
“La sublimazione poetica del cinema in jazz” è uno spettacolo di Matteo Garrone accompagnato in musica da Pietro Delle Monache. Lo spettacolo è andato in scena a Napoli il 28 ottobre al Teatro Bellini.
Lo spettacolo è un’intervista a Matteo Garrone in cui lui, accompagnato da musica jazz, tramite dei montaggi e dei backstage dei suoi film, si racconta. Inizia parlando del suo ultimo successo “Io capitano”, di cui racconta sia la difficoltà di dover affrontare una tematica così delicata senza sovrastare le narrazioni dei protagonisti, sia il carico emotivo, ma anche dover girare un film in una lingua che non si conosce. Se lo hai visto, Io capitano non puoi dimenticarlo: è uno di quei film che ti lascia qualcosa dentro, che a fine proiezione ti restituisce il peso del nostro privilegio. Tramite un montaggio di Garrone di un dibattito alla fine della visione del film in Senegal, scopriamo cosa si pensa lì del film.
È importante sentire testimonianze di migrati ritornati che confermano tutto ciò che il film narra, ma lo è ancora di più scoprire che molti giovani, dopo aver visto il film, hanno cambiato idea sull’emigrare o come meglio viene ribadito “partite solo quando sentite “allacciate le cinture”. In tutti i film di Garrone, sebbene ci sia dell’onirico, ad avere la meglio è il neorealismo, lo stesso regista spiega che si ispira a Rossellini. È proprio per questa ricerca della verità che molti interpreti dei suoi film sono personaggi di vita vera, ad esempio per Gomorra il regista tra gli attori ne sceglie uno che veramente fa il camorrista nella vita.
Garrone con i suoi film racconta la verità. Più tardi, infatti, quando abbiamo la possibilità di chiedere al regista se per lui esista un ruolo politico del cinema, ci risponde che non è importante cosa si racconta, ma come si racconta. Gli chiediamo anche perché secondo lui in una situazione come Gomorra il libro di Saviano ha spaventato molti camorristi, mentre il suo film da qualcuno di loro è anche stato accolto. Lui ci risponde che, secondo lui, è perché il libro si è occupato di fare inchiesta e denuncia, mentre il suo film ha raccontato l’emotività dei protagonisti.
Lo spettacolo termina con un omaggio a suo padre, Nino Garrone, uomo di teatro. Allora ci sorge spontaneo chiederci cosa spinga un regista cinematografico in teatro. A quest’ultima domanda, Matteo Garrone ci risponde che semplicemente la produzione gli ha chiesto se volesse fare lo spettacolo e lui ha accettato.
Pietro delle Monache, musicista affermato, definito da GQ uno dei dieci jazzisti del futuro, accompagna Garrone durante tutto lo spettacolo. Tutti i montaggi e i backstage dei film di Matteo Garrone, infatti, sono muti. In molte composizioni il musicista fa confluire la musica elettronica nel suo jazz suonato con il sassofono, è davvero interessante notare come con determinati accompagnamenti musicali, seppur muti, i video trasmetti sembrano prendere voce.

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