
Era il 1992 quando Neal Stephenson utilizzò il termine metaverso per la prima volta per indicare uno spazio tridimensionale in cui le persone possono muoversi, condividere ed interagire, una realtà sovrapposta a quella fisica. Oggi esso rappresenta uno degli argomenti di maggior dibattito tra chi ne vede una nuova frontiera per aziende ed utenti e chi invece ne critica i lati oscuri.
E notizia degli ultimi giorni che ha scosso i media di tutto il mondo, la prima denuncia di un abuso sessuale virtuale subito proprio sulla piattaforma di Meta Horizon Worlds.
Proviene dall’organizzazione SumOfUs, la denuncia che ha fatto scattare la prima indagine reale nel Regno Unito per un abuso sessuale commesso nel mondo virtuale ai danni di una giovane ricercatrice (o meglio il suo avatar).
La donna vittima dell’accaduto racconta di essersi trovata nell’ambiente di una festa privata, condotta in una stanza e sottoposta poi con violenza al compimento di atti sessuali davanti agli sguardi di tutti gli altri avatar rimasti inerti dinnanzi la violenza.
La direttrice dell’organizzazione Vicky Wyatt ha dichiarato alla Bbc: «Pur non trattandosi di un abuso sul corpo fisico, un comportamento di questa natura ha comunque un impatto reale sugli utenti». Si parla infatti di un vero e proprio trauma psicologico perfettamente assimilabile a quello di una violenza fisica, le sensazioni di paura, senso di colpa sono esattamente le stesse di un abuso sessuale in senso stretto. E proprio questo elemento ha fatto scattare le indagini della polizia britannica.
E pare non essere neanche la prima volta che un utente denunci una situazione del genere nel mondo virtuale, in molti hanno evidenziato il verificarsi sulle piattaforme virtuali di abusi sessuali su avatar rappresentanti donne ed in generale comportamenti violenti come insulti a sfondo razziale, molestie psicologiche e verbali. «Gli utenti della VR hanno da tempo segnalato problemi di molestie sessuali, abusi verbali, insulti razziali e invasione dello spazio personale su una miriade di app (non di proprietà di Meta) come Rec Room, VRChat e AltspaceVR.25», dichiara la SOU.
Di fronte questi avvenimenti, Meta ha rassicurato il mondo sottolineando come vi siano una serie di strumenti ad hoc per garantire un corretto uso della realtà virtuale ed una piacevole esperienza per tutti gli utenti come ad esempio il Personal Boundary, una funzionalità per non interagire con sconosciuti.
Ma basta questo? A quanto pare no. Mettere in relazione persone è esposto a molte controindicazioni ed il metaverso è decisamente impreparato di fronte il potenziale verificarsi di simili scenari. Riuscire a garantire una sicurezza in questo ambito non è certo facile. Lo stesso Parlamento britannico ha recentemente approvato una legge sulla sicurezza online che però non copre i rischi nascosti di una simile tecnologia.
I problemi non si fermano qui, non solo sembra difficile prevenire il danno, ma in che modo agire una volta subito lo stesso? Chi va denunciato, chi paga per quanto fatto? Nascondere la propria identità è facile quando ci si muove nel mondo di Internet, come si fa a rintracciare l’autore di un abuso e lo si può perseguire penalmente, l’abuso sessuale è configurabile anche senza contatto fisico?
SumOfUs ha presentato un’istanza ad alcuni azionisti, chiedendo un’analisi di rischio circa la violazione dei diritti umani nel metaverso e negli ambienti di realtà virtuale e realtà avanzata. Un’intervento legislativo ad hoc è necessario per riuscire ad arginare e governare questi scenari che, nel silenzio della legge rischiano di restare sottoposti troppe incertezze ed a pagarne le conseguenze sono, ancora una volta, le vittime.
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