
Offrire una speranza ai giovani. È questo ciò che Matteo Medda conferma essere la sua reale aspirazione di vittoria. Sempre perseguibile e mai accantonabile. Lui, a sua volta, dice di aver avuto bisogno di una speranza. Lo dice dopo esser diventato Campione italiano di Body building e subito dopo Mr Universo junior. Lui racconta che la sua storia è ai suoi stessi occhi inaspettata. E se pensa a tutto il lavoro svolto, a tutti i sacrifici che sembravano necessari per raggiungere il traguardo, sa che dietro questi c’è qualcosa di più grande, di più potente, che ha innescato in lui un processo di sviluppo e di crescita. Se gli si chiede quale sia stato il suo primo pensiero sul palco, dopo che la giuria e l’arbitro hanno proclamato il suo nome fra gli altri, lui chiude gli occhi e vede distintamente il viso di Antonio Diana.
Chi è Antonio Diana? È una domanda a cui Matteo sa rispondere con facilità. È un allenatore, un mentore, una persona che gli ha dato tanto: gli ha dato speranza, forza, coraggio. Antonio Diana è “un fratello maggiore”, perché ha cresciuto Matteo così come farebbe qualcuno con suo fratello più piccolo. Lo ha educato e allo stesso tempo lo ha guardato con orgoglio. Non è titubante l’imperatore, così come è stato soprannominato da molti per la sua fermezza, quando afferma che il cambiamento in una persona avviene prima grazie ad un aiuto esterno. «Sono prima gli altri che ti fanno aprire la mente e gli occhi. Poi ovviamente sta alla persona metterci del suo. Ma credo che innanzitutto il cambiamento parti dall’esterno. Sono certo che sia fondamentale avere quella persona che crede in te e che vede qualcosa che tu non riesci a vedere. Se io non lo avessi conosciuto (Antonio) non so che fine avrei fatto…» poi si concede un secondo di riflessione «Forse posso dire con certezza che questo percorso non lo avrei mai intrapreso».
Matteo ora è uno sportivo col titolo di campione, qualche mese fa solo uno sportivo con la grinta del campione. In passato solo uno sportivo, con forse meno grinta, e tempo addietro neanche uno sportivo. Trascorreva le sue giornate in strada con gli amici. Il tempo gli sembrava a volte vuoto: da riempire. I suoi genitori gli consigliarono di fare palestra. Lui cominciò ad allenarsi e poi abbandonò. Sentiva quell’attività come una noia, uno sforzo non necessario. Con l’attività in palestra, il tempo probabilmente poteva essere meno vuoto ma comunque lento. Eppure, qualche mese dopo la rinuncia, lui decise di ricominciare.
Perché lo fece? Si stupiva egli stesso nel pensare di averlo fatto. “Perché?” era una domanda che lo crucciava. C’è stato bisogno di tempo per metabolizzare il significato di quel ritorno.
Qualcuno o qualcosa lo aveva trasformato dentro. Se ne accorse quando cominciò ad allenarsi senza avvertire il peso del farlo. Allenarsi come stile di vita: ricerca di un personale obiettivo, espressione di un proprio benessere. Si sentì strano quando ripensò che tutto ciò che ora percepiva come passione, poco tempo addietro lo aveva percepito freddo come il vetro di una lampadina mai accesa. Oggi, seguendo l’inflessione temporale della mente nei ricordi e ripercorrendone i significati, Matteo non ha più dubbi riguardo al riconoscere i responsabili di quel suo cambiamento. Sono state tutte le persone che gli hanno dato fiducia. È stato Antonio, il suo personal trainer che lo ha migliorato. Ma se Antonio è stato la costante del suo percorso di crescita, anche altre persone gradualmente gli sono state così sinceramente vicino da obbligarlo a credere in sé stesso e ad avere propositi per lavorare giorno dopo giorno. Non ultimo, il suo nuovo sponsor ovvero il team Good Vibes, e in particolare l’amico Luigi Recano, che condivide le sue sfide e supporta il suo percorso professionale. È a tutti loro che Matteo dedica il trionfo. Dice che le vittorie sono sempre un lavoro di squadra. Talvolta bastano parole o gesti per innescare imprevedibili cambiamenti nelle persone: questo Matteo l’ha vissuto e ora che è un campione, un riferimento, oltre che un allenatore, ritiene di dover fare il massimo per essere una presenza attiva delle persone che gli stanno intorno. Una missione sociale o una filosofia di vita, l’esperienza di Matteo ci racconta che nessuna strada ci è preclusa e che bisogna curare ciò che di bello le persone hanno da esprimere.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...