
Che Caserta e la sua provincia siano zeppe di bellezza storica e culturale è una cosa risaputa, il problema è che spesso i siti da visitare sono così tanti che qualcuno tendiamo a dimenticarlo o addirittura a non conoscerlo. È purtroppo il caso di Mignano Monte Lungo, un luogo ricco di cose da vedere e da raccontare che ahimè non tutti conoscono. Per fortuna Mignano gode di moltissimi cittadini attivi disposti a farci conoscere e apprezzare le sue bellezze, è il caso di Maria Cristina Verdone, segretario dell’Ass. Museo Historicus, che si è lasciata intervistare.
Perché Mignano Monte Lungo è così importante sotto il punto di vista storico?
«Per quanto riguarda il punto storico di questo luogo ci sono due parti molto importanti: il brigantaggio e la Seconda guerra mondiale. Qui ha avuto i natali Michelina di Cesare, probabilmente la brigantessa più importante di sempre. Michelina nasce a Caspoli nel 1842 da una famiglia povera. Da giovane resta orfana di padre e lei contribuisce nel suo piccolo al sostentamento della famiglia, all’età di 22 anni si sposa ma rimarrà poi vedova molto presto. Quando arrivarono i piemontesi a prendersi quel poco di terra che Michelina possedeva, quest’ultima si da al brigantaggio con la banda di Ciccio Guerra che successivamente divenne il suo compagno (non sappiamo se effettivamente si sposarono). Verrà in seguito tradita dal fratello o dal cugino (la storia non è chiara sotto questo punto) Michelina verrà ferita, seviziata ed in seguito morirà. Si racconta che fosse incinta di quattro mesi, morirà anche Ciccio Guerra. Abbiamo anche la casa di Alessandro Pace, altro Brigante capobanda, dove tutt’oggi vivono i suoi discendenti».
Per quel che riguarda la guerra invece?
«Parlando della Seconda guerra mondiale, qui a Mignano si svolge la grande battaglia di Montelungo dove avviene quello che viene considerato il rinascimento. Abbiamo la montagna Monte Camino che è stata occupata dai tedeschi che, avendo trovato in questo luogo delle postazioni molto importanti, riuscivano ad avere tutto sotto controllo nelle zone sottostanti. Monte Camino verrà liberato dalle Forze Speciali. Fortuna volle che i monti sul quale avviene la liberazione siano morfologicamente molto simili al Montana dove ebbero il loro addestramento i soldati americani; pertanto, fu molto facile per gli alleati muoversi in questi territori».
È difficile portare turismo a Mignano Monte Lungo?
«Beh, le difficoltà ci sono e sono tante. Mignano e i paesi limitrofi potrebbero vivere tranquillamente di turismo. Per fortuna piano piano stiamo riuscendo a valorizzare il nostro territorio e a portare un po’ di visitatori. La cosa strana è che in buona parte dei casi il turismo non viene dagli italiani ma dagli americani che, consapevoli del valore storico di questo territorio lo visitano. Nel 2004 sono arrivati dei reduci delle forze alleate con dei giornalisti a documentare il massiccio di Monte Camino e si chiedevano il perché della mancanza di un museo. Io sono stata molto fortunata perché alle spalle avevo mio nonno che la guerra non l’ha fatta a causa della mancanza di tre dita. Ha fatto però il militare lavorando nelle cucine. Non viene quindi chiamato a fare la guerra ma resta nel paese. Gli americani e gli inglesi, dato il suo addestramento, gli affidano la guardia delle polveriere e quando vanno via gli regalano le divise e il cappotto che, mio nonno, non ha mai più tolto. Lo faceva per essere una testimonianza storica vivente».
Quindi, nell’atto pratico, come nasce il museo?
«Nasce dalla volontà dei reduci e dalla spinta di questi ultimi. Come dicevo proprio grazie all’intervento delle forze speciali, F.S.S.F. (The First Special Service Force). Noi siamo il sedicesimo avamposto in Italia dedicato a Floyd Lindstrom che, proprio per le gesta eroiche svolte in questi territori, ha poi guadagnato la Medal of Honor. All’atto pratico il museo nasce grazie alla ricostruzione e alla mappatura territoriale degli eventi. Nei luoghi descritti nei diari e nelle testimonianze siamo riusciti a trovare bossoli, bottiglie di vetro, polvere antipulci e tanti altri reperti che, sommati a quelli donati dalla popolazione, hanno costituito il patrimonio del nostro museo. Per fortuna siamo riusciti a fare rete anche con altre associazioni nazionali: Linea Gotica Pistoiese (Pistoia), Gruppo ricerche Storiche Nettunia (Nettuno) e Esplorando la Campania (Salerno)».
Secondo lei oggi i giovani di Mignano sono interessati alla storia del loro territorio?
«Parto da qualche anno addietro. L’unico libro scritto su Mignano e i territori limitrofi è stato scritto nel 1939 da Carlo Salvatore, da quel periodo fino ai primi anni 90 non è stato prodotto più nulla, come se la storia fosse andata nel dimenticatoio. Grazie ad alcuni professori che come noi si sono dati alla conservazione storica di questo luogo si sono cominciati a scrivere di nuovo dei testi in merito. Io sto sullo scuola bus con i bambini e gli parlo spesso di quello che è successo sui monti (magari anche scherzandoci). Alcuni di questi bambini sono venuti addirittura a festeggiare il loro compleanno nel museo portandosi dietro altri bambini che a loro volta si sono interessati all’argomento. Stiamo ripartendo con una generazione embrionale, tenera e anche i genitori sono molto entusiasti di questo».
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