
Michela Murgia ha insegnato che “non è vero che non ci sono parole”. Bisogna fare rumore sempre. E lei l’ha scritto e ribadito più volte. Relazioni, rapporti, legami: tutte queste sono parole che appartengono a Murgia, e appartenendo a lei, riguardano tutti quelli che la amano. Senza parlarne ad un tempo passato che l’avrebbe fatta sbuffare, che l’avrebbe scocciata, perché dissonante rispetto a tutto quello che è.
Chi ha avuto la fortuna di poterle stare accanto negli ultimi mesi di vita sa che le settimane prima della sua morte (10 agosto 2023) sono state per Michela Murgia una corsa contro il tempo. Oggi a distanza sei mesi si continua a parlare di lei diventando motivo di scontro fra i candidati alla presidenza della Regione Sardegna.
«Mai una via intitolata a Michela Murgia». Sono queste le parole che il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu, esponente di Fratelli d’Italia e candidato per la coalizione di centrodestra ha espresso nelle ultime ore. E ancora: «Non intitolerei mai una via a Michela Murgia o le dedicherei un monumento perché mi sembra un personaggio più negativo che positivo, nel senso che era una di quelle che voleva insegnare agli altri cosa dovevano pensare e imporgli in ogni caso il suo pensiero. Era una totalitaria, per certi punti di vista».
«Parole fuorvianti che minano la convivenza civile», ha replicato di Alessandra Todde, dirigente del Movimento 5 stelle e candidata alla presidenza regionale dall’intesa M5S-Pd. Parole che secondo Tadde mancano di rispetto a Michela Murgia e alla sua voce critica.
«Michela Murgia era una scrittrice, una intellettuale, una voce critica che con passione e dedizione ha esplorato le complessità della società sarda e italiana, affrontando temi di rilevanza universale quali l’identità, la giustizia sociale e i diritti delle donne – ha sottolineato Tadde -. Etichettarla come ‘totalitaria’ per il suo impegno nel promuovere un dialogo critico e per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione è non solo ingiusto, ma anche pericolosamente fuorviante».
Roberto Saviano non ci sta e sul Corriere della Sera non ci ha pensato due volte a rispondere a tono. «Era consapevole della grande sproporzione tra l’intellettuale che si oppone al potere politico e il potere politico che lo minaccia fino a zittirlo – ha sottolineato Roberto Saviano -. E decideva, Michela, di mettersi con il proprio corpo nelle battaglie sulle quali sentiva di poter fare la differenza, per passione, inclinazione, conoscenze. E ti chiedeva con garbo di prendere parte, era una richiesta di soccorso per non farsi carico, da sola, anche delle situazioni più controverse».
Nessuno ha praticato l’antiautoritarismo più di Michela Murgia. E lo ricorda bene Roberto Saviano. «Quando te l’aspettavi pauperista e snob, la trovavi pop e appassionata di moda. Quando ti aspettavi di trovarla austera e rigida, era pronta al compromesso. Se pensavi fosse rigida attivista, la ritrovavi giocosa. Quando la vedevi verticale pronta a presidiare la laicità dello Stato, la sorprendevi a pregare. Un monumento a Michela Murgia? Ma se Michela ha rifiutato persino una tomba: nulla di lei può essere fisso, ma deve andare e venire come le maree. L’autoritarismo è proprio il contrario».
Roberto Saviano ha concluso: «Vede, sindaco Truzzu, le sue non sono solo parole cattive, lei non sa cosa perde non conoscendo, non leggendo, non ascoltando, non studiando Michela: di certo la possibilità di essere più libero e più consapevole. È ancora in tempo, legga Michela Murgia: troverà una libertà inaspettata e felicità sconosciute».
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