
C’è un Sud che continua a essere sottoposto ad attacchi massmediatici e politici. Oppure, c’è un Sud che sale agli onori della cronaca per via unicamente delle bandiere nere, del turismo, raccontato talvolta da inviati lontani e distratti. Questa è la fotografia che viene da sempre diffusa dalla politica, dai giornali e dalla tv del Mezzogiorno d’Italia, un’immagine che restituisce una realtà imbarazzante, semplicistica, che non rende affatto l’idea del senso più profondo e autentico di questa fetta del Paese.
Quando nel 2015 fu pubblicato “Mezzogiorno padano” per “manifestolibri” con la prefazione di Vito Teti, il grande scrittore e saggista irpino Sandro Abruzzese aveva solo 37 anni. Eppure, già allora diede prova di essere uno degli scrittori più originali e al tempo stesso audaci sulla scena nazionale. Non a caso, infatti, la narrazione divulgata dall’autore ha sempre ripudiato quella retorica dominante che tende a rappresentare il Sud in una cornice che non cessa mai di oscillare tra enigmi e contraddizioni, che ritraggono un Meridione ormai segnato dall’arretratezza e dalla povertà.
“Da meridionale che vive da tempo nel nord del Paese, provo una vena di rammarico e fastidio di fronte a tale retorica. Dietro vi riconosco assoluzioni, alibi e puerili meccanismi di rivalsa. Altrettanta diffidenza, poi, avverto in certi tentativi neo-identitari”: sono queste le parole che si leggono all’interno di uno dei testi più vibranti “Meridionali si diventa. Scritti 2015-2025” de “La battaglia per il Sud e per l’Italia”, da poco pubblicato e destinato a divenire presto un punto di riferimento per chiunque abbia intenzione di vivere il nostro Sud nel quale ci ritroviamo a vivere. Insomma, l’obiettivo è proprio quello di adottare una lente di ingrandimento radicalmente nuova, in chiave non puramente letteraria e storica, ma bensì rivolta ad un’azione etico-politica mirata, volta a interrompere il lento e progressivo declino soprattutto nelle aree interne, che non è mai stato come oggi così precipitoso.
Nato a Grottaminarda, in Irpinia, e ora residente a Ferrara, dove tutt’ora insegna, in soli dieci anni Abruzzese ha compiuto un percorso straordinario. Con la pubblicazione di tre volumi e di una vasta raccolta di articoli, si è affermato come una delle voci più autorevoli nel dibattito politico sulla questione meridionale. La sua silloge, pubblicata da Rogas, offre una prospettiva rinnovata e vibrante, che rifiuta la tradizionale contrapposizione tra un Nord sempre più moderno e un Sud in costante difficoltà. Abruzzese sostiene, infatti, che le due Italie non siano altro che due manifestazioni diverse di un’unica crisi ben più profonda, che finisce per travolgere inevitabilmente l’intero “sistema Paese”.
Se, da un lato, il “Mezzogiorno padano” rappresentava una sorta di “Spoon River meridiana” contemporanea, intrecciando storie personali di donne e uomini del Sud con uno stile già maturo e coinvolgente, dall’altro in “Meridionali” tentare di racchiudere la varietà di temi e generi appare un’impresa impossibile. Un’impresa che si rivela ancora più ardua nel momento in cui l’autore tenta un intenso lavoro di connessione tra i grandi classici della letteratura meridionalista – oggi completamente ignorati all’interno delle narrazioni scolastiche tipiche dei manuali – tra i quali si sottolineano il pugliese Alessandro Leogrande, oltre agli emergenti tutti da scoprire, come poetessa e traduttrice napoletana Carmen Gallo o il poeta civile tarantino Stefano Modeo.
Così, all’interno di un panorama in cui il Sud è troppo spesso ridotto a stereotipi e semplificazioni, la voce di Abruzzese risuona come un faro di speranza e riflessione. La sua opera, infatti, non solo invita a riconsiderare le narrazioni prevalenti, ma ci esorta a riconoscere la ricchezza e la complessità di una realtà che merita di essere raccontata con autenticità. L’autore, infatti, non si limita affatto a descrivere una condizione, ma propone piuttosto un vero e proprio cambiamento di paradigma.
La sua scrittura diventa così un potente strumento di riscatto, capace di unire le voci di un popolo che, nonostante le difficoltà, continua a lottare per il proprio futuro. Perchè la battaglia per il Sud è, in fondo, una battaglia per l’Italia intera, un richiamo a costruire un Paese dove ogni voce possa trovare il proprio spazio, contribuendo a un mosaico di esperienze che arricchisce l’intera nazione.
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