alla gestazione per conto di una o più persone, che acquisiranno la responsabilità genitoriale verso il nascituro”. Si indica spesso con la dicitura “utero in affitto” (di distinguere dalla pratica cosiddetta altruistica) quando è prevista una retribuzione della gestante stessa.
Tante sono state le discussioni in tema nel tempo, in Italia la Corte costituzionale nel 2017 considerò che la pratica «offend[a] in modo intollerabile la dignità della donna e min[i] nel profondo le relazioni umane».
Ma oggi è l’Europa ad aprire un varco a questa pratica e lo fa con un provvedimento il cui fulcro è il“certificato di genitorialità”.
Arriva in Europa il certificato di genitorialità: una genitorialità indipendente da come un bambino sia stato concepito, nato o dal tipo di famiglia che ha (facendo l’occhiolino dunque anche la pratica della maternità surrogata).
E già, decisamente una proposta dai toni forti.
Un vero e proprio certificato accessibile in tutte le lingue dell’Ue che, una volta concesso da uno Stato membro, dovrà essere riconosciuto in tutta quanta l’Unione. Resterà nella competenza dei Paesi Ue decidere se accettare o meno situazioni specifiche, ma con questa proposta, un figlio di uno Stato membro, sarà figlio d’Europa.
Si potrà discorrere di un mancato riconoscimento del certificato solo per “motivi rigorosamente definiti e dopo una valutazione individuale, per evitare discriminazioni”.
In attesa dell’iter previsto per l’approvazione che vede ora la normativa subordinata alla ratificata dai rappresentanti dei governi dei 27 Stati membri per potersi concretizzare, gli animi in tutti gli Stati membri iniziano a scaldarsi tra chi accoglie con entusiasmo questa apertura e chi invece invoca la violazione della Cedu.
E di fronte questa iniziativa, si aprono subito i dibattiti e tornano gli schieramenti tra chi dice no alla proposta Ue e chi invece vi vede finalmente un cambio di passo.
Da una parte il parere favorevole delle famiglie arcobaleno, che vedono nella proposta un mezzo per riconoscere a tutti i minori sul territorio dell’Ue gli stessi diritti previsti dalle leggi nazionali in svariate materie tra cui istruzione e accesso alla sanità.
E dall’altra le associazioni pro vita e antiabortiste che invece considerano la proposta “una gravissima e vergognosa ingerenza dell’Unione Europea nei confronti degli Stati membri sul diritto di famiglia, una chiara volontà politica e ideologica dell’Europa di voler fare pressioni per il riconoscimento dei genitori omosessuali e così anche legittimare pratiche barbare e aberranti come l’utero in affitto, la compravendita di gameti e la procreazione medicalmente assistita, anche quando queste sono già illegali e vietate negli Stati”.
Anche nel nostro Paese non sono infatti mancati accesi commenti.
Inutile ricordare la netta divisione da un punto di vista ideologico sulla questione presente nella politica del nostro Paese. Ed infatti a poche ore dalla diffusione della notizia, si sono già verificati i primi confronti tra chi è pronto a dichiarare il proprio assenso e chi ha qualche riserva…
Tra queste vediamo l’europarlamentare pentastellata Sabrina Pignedoli ha dichiarato: «Questo provvedimento si rende necessario per salvaguardare i diritti fondamentali dei minori a prescindere dall’orientamento sessuale dei loro genitori e a prescindere da come sono nati. Siamo consapevoli che per l’approvazione definitiva in Consiglio sia necessaria l’unanimità, tuttavia ci auguriamo che nessuno si prenda la grave responsabilità di far piombare tutta l’Europa nel Medioevo».
Dall’altro lato del ring, le parole dell’eurodeputato di Fratelli d’Italia Vincenzo Sofo: «La proposta di regolamento sul certificato europeo di genitorialità è un sopruso nei confronti delle sovranità nazionali che ha come obiettivo impedire ai governi di opporsi a un business aberrante come l’utero in affitto, usando il principio della libertà di circolazione dei cittadini europei come scusa per obbligare tutti gli Stati membri a riconoscere come genitore chi va all’estero a comprare un bambino».
E voi, cosa ne pensate?
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