
Aveva festeggiato pochi giorni fa il cessate il fuoco tra Israele e la Palestina nelle strade di Gaza City, filmando e riprendendo tutti i gazawi scesi in piazza festosi dopo due anni di sterminio. Alcune ore dopo, esattamente sabato sera, sarebbe stato colpito da sette proiettili d’arma da fuoco nel quartiere di Sabra mentre documentava le continue distruzioni perpetrate dall’esercito israeliano durante il ritiro dal territorio palestinese, uno dei punti dell’ormai famoso Piano Trump. Saleh Al-Jaafrawi, secondo le stime di Al Jazeera, è il 255esimo giornalista rimasto ucciso dal 7 ottobre del 2023, ultima vittima di una categoria che ha pagato a caro prezzo l’aver fatto semplicemente il proprio lavoro, presa di mira dalle bombe, dalle esplosioni e dai colpi brutali di una guerra che si è piano piano trasformata in un genocidio. Sì, perché uno degli obiettivi di eserciti e milizie impegnati in questi scontri è stato mettere a tacere la voce dell’informazione e dei giornalisti.
Saleh Al-Jaafrawi era noto per i suoi reportage dalla Striscia di Gaza. Negli ultimi mesi aveva raccontato la vita dei civili sotto assedio, costretti a carestie e alla fame continua. Secondo quanto riportato da diverse fonti locali, il cronista sarebbe stato coinvolto in un conflitto a fuoco tra Hamas ed alcune milizie israeliane. Altri giornali palestinesi, come il The New Arab e il Quds News Network, hanno invece scritto che Al-Jaafrawi sarebbe stato giustiziato da gang collaborazioniste sostenute da Israele. Il Gaza Government Media Office ha parlato dell’omicidio definendolo “una diretta conseguenza della politica israeliana di prendere di mira i giornalisti palestinesi, sia attraverso raid aerei che milizie per procura”.
È un po’ quello che è accaduto durante le trattative di pace di ogni guerra. Leader e capi di governo che si incontrano in salotti e dibattono su un possibile accordo, al sicuro dai pericoli, mentre il campo continua a mietere vittime. È una delle logiche dei conflitti che non capirò mai: i grandi che ridono e fanno battute e, allo stesso tempo, il sangue dei civili e degli innocenti che continua a bagnare la terra. È successo anche nelle ultime ore a Gaza con Al-Jaafrawi. In questo momento stanno terminando le procedure per il rilascio degli ostaggi e nelle prossime settimane l’esercito israeliano abbandonerà definitivamente Gaza, ma occhio a cantar vittoria troppo presto. Gli ultimi due anni hanno abituato a qualsiasi tipo di scenario, compreso il fatto che un cessate il fuoco può non essere definitivo e per sempre.
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