
All’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale, a Napoli, è stata somministrata la prima dose italiana del vaccino anti melanoma dal Dottore Paolo Ascierto ad un altro medico, Alfredo de Renzis. La mattina del 26 gennaio quindi si apre con una notizia che segna un importante traguardo nella ricerca dei vaccini antitumorali da parte del Pascale di Napoli. Nonostante l’Italia sia stata esclusa dalla fase I e dalla fase II, non è mancato l’entusiasmo per prendere parte alla fase III.
Il Dott. Paolo Ascierto però ci tiene a precisare che il vaccino non mostrerà i suoi effetti in tempi brevi e/o immediati. Sarà necessario qualche anno prima di vedere i risultati. Nonostante ciò, il Pascale e la ricerca scientifica non demordono. Ha poi aggiunto: “La nostra speranza è quella di poter dare una nuova e più efficace opzione terapeutica a quanti più pazienti possibili. Ed è per questo che oggi è un grande giorno. Il vaccino, prodotto da Moderna si basa sulla stessa tecnologia adottata per quelli contro il Covid, cioè utilizzando mRNA sintetici progettati per ‘istruire’ il sistema immunitario a riconoscere specifiche proteine, chiamati neoantigeni, che sono espressione di mutazioni genetiche avvenute nelle cellule malate. Il suo scopo non è quello di prevenire la malattia ma di aiutare e supportare il sistema immunitario dei pazienti a riconoscere e ad attaccare più efficacemente il tumore. Certo, essendo una sperimentazione a doppio cieco potremmo trovarci di fronte ad una dose di placebo. Secondo protocollo, infatti, né il paziente né l’oncologo sanno cosa gli è stato iniettato. Lo sapremo alla fine della sperimentazione”.
Come dicevamo nelle righe precedenti, un passaggio importante da sottolineare è quello che si tratta di una sperimentazione a doppio cieco. Ovvero né l’oncologo, né il paziente hanno idea di cosa venga somministrato. Potrebbe essere il vaccino, ma potrebbe anche trattarsi di un placebo. Tuttavia, melanoma (tumore alla pelle) ed immunoterapia, sono pane quotidiano per il Dott. Paolo Ascierto. Infatti, come ha precisato il dottore, il vaccino a mRNA, funziona proprio come i vaccini anti-Covid. Si basa sull’uso dell’RNA, che a sua volta stimola le cellule a produrre una proteina. Quest’ultima sarà poi necessaria ad innescare la risposta del sistema immunitario dell’organismo contro la malattia.
Quindi, in sostanza, come funzionano i vaccini anti tumorali? Bisogna innanzitutto chiarire che quest’ultimi sono terapeutici e non preventivi. Il che vuol dire che a differenza degli altri vaccini, somministrati prima che una malattia o un’infezione incombano, quello anti tumorale viene somministrato a pazienti che hanno già sviluppato un tumore. In questo caso, il vaccino a mRNA serve più come allarme al nostro sistema immunitario. In parole povere, il vaccino riconosce le cellule tumorali come un corpo estraneo e quindi come qualcosa da combattere. Ma come si riesce a fare questo?
Per ottenere un vaccino antitumorale è necessario schermare il DNA delle cellule tumorali. Questo passaggio è utile ad evidenziare quali mutazioni sono presenti nelle cellule tumorali e quali mutazioni sono invece assenti dalle cellule sane. Queste mutazioni vengono definite “neoantigeni” e sono in grado di generare una risposta immunitaria. Successivamente, attraverso un algoritmo, si individuano le parti delle proteine anomale codificate da queste mutazioni. Di conseguenza, ogni vaccino diventa “su misura” che è anche uno degli obiettivi dello studio clinico. Ovvero, si punta ad ottenere un “vaccino personalizzato” che possa adattarsi alle diverse caratteristiche tumorali dei singoli tumori.
Nel caso del melanoma, la maggior parte dei pazienti viene sottoposta ad un intervento chirurgico. Nel caso di pazienti con alto rischio di recidiva del tumore, l’intervento viene poi accompagnato da altri trattamenti, come quello dell’immunoterapia. La ricerca continua e la fase III dello studio clinico (studio clinico sul vaccino V940 più pembrolizumab in soggetti affetti da melanoma ad alto rischio/ V940-001) comprende appunto lo studio di un nuovo vaccino (V940) ovvero quello anti melanoma.
Nel caso dei vaccini antitumorali come questo, oltre alla combinazione vaccino-immunoterapia, si è rivelata anche molto efficace la combinazione con anticorpi monoclonali, come il pembrolizumab. Tutto ciò potrebbe ridurre (del 65% circa) il rischio di sviluppare metastasi in futuro e di decesso come nel caso di un trattamento con anticorpo monoclonale (ad esempio trattare il melanoma con il solo pembrolizumab).
Il primo paziente al quale è stata somministrata la prima dose italiana è Alfredo de Renzis, un medico in cura dallo scorso settembre con il Dott. Paolo Ascierto. Alfredo è un padre di famiglia, sposato, ha 71 anni e vive in un paesino in provincia di Isernia. Lo scorso anno ha avuto una comparsa di metastasi linfonodali inguinali e da lì ha iniziato il suo percorso di guarigione. Dopo l’intervento, inizia successivamente il trattamento con pembrolizumab (studio V904). Ma è con l’inizio dell’immunoterapia che ad Alfredo arriva la proposta di aderire alla sperimentazione della fase III del primo vaccino a mRNA di Moderna.
Il medico e paziente Alfredo De Renzis ha commentato: “Ho accettato subito. Mi sembrava doveroso per il mio ruolo di medico, per dare un contributo alla ricerca, ma anche perché confido in questa cura. Non ho mai avuto paura, sono sereno, forse anche fortunato perché l’immunoterapia non mi ha portato particolari effetti collaterali”.
Il Pascale non si ferma qui. Dopo Alfredo De Renzis, sono stati screenati altri 18 pazienti. In totale a questo studio parteciperanno circa 1089 soggetti affetti da melanoma ad alto rischio (età compresa dai 18 anni in sù). Due punti fondamentali: il paziente non deve aver ricevuto alcun trattamento per il melanoma oltre all’intervento chirurgico; il paziente non deve essere affetto da cancro a seguito dell’intervento chirurgico.
“Una persona su due di quelle che fino a 10 anni fa avevano una prospettiva di vita di pochi mesi dalla diagnosi oggi riesce a guarire o a convivere con il cancro”. Questo il commento del Dott. Paolo Ascierto rispetto ai progressi fatti nel campo del melanoma e dell’immunoterapia. In un’intervista di qualche tempo fa, fatta da me al dottore, parlava di come l’immunoterapia fosse diventata una vera e propria realtà efficace nell’ambito del melanoma. E di quanto sia importante svolgere in primis un forte lavoro di prevenzione.
La Fondazione Pascale, con la sua equipe medica ed i fondamentali attori della ricerca scientifica, ad oggi resta un centro d’avanguardia per la cura del melanoma. Le sue attività legate alla ricerca, sperimentale e clinica, fanno sì che questo istituto sia uno dei più rinomati al mondo nel campo della cura oncologica.
Ecco perchè questo studio clinico, non è altro che l’ennesima conferma di una certezza sanitaria in Campania, ma anche in tutta Italia e nel mondo. Il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi, ha dichiarato: “Siamo onorati che il Pascale sia il primo centro in Italia a partecipare alla sperimentazione del primo vaccino a mRNA contro il cancro. Si apre una frontiera completamente nuova, e siamo orgogliosi di esserne protagonisti”.
In conclusione, va chiarito un punto non meno importante degli altri. I vaccini antitumorali non sono la risposta definitiva al cancro. Rappresentano però un enorme passo nella cura di queste patologie ed un forte segnale di quanto la ricerca scientifica sia in continua evoluzione, trovando soluzioni sempre più diverse ed efficaci.
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