
La notizia della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al podcast di Fedez e Mr. Marra ha fatto subìto scalpore, probabilmente perché i due podcaster hanno fatto qualcosa che pochissimi giornalisti sono riusciti a fare: intervistare la premier.
Giorgia Meloni è da tempo entrata, dopo un iniziale distacco, nella questione del referendum sulla riforma della giustizia, e l’ha fatto utilizzando anche lo strumento del podcast. Dopo l’annuncio dell’intervista della premier, le prime accuse sono state di mancanza di contraddittorio ai danni dei due conduttori e di allineamento con il governo. Tuttavia, occorre subito specificare che il podcast si è subito distinto nel panorama italiano per aver portato ospiti di entrambe le fazioni, da Ilaria Salis a Roberto Vannacci. Infatti, gli autori di Pulp Podcast, per dimostrare la loro terzietà, hanno mostrato gli inviti via mail ai due politici a Giuseppe Conte ed Elly Schlein, che però sarebbero stati ignorati o declinati.
Secondo l’osservatorio annuale dell’AGCOM, la televisione ha perso per la prima volta il primato come media più utilizzato per informarsi. Nel 2023, il 46,5% della popolazione ha usato la TV come mezzo di informazione, decisamente meno rispetto al 67,4% del 2019. Lo strumento leader ora è il web, giunto al 52,4%. La radio (13,3%) e i quotidiani (17,2%) continuano inesorabilmente il loro declino. Nei giovani il declino della televisione è ancora più forte: il TG non riesce più a essere un momento collettivo di apprendimento della contemporaneità.
Il podcast, in particolare, si sta delineando sempre più come un mezzo importante. Per l’Ipsos Digital Audio Survey, circa 12,8 milioni di persone nell’ultimo mese hanno ascoltato un podcast. È uno dei pochi strumenti in grado di agganciare i giovani, i laureati e professionisti, difficili da raggiungere per un uso ridotto della televisione. I podcast, inoltre, a differenza dei social network più noti, non soffrono del problema dello scrolling passivo. Il 62% della popolazione ascolta per intero la puntata, permettendo di approfondire tematiche delicate come analisi politiche o di affari esteri.
La fruizione dei podcast come fonte di informazione può ulteriormente crescere: attualmente 1 persona su 2 ascolta podcast di news, ma per ora non riesce a costituire un appuntamento fisso. Questo media sembra essere anche più efficace rispetto ai social nell’ambito pubblicitario: percentuali maggiori di persone ricordano le inserzioni e sono anche più portate a compiere delle azioni in seguito all’esposizione all’inserzione.
La partecipazione a “Pulp Podcast” della presidente del Consiglio segna innanzitutto un’ulteriore legittimazione di questo mezzo non convenzionale (già parzialmente arrivata con l’intervista al Ministro degli Esteri Antonio Tajani) e una crisi di quelli tradizionali. In anni passati abbiamo assistito ad un adattamento della politica ai tempi della televisione. La crescita esponenziale dei social e in generale dell’internet sta lentamente cambiando questa tendenza; sono i politici a generare le informazioni ai loro tempi.
Giorgia Meloni, così come i politici che hanno partecipato a Pulp Podcast, ha seguito un filone iniziato in America prima delle elezioni del 2024. Trump ha saputo sfruttare meglio i media non convenzionali, per esempio con l’intervista al podcast di Joe Rogan, per rivolgersi a un target giovane. L’impatto di queste decisioni ha portato studiosi di scienza politica a definire quella tornata elettorale come “The Podcast Election”. Nei prossimi giorni comprenderemo quanto abbia influenzato sul voto referendario la partecipazione della premier al podcast.
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