
Nella complicata politica italiana, dove l’interesse partitico si intreccia e interferisce con le questioni più intime e delicate dei cittadini, il governo Meloni annuncia battaglia ideologica contro il fine vita. Nel mirino la regione dell’Emilia-Romagna che si trova ora al centro di polemiche aspre per una giunta che permette ai malati terminali una morte dignitosa e confortevole. Ed è in queste settimane che si gioca, tra aborto e fine vita, una partita cruciale per i diritti civili in Italia. Tra progresso e conservatorismo, Il destino del cittadino è bistrattato da un controllo sempre più serrato.
La giunta di Stefano Bonaccini (PD) ha varato le due delibere, che permettono l’accesso al fine vita, a febbraio, in risposta alle lacune legislative del Parlamento e alle sentenze della Corte Costituzionale, che hanno riconosciuto il diritto dei malati al suicidio assistito (sentenza n.242/2019). La reazione del Governo Meloni non si è fatta attendere: il 12 aprile la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero della Salute hanno depositato al Tar dell’Emilia-Romagna un ricorso contro la Regione e la direzione sanitaria Salute della persona, per chiedere l’annullamento delle delibere. Per il governo attuale non è tollerabile decidere di morire nonostante le atroci sofferenze che un corpo può vivere. Alle aziende sanitarie, inoltre, sono state inviate delle linee guida che stabiliscono iter e tempistiche del fine vita, massimo 42 giorni dalla domanda del paziente alla eventuale esecuzione di procedura farmacologica.
Le reazioni politiche non si fanno attendere, trasformando la questione in una arena che vede eserciti contrapposti. L’opposizione attacca il governo accusandolo di guardare alle delibere della giunta emiliana come pura ideologica. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, plaude all’iniziativa della regione in cui era Vicepresidente, chiedendo una legge chiara in Parlamento che regoli la questione del fine vita.
Questa battaglia sembra però dimenticare la sofferenza di chi vorrebbe scegliere in autonomia senza doversi scontrare contro mattoni di moralità. Pertanto, l’Italia è intrappolata tra politica ed etica, dove la vita e la morte diventano pedine nelle mani di chi detiene il potere.
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