
Il prof. Pasquale Di Nunno racconta la scuola che verrà
Il Ministero ha deciso: si parte il 22 giugno. Due prove scritte e un colloquio, che nella valutazione avrà un peso “particolare”. A cento giorni esatti dalla prima prova, dopo un confronto durato mesi, il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha firmato l’ordinanza. Ne parliamo con il Prof. Pasquale Di Nunno, già dirigente scolastico, collaboratore della Struttura Tecnica Esame di Stato MIUR e coordinatore e referente per i Quadri di Riferimento per l’Indirizzo Professionale degli Istituti Alberghieri. Con lui abbiamo fatto il punto per inquadrare la natura e i valori di fondo che porteranno alla costruzione delle prove del nuovo Esame di Stato.
«Il gruppo di lavoro che ha proposto delle ipotesi sulle modalità dell’Esame di Stato 2022 ad ottobre scorso, visto che le classi quinte venivano da una situazione complessa legata alla Dad, si era pronunciato per una commissione tutta interna agli Istituti. Una decisione unanime, poiché solo i commissari interni possono conoscere i percorsi di apprendimento svolti, che variano da scuola a scuola, talora da classe a classe. Una decisione presa a tutela degli studenti. L’esame di Stato diventa di fatto una normale interrogazione come durante l’anno. Il Ministro ha accolto da subito i bisogni degli studenti, anche se essi non avrebbero voluto le prove scritte, ed ha optato per due prove e per il colloquio».
«La prima prova scritta di Italiano, o meglio, è corretto dire “in italiano”, prevista il 22 giugno, sarà predisposta su base nazionale. Ai candidati saranno proposte sette tracce con tre tipologie diverse: analisi e interpretazione del testo letterario, analisi e produzione di un testo argomentativo, riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità. Prove alla portata degli studenti che non hanno nulla da temere. La seconda prova scritta, prevista il 23 giugno, sarà diversa per ciascun indirizzo, avrà per oggetto una sola disciplina tra quelle caratterizzanti il percorso di studi. Tre le proposte di tracce: una verrà sorteggiata la mattina della seconda prova e le proposte saranno le stesse per Indirizzo o articolazione o opzione per Istituto».
«Il colloquio si aprirà con l’analisi di un materiale scelto dalla commissione (un testo, un documento, un problema, un progetto) e si allargherà alle diverse discipline dei Commissari con coinvolgimenti dei percorsi di Educazione Civica e degli eventuali percorsi di PCTO. Per quest’anno le prove Invalsi e le esperienze di PCTO non saranno requisiti di ammissione all’Esame di Stato».
«I punteggi sono stati rimodulati: 50 punti di credito scolastico per il triennio e 50 per le prove, suddivisi in 15 per la prima provaw, 10 per la seconda e 25 per il colloquio. Ci saranno ancora i 5 punti del cosiddetto “bonus”, ma verranno assegnati solo agli studenti che arriveranno allo scrutinio con un credito scolastico di almeno quaranta punti e un risultato nelle prove di esame pari almeno a quaranta punti. La lode, anche questa a discrezione della commissione, la potranno ottenere solo gli studenti che hanno preso il massimo di credito scolastico e il massimo alle prove, senza aver usufruito dei cinque punti di bonus».
«Il ministro sta riflettendo sull’intera articolazione dell’Esame di Stato non sappiamo quale sarà lo scenario, ma per tutti gli Indirizzi Professionali si sta lavorando ai Nuovi Quadri di Riferimento per competenze. Certo l’esame di Stato non lo si può abolire, ma mi auguro che accanto alle voci delle rappresentanze degli studenti, siano ascoltate le voci dei docenti e dei dirigenti, cioè di coloro che sono fortemente impegnati nella innovazione delle dinamiche dei processi di insegnamento – apprendimento».
«Bisogna ripartire dal basso e dalle esperienze fatte. Nei miei interventi di formazione nelle Scuole, in presenza come online ho incontrato insegnanti di valore in tutto il Paese, da nord a sud, l’importante è sviluppare una ricerca vera che porti innovazione, cioè trasformazione all’interno della scuola. Un rinnovamento che passa attraverso l’irrobustimento della formazione dei docenti, se vogliamo alzare l’asticella della qualità della scuola in Italia.
Gli insegnanti devono arricchire le loro competenze didattico – docimologiche, lingue straniere e digitali. Dovremmo arrivare a fare almeno per qualche indirizzo e per qualche prova, parte dell’esame di Stato in inglese; andare, dunque, oltre il CLIL (Content and Language Integrated Learning). Potrebbe sembrare avveniristico, ma nelle mie esperienze all’estero, quando ero docente, ho apprezzato che per qualche insegnamento parti venivano svolte in lingua inglese».
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