
Dal 22 aprile nelle sale, il biopic sul Re del Pop è già campione di incassi, ma è piaciuto davvero così tanto?
Il film, diretto da Antoine Fuqua, copre un arco temporale di 22 anni, dal 1966 al 1988, mostrando la nascita del gruppo “The Jackson 5” fino al tour “Bad”, simbolo dell’emancipazione di Michael come popstar solista. L’interprete di Michal Jackson è Jaafar Jackson, nipote del cantante e figlio del fratello Jermaine Jackson. Juliano Krue Valdi, già noto sui social per il suo talento naturale nel ballo, interpreta Michael Jackson nei primi anni di carriera. L’austero e violento padre, Joseph Jackson, è interpretato da Colman Domingo, star già nota a Hollywood. Il progetto di un film dedicato a Michael Jackson era stato annunciato nel novembre 2019, quando il produttore Graham King ne aveva ottenuto i diritti. Successivamente, nel febbraio 2022, la distribuzione è stata acquisita da Lionsgate.
“Michael” ha portato nelle sale più di 900mila spettatori, con incassi pari a 7.457.518 euro dopo sei giorni di programmazione, in un’annata già florida per il cinema. Nel 2026, infatti, i Maxi schermi sono già stati impegnati da film come Cime Tempestose, Marty Supreme, Hamnet, The Drama e non solo. Si prevede che gli spettatori di “Michael” raggiungano il milione entro la prossima settimana. L’unico elemento che potrebbe rallentare la corsa del biopic nei prossimi giorni è l’uscita, fissata per il 29 aprile, de Il Diavolo Veste Prada 2, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci ed Emily Blunt tra i nomi di punta.
Per quanto gli spettatori si dividano in due sezioni contrapposte, tra gli amanti e gli scettici, è innegabile che il sentimento motore, capace di condurre tutti al cinema, sia l’entusiasmo. È anche vero che nel 2026 poter vivere due ore di musica di Michael Jackson a tutto volume non sia affatto scontato. L’artista è scomparso nel 2009 e il film offre ai suoi fan un’occasione preziosa: avvicinarsi, almeno in parte, all’esperienza di un suo concerto dal vivo, soprattutto per chi è nato quando non c’era più la possibilità di assistervi. Un altro elemento che colpisce, infatti, è la varietà del pubblico in sala, composto da spettatori di ogni generazione. Nelle ultime settimane sui social si è discusso proprio di questo singolare aspetto: ci sono fan di Michael Jackson che devono ancora nascere, a testimonianza della sua immortalità ed eredità artistica che sembra trascendere il tempo.
Jaafar Jackson nei panni dello zio Michael ha convinto una grande fetta di pubblico, specialmente per le performance canore e per la tecnica nella danza. Sembra voler realizzare un tributo più che una personificazione. Anche il piccolo Michael, Juliano Valdi, ha saputo portare sullo schermo una rappresentazione piuttosto fedele. Una delle performance più complete è quella di Colman Domingo, interprete di un personaggio controverso e difficile da inquadrare. Joseph era un uomo violento e prepotente. Era, tuttavia, lo stesso uomo che non smise mai di credere nel talento dei suoi figli e non tentò mai di dirottarli verso una carriera più convenzionale. Ma fino a che punto aiutò Michael a spiccare il volo? Fino a che punto i suoi tentavi non ebbero l’alterato effetto di rovinarne l’esistenza e tarparne le ali?
Nonostante il successo numericamente innegabile, la pellicola ha ricevuto molte critiche. Per poter parlare delle scelte che non hanno convinto il pubblico, tuttavia, è assolutamente necessario fare i conti con l’elefante nella stanza: il sequel. O meglio, la sua eventuale produzione. Il film si chiude dopo la performance di “Bad” con la frase «la sua storia continua». Non è una promessa, ma crea indubbiamente delle aspettative. Dov’è tutto il resto della storia? Lo dobbiamo immaginare o lo vedremo sul grande schermo tra qualche anno? Alcuni argomenti sono stati esclusi o semplicemente rimandati a un secondo film? Le dichiarazioni del cast e della produzione in merito sono contrastanti, per cui non si hanno elementi utili ai fini della discussione. Per poter parlare del film, quindi, diventa necessario mettere da parte l’ipotesi che “se ne potrebbe parlare nel sequel”. Tuttavia, questa consapevolezza non va eliminata, seppur non rimarcata costantemente nel corso di quest’articolo.
Al di là di questa ipotesi, infatti, un film dovrebbe essere valutato nella sua interezza e dovrebbe costituire di per sé la motivazione per tornare al cinema e scoprire ancora di più. Si può pensare, ad esempio, alla trilogia de “Il Padrino” : seppur il secondo capitolo della trilogia sia stato ricevuto con tale entusiasmo da essere considerato da alcuni superiore al predecessore, il primo capitolo rimane un film unico e piacevole da vedere, oltre che un capolavoro. La seconda parte amplia la prima, non la completa. Questa non-promessa sembra più un pretesto per arginare le critiche ad un film non facile da realizzare e che, in un modo o nell’altro, le avrebbe ugualmente ricevute.
Sì potrebbe dire, certo approssimativamente, che una metà del pubblico abbia apprezzato la scelta di escludere dalla pellicola le accuse ai danni di Michael Jackson, in modo da restituirgli una giustizia che non ha mai pienamente ricevuto. Meglio mostrare la sua natura da filantropo, l’amore per il prossimo, gli animali, la vita. La restante parte della platea, tuttavia, ha trovato il film piatto, senza contrasti, con una patina perfetta fin troppo stucchevole. È cosa vera che, pur non volendo riportare a galla certe ingiustizie subite dal cantante, personaggio al massimo “ambiguo” ma comunque innocente, si poteva tentare di rappresentarne il dissidio interiore, il contrasto tra l’amore per i fan e il bisogno disperato di avere una vita normale, tra il desiderio viscerale del palcoscenico e l’odio per i tour, tra l’eterno Peter Pan che bramava diventare e l’uomo adulto che si trovava inesorabilmente ad essere.
Al di là di ciò che potrebbe coprire un eventuale sequel, nell’arco temporale trattato in “Michael” (1966-1988) emergono comunque mancanze e imprecisioni. Ai tempi dei Jackson 5 Michael era una baby-star. Questo aspetto è solo accennato nel film, ma ben più caratterizzante nella realtà. Michael era amato perché dolce, tenero, piccolo ma incredibilmente talentuoso, aveva dieci anni, ma diceva di averne otto. La sua fama e il suo aspetto grazioso erano elementi strettamente interconnessi. Arriva però l’adolescenza e Michael la vive come un vero incubo. Nel biopic si assiste a un salto temporale netto, che finisce per ignorare completamente questo passaggio intermedio. È proprio qui che il cantante sviluppa molte delle sue insicurezze. Soffre di una grave forma di acne, che peggiora con i tentativi di mascherarla; il suo naso si ingrandisce e sia il padre che i fratelli ne fanno oggetto di scherno. Il primo intervento al naso, tuttavia, dipenderà da una frattura fortuita durante delle prove di danza e non dalla sua insicurezza, come invece mostrato nel film.
Janet Jackson, la sorella a cui Michael era più legato e con cui ha inciso il successo “Scream ”, non compare mai nel film e non viene neanche citata, come se non fosse mai esistita. Le motivazioni non sono chiare, ma è probabile che Janet non abbia apprezzato le “rielaborazioni” del film. Anche la figlia di Michael, Paris Jackson, si è esposta negativamente: «questa è Hollywood, è il paese della fantasia. Non è reale, ma è venduta al pubblico come se lo fosse. C’è tanto di edulcorato, tanta inaccuratezza e bugie inventate di sana pianta. Alla fine dei conti queste non sono cose che mi rappresentano, non mi piace la disonestà. Ho parlato ma non sono stata ascoltata, quindi mi sono tolta da mezzo. Guardatelo pure, fatevelo piacere, ma lasciatemi fuori ». Anche Diana Ross manca all’appello. Musa ispiratrice di Michael, è stata fondamentale nella sua formazione e nel corso di tutta la sua vita. A lei sarebbero dedicati tanti dei suoi brani, come i capolavori “Remember the Time” e “Dirty Diana” (quest’ultima potrebbe anche essere dedicata alla Principessa Diana, che comunque amava molto il brano). Anche i fratelli Rebbie e Randy non compaiono nel film.
Il pubblico ha apprezzato la scelta di affidare il ruolo di Michael a un suo discendente, ma il fatto che dietro la creazione del film ci sia la famiglia Jackson non ha giovato alla trasparenza del racconto. Guardando il biopic, infatti, l’unico contrasto familiare percepito è quello paterno. In realtà, durante la sua carriera, Michael ha ricevuto diversi colpi bassi proprio dai suoi fratelli. Quando subì le accuse di pedofilia, ad esempio, la sorella La Toya Jackson confermò tutto alla stampa, per poi ritirare successivamente le accuse. Anche Jermaine, padre di Jaafar e produttore esecutivo di “Michael”, si schierò diverse volte contro il fratello. Dichiarò, ad esempio, che stesse volontariamente cambiando il colore della propria pelle, pur essendo consapevole della sua vitiligine. Nonostante ciò, è doveroso ricordare che lo stesso Michel parlerà sempre con affetto della sua famiglia.
”Michael” non è un film perfetto, non riesce a rappresentare la complessità di un artista e un essere umano unico, di cui il mondo non potrà mai vedere una replica. Prova a suggerire, approfondire, ma con scarsi risultati, rimanendo in certi momenti troppo vago e in altri troppo didascalico. Ma è davvero tutto da buttare? Che piaccia o no, questo film è un fenomeno che muove le persone in massa. Di Michael Jackson si parla sempre e da sempre, non è necessario un biopic per farlo ritornare in auge, questo è certo. Ma si può negare che l’uscita del film abbia rinvigorito ulteriormente la sua presenza nelle nostre vite, sia digitali che reali? Non esattamente…
Michael Jackson ha cambiato il mondo. Aveva miliardi di fan quando non esistevano i social media, le piattaforme streaming e i bot. Eppure la gente sveniva ai suoi concerti, piangeva se intravedeva solo il suo guanto brillantinato. C’è chi suggerisce che solo Maradona abbia avuto questa stessa influenza e probabilmente è vero. Resta il fatto che Michael Jackson ha venduto più di un miliardo di copie tra album e singoli, ha realizzato circa 147 brani, ha donato circa 300milioni di dollari in beneficenza e alla sua morte pare che si sia fermato tutto, persino una guerra. Forse non ha realizzato molti dei suoi sogni, ma in uno di certo ha avuto successo. Quando gli chiesero se volesse essere seppellito in una tomba egizia lui rispose: «Beh ma io non voglio mai essere seppellito. Io vorrei vivere per sempre».
Ecco, questo gli è riuscito senza alcun dubbio.
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