
La Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, nella mattinata di ieri 17 dicembre, ha disposto 53 arresti cautelari (43 in carcere e 10 ai domiciliari). Con il maxi blitz è stato colpito il clan delle famiglie Amato-Pagano, ricordato anche come quello degli “scissionisti”. Si tratta, difatti, degli eredi di coloro che si sono distaccati dallo storico clan Di Lauro nella guerra di camorra conosciuta come la faida di Scampia.
Ad esporre i particolari dell’indagine, coordinata dal pm della Dda Giuliano Caputo, sono stati il procuratore Nicola Gratteri, il direttore della DIA di Napoli Michele Carbone e il capocentro Claudio De Salvo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si tratterebbe di discendenti diretti dei boss Raffaele Amato e Cesare Pagano – attualmente detenuti al 41 bis – ad aver proseguito le attività del clan: la nipote di entrambi i boss Debora Amato, 34 anni, oltre ad un genero di Amato e un genero di Pagano. La DIA ha evidenziato anche che gli affiliati in carcere avevano facilità nel comunicare al di fuori, tramite l’utilizzo massiccio di cellulari. Oltre ai telefoni, introducevano nei carceri quantità di sostanze stupefacenti.
L’organizzazione avrebbe operato in particolare nei quartieri di Secondigliano e Scampia, oltre ad avere controllo nei comuni di Melito di Napoli e Mugnano di Napoli. I sospetti da parte degli inquirenti sarebbero sorti dall’ostentazione di un altissimo tenore di vita pubblicato sui social TikTok e Instagram. Le foto e i video pubblicati sui social network mostravano utilizzo di supercar, imbarcazioni, orologi di lusso, costosissime bottiglie di champagne e mazzette di banconote. Probabilmente l’ostentazione del lusso voleva, da una parte, attrarre i ragazzi giovani verso uno stile di vita criminale e, dall’altra, dimostrare la propria forza sul territorio. Il procuratore Gratteri ha sottolineato come siano stati i camorristi i primi a sponsorizzarsi sui social “per mostrare di essere vincenti” e “normalizzare il crimine”.
Il clan riusciva a garantire dalla cassa comune, le mesate di almeno 8000 euro per nucleo familiare tra carcerati e non. L’economia dell’impresa camorristica era finanziata anche dalle estorsioni imposte a imprenditori, soprattutto al settore edile legato ai bonus fiscali, e commercianti; ma non erano esclusi anche umili imbianchini. Addirittura richiedevano un incremento per le festività natalizie, in cui veniva la quasi totalità delle attività del comune di Melito. L’assoggettamento dei commercianti del territorio era tale che una società di vendita e noleggio era a completa disposizione del clan, offrendo le autovetture per gli spostamenti e gli uffici come base operativa. Tuttavia, i principali introiti erano derivati dal traffico internazionale grazie agli affiliati dislocati tra la Spagna e Dubai. Non solo, il clan si sarebbe attivato anche nell’immobiliare: gestendo le case popolari sfitte ed autorizzando, di fatto, l’occupazione abusiva.
Leggi anche: Case popolari: i clan lasciano in strada gli assegnatari
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...