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INTERVISTA. Mercato illecito di opere d’arte, Salvatori: "Ampliamo le indagini, ma i tombaroli sono dietro l’angolo"

Luisa Del Prete
Luisa Del PreteRedazione Informare
23 settembre 20226 min di lettura

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INTERVISTA. Mercato illecito di opere d’arte, Salvatori: "Ampliamo le indagini, ma i tombaroli sono dietro l’angolo"

Indice (5)

  • 1Quali piste si seguono per intercettare il mercato illecito di opere d’arte?
  • 2Vediamo che spesso questi beni archeologici partono tutti dal Sud Italia per poi essere espatriati in Germania, Belgio, Olanda, Svizzera, Stati Uniti etc… Ritiene che questo fenomeno sia più accentuato al Sud anche per la presenza più assidua della criminalità organizzata?
  • 3Focalizzandoci su Santa Maria Capua Vetere: dalla rapina del 1985, le teste in marmo di Settimio Severo e Dionisio sono tornati a casa. Qual è stata l’intuizione che ha fatto partire l’indagine? Che valore ha un ritrovamento di questo calibro?
  • 4La maggior parte degli oggetti trafugati durante quella rapina, sono stati tutti recuperati, ad eccezione della scultura di Diana. Cosa si prospetta a riguardo?
  • 5C’è ancora una forte intensità del trafugamento di reperti archeologici oppure si indaga prevalentemente su azioni passate?

Il Comandante della Sezione Archeologia Carabinieri TPC, Paolo Salvatori, analizza le piste del mercato illecito di opere d’arte

Era il 1985 e presso l’Antiquarium dell’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere, avvenne una delle più cospicue sottrazioni illecite di opere d’arte: numerosi furono i reperti archeologici trafugati, di vario genere e tipologia. Nel corso degli anni, queste opere furono tutte recuperate ad eccezione della scultura della dea Diana e delle teste di marmo di Settimio Severo e Dionisio.

Una svolta si ebbe nel 2016, grazie alle attività di monitoraggio dei Carabinieri del TPC sul mercato di opere d’arte, venne rilevata una vendita sospetta presso una nota casa d’aste di New York. Venne così ritrovata la testa di Dionisio e, sulla stessa pista nel 2019, venne riportata alla luce anche quella di Settimio Severo. Un’attività intensa da parte dei Carabinieri del TPC, in collaborazione con il New York County District Attorney, ha portato ad un ritrovamento inestimabile.

Manca ancora all’appello, però, la scultura della dea Diana. Con il Comandante della Sezione Archeologia dei Carabinieri del Nucleo TPC Maggiore Paolo Salvatori, abbiamo analizzato le piste che si seguono per intercettare il mercato illecito. Con lo sviluppo delle nuove tecnologie è diventato sempre più difficile per i tombaroli – ultimo anello di una struttura criminale ramificata – riuscire a trafugare beni culturali. Allo stesso tempo però, l’affinamento dell’attività investigativa, va di pari passo con quella criminale.

Quali piste si seguono per intercettare il mercato illecito di opere d’arte?

«Una delle piste che seguiamo è la Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti che è gestita dal Comando Carabinieri Patrimonio Culturale e che è un patrimonio documentale immenso: ci sono circa 1 milione e 300 mila opere descritte. In primis procediamo con la comparazione di beni sospetti in varie case d’asta o Musei e li confrontiamo con le immagini della banca dati. Questo, orientativamente, ci consente di verificare una corrispondenza tra l’oggetto sospetto e quello ritenuto presso l’Antiquario/Museo/Casa d’aste individuata. Successivamente grazie all’ausilio di storici dell’arte, archeologi o restauratori, l’opera viene identificata e si conferma o meno la provenienza illecita del bene.
Dopo la conferma attiviamo i canali di cooperazioni e avviamo le indagini per giungere al recupero dell’opera e al rimpatrio se è localizzata all’estero. Le difficoltà sono molte. Per superarle serve un lavoro metodico e una fitta collaborazione tra tutte le componenti del Comando TPC, ma anche con le articolazioni del Ministero della Cultura».

Immagine articolo

Vediamo che spesso questi beni archeologici partono tutti dal Sud Italia per poi essere espatriati in Germania, Belgio, Olanda, Svizzera, Stati Uniti etc… Ritiene che questo fenomeno sia più accentuato al Sud anche per la presenza più assidua della criminalità organizzata?

«Paesi come l’Italia, soprattutto al Sud in cui la quantità di beni archeologici è notevole, rappresentano obiettivi sicuri delle organizzazioni criminali, anche perché il valore economico è alla base di forti interessi della criminalità. L’attività criminale è fortemente strutturata: vede al primo posto i tombaroli (quelli che fanno materialmente gli scavi) che a loro volta riforniscono i ricercatori di primo e secondo livello; questi ultimi alimentano i trafficanti internazionali e i riciclatori che si identificano in organizzazioni criminali di varia estrazione o addirittura in operatori professionali del mercato dell’arte.

I destinatari finali sono a volte gallerie d’arte, collezionisti facoltosi o prestigiosi Musei stranieri. Il ruolo di questi soggetti all’interno del mercato è fondamentale perché costituiscono l’anello di congiunzione tra il traffico illecito e il mercato legale. Per le indagini contro il traffico internazionale di beni culturali, noi operiamo sempre con una costante cooperazione con le relative polizie coinvolte e specializzate, soprattutto tramite Interpol ed Europol che sono organismi internazionali deputati a questo.
Al momento non è individuabile una rete di criminalità organizzata che gestisce il traffico internazionale di beni archeologici anche se, in vari casi e per singoli casi di condotta di reato, abbiamo registrato la partecipazione di personaggi legati alla criminalità organizzata, anche di stampo mafioso».

Focalizzandoci su Santa Maria Capua Vetere: dalla rapina del 1985, le teste in marmo di Settimio Severo e Dionisio sono tornati a casa. Qual è stata l’intuizione che ha fatto partire l’indagine? Che valore ha un ritrovamento di questo calibro?

«Sia nel 2016 per Dionisio che nel 2019 per Settimio Severo, l’individuazione è avvenuta durante le azioni di monitoraggio che operiamo sul mercato internazionale di opere d’arte. Entrambe le vendite erano presso la stessa casa d’aste di New York ed erano state rilevate grazie al controllo con la Banca dati dei beni illecitamente sottratti. Questa comparazione ha confermato per entrambe la provenienza illecita e, grazie al rapporto con le autorità statunitensi del New York County District Attorney, sotto la guida del Colonnello Matthew Bogdanos, si è avuto il rimpatrio delle sculture nonostante le molteplici difficoltà dovute alle normative. Il valore del ritrovamento, a parte quello puramente venale d’asta pari a 600 mila dollari a testa, è inestimabile: le sculture rappresentano una grandissima espressione del valore storico artistico della nostra cultura e dimostrano come la restituzione alla collettività di questi beni garantisce la ricomposizione del percorso storico di queste opere».

La maggior parte degli oggetti trafugati durante quella rapina, sono stati tutti recuperati, ad eccezione della scultura di Diana. Cosa si prospetta a riguardo?

«Le previsioni è difficile farne. Ci stiamo lavorando sotto la direzione della Procura di Santa Maria Capua Vetere che ha un procedimento aperto e noi continuiamo la nostra attività d’indagine. Queste attività possono durare anche molto tempo, ma è ovvio che il ritrovamento delle due sculture precedenti ci consente di fare dei ragionamenti e dei percorsi a ritroso e siamo fiduciosi di poter ritrovare qualche altro indizio che possa esserci utile».

C’è ancora una forte intensità del trafugamento di reperti archeologici oppure si indaga prevalentemente su azioni passate?

«Lo scavo clandestino, sicuramente con un’intensità minore rispetto al passato, continua. La cosa importante è affinare le attività di contrasto. Noi contro le aggressioni criminali al patrimonio culturale e archeologico, impieghiamo risorse tecnologiche all’avanguardia ed in costante aggiornamento. Rispetto al passato i controlli sono moltissimi, c’è una cooperazione internazionale molto strutturata; purtroppo, però, il nostro affinamento va a braccetto con il loro.

Cerchiamo di incrementare i risultati positivi che abbiamo ottenuto. In questa direzione attualmente abbiamo un contributo efficace che ci giunge dall’Agente introduzione del patrimonio culturale che stabilisce i delitti al patrimonio culturale: 17 articoli che prevedono l’inasprimento del trattamento sanzionatorio e 9 fattispecie di reato. In particolare: furto di beni culturali, riciclaggio, autoriciclaggio; contraffazione ed esportazione illegale titoli di reato che sono stati introdotti assieme a nuovi strumenti operativi come la confisca penale obbligatoria, l’affidamento alla Polizia Giudiziaria dei beni sequestrati per l’impiego nel contrasto dei reati a danno del patrimonio culturale, l’attività sotto copertura e l’utilizzo di civetta nel contrasto delle attività di riciclaggio e autoriciclaggio. Questo allarga gli orizzonti investigativi e ci fa ben sperare per il futuro di contenere ed aumentare il contrasto alle attività criminali».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°233 – SETTEMBRE 2022

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  • #mercato illecito
  • #opere d'arte
  • #Paolo Salvatori
  • #tombaroli
Luisa Del Prete
Redazione Informare

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