
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto sapere, tramite un avviso da parte del Quirinale alle Camere, che non avrebbe approvato un emendamento all’interno del decreto legge Fisco che prevedeva un cambiamento ai finanziamenti ai partiti del 2×1000.
La proposta di modifica era stata avanzata dal Partito Democratico e da Alleanza Verdi-Sinistra, per poi essere rimodulata dal centrodestra. Essa consisteva nel fatto che il contributo ai partiti, preso dall’imposta sui redditi delle persone fisiche (IRPEF), fosse ridotto allo 0,2 per mille (un decimo rispetto a quello attuale). Al contempo, però, prevedeva che venissero comunque percepite le quote di chi non esprime nessuna preferenza ripartendola ai partiti in proporzione alle scelte espressive. Come già accade, tra l’altro, con l’8 per mille destinato alle confessioni religiose.
Questo emendamento, se passasse, potrebbe raddoppiare gli incassi destinati ai partiti politici ad oltre 40 milioni. L’emendamento, difatti, avrebbe previsto anche che il tetto massimo, attualmente fissato a 25,1 milioni, fosse aumentato a 42,3 milioni. In realtà, nella proposta iniziale di PD ed AVS, l’aumento del tetto era fissato di soli 3 milioni in più. Tant’è che il senatore AVS Tino Magni aveva dichiarato che, dopo la modifica del centrodestra, non l’avrebbe più sostenuta.
Nell’ultimo anno l’imposta del 2×1000 ammontava in totale a poco più di 24 milioni. Ad averne beneficiato maggiormente è stato il Partito Democratico, raccogliendo circa il 30,45% del totale con un incasso di circa 8 milioni. Seguono negli incassi Fratelli d’Italia (19,94% per un ammontare di 4,8 milioni) e il Movimento 5 Stelle (il 10% equivalente a 1,8 milioni).
Secondo quanto si evince dalle anticipazioni del Sole 24 Ore, il Presidente Mattarella avrebbe fatto sapere di non avere intenzione di firmare l’emendamento sui finanziamenti del 2×1000 per diverse motivazioni. Innanzitutto, per la disomogeneità dell’emendamento all’interno del decreto-legge sul Fisco, legato perlopiù alla legge di bilancio. Per una riforma simile necessiterebbe, piuttosto, un provvedimento apposito. Inoltre il Presidente ha fatto sapere che la riforma avrebbe avuto importanti ripercussioni sulle finanze pubbliche e sulle libere scelte dei cittadini all’uso dei soldi pubblici. Difatti, il finanziamento pubblico diretto ai partiti è stato abolito con la legge n.13 del febbraio 2014.
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