
Ad Avellino e in provincia si è scoperta una presunta maxi-frode fiscale legata agli incentivi per l’efficientamento energetico. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sono stati generati crediti d’imposta per circa 1,7 miliardi di euro su lavori mai realizzati o dichiarati su edifici inesistenti o non accatastati. Le operazioni — coordinate dal pool della Procura irpina (pm Luigi Iglio) e condotte dalla Guardia di Finanza di Avellino con la collaborazione del nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli e del “Settore Contrasto Illeciti” dell’Agenzia delle Entrate — hanno portato stamane all’emissione di 14 misure cautelari da parte del gip. Gli indagati rischiano accuse gravi: associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio, autoriciclaggio, omessa dichiarazione dei redditi e dichiarazione infedele. È bene evidenziare che, in attesa di sentenza definitiva, tutti gli indagati sono da considerare presunti innocenti.
L’ipotesi degli inquirenti è che la rete – tramite prestanome e “società fantasma” – abbia finito lavori di riqualificazione energetica: interventi dichiarati, crediti d’imposta richiesti in quanto legati a efficientamento energetico, ma in realtà i lavori non hanno avuto luogo oppure gli immobili sui quali si sosteneva di intervenire non erano neppure accatastati. Già in una fase iniziale, il 22 marzo 2023, la Guardia di Finanza ha effettuato un sequestro preventivo d’urgenza su tutti i crediti ritenuti inesistenti, quelli non ancora monetizzati o compensati. Le verifiche successive hanno consentito di risalire a trasferimenti di danaro da parte di alcuni indagati: alcuni crediti – per almeno 13,7 miliardi di euro – sarebbero già monetizzati e trasferiti su conti correnti sia in Italia che all’estero.
Questo è solo l’ultimo di una lunga serie di frodi legate ai bonus edilizi e fiscali, evidenziando le falle del sistema di controllo adottato per l’erogazione degli incentivi. Si pongono, inoltre, interrogativi sul monitoraggio e la trasparenza di agevolazioni, che in teoria dovrebbero servire a promuovere efficienza energetica e riqualificazione del patrimonio immobiliare. Dal punto di vista giuridico e civile, la vicenda rischia di erodere la fiducia pubblica verso strumenti pensati per sostenere la “transizione verde” del Paese. Dal punto di vista economico, le somme coinvolte rappresentano un danno gravissimo per le casse dello Stato. L’operazione conferma il ruolo attivo della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate nel contrasto alle frodi fiscali. Si pone soprattutto l’urgenza di rafforzare i meccanismi di concessione e controllo degli incentivi , per evitare il ripetersi di episodi analoghi.
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