
Querelle governo-magistrati sul caso migranti in Albania, nuovo capitolo. Il Consiglio dei Ministri si riunirà oggi alle 18 per presentare un decreto legge che possa rispondere alla sentenza emanata dal tribunale di Roma nella giornata di venerdì, la quale non ha convalidato il trattenimento dei primi 12 migranti sbarcati nei nuovi centri costruiti in Albania per il successivo rimpatrio. Motivo: la non sicurezza dei Paesi nativi per i soggetti interessati a detta dei giudici della capitale, che però si sono espressi seguendo il pronunciamento del 4 ottobre della Corte di giustizia europea, che ha previsto una lista di territori sicuri più corta per i richiedenti asilo rispetto a quella italiana. Dopo le dichiarazioni di sabato del ministro della Giustizia Carlo Nordio dall’Assemblea mondiale della Gentilezza a Palermo, secondo cui la decisione della sezione immigrazione del tribunale di Roma sarebbe “abnorme”, la partita è aperta e continua, ma all’orizzonte si profila aria di ulteriore scontro tra le toghe e la politica sulla vicenda. Il che non è un bene per il nostro Paese. Un dissidio che potrebbe mettere a rischio la storica separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione.
La sentenza del tribunale romano sulle 12 persone arrivate in Albania ha costretto le stesse ad un viaggio di ritorno verso l’Italia. Attualmente si trovano a Bari, in attesa di conoscere il loro destino. Questo perché la lista di Paesi sicuri della Corte di giustizia Ue, verso i quali i migranti possono rimpatriare senza correre alcun rischio per la loro incolumità, non combacia con quella stilata dal governo italiano, che conta ben 22 Paesi. Mentre per l’Unione Europea sono soltanto 7. Nordio, seguito poi da Giorgia Meloni e Matteo Salvini, ha affermato che la magistratura non dovrebbe esondare dai suoi poteri e che, quando lo fa, “la politica deve intervenire. Non spetta ai giudici conferire questa patente (quella dei Paesi sicuri ndr)”. Ecco a cosa servirà il Cdm previsto oggi pomeriggio: preparare e approvare nei tempi più brevi possibili un decreto legge che fissi l’elenco dei Paesi considerati dal governo sicuri. La misura avrà forza di legge, a differenza del decreto interministeriale della Farnesina, documento che fino ad ora ha “legiferato” sulla questione.
Proviamo per un attimo a dare credito alle dichiarazioni di Nordio, Meloni e di tutti gli altri intervenuti nella diatriba. Se la definizione di Paese sicuro non può spettare alla magistratura e se quest’ultima deve limitarsi soltanto ad essere “la bocca della legge” (come proferito dal numero uno alla Giustizia), altrimenti interferirebbe con il potere legislativo, lo stesso discorso potrebbe essere fatto con la stessa maggioranza di governo, la quale ha l’obbligo di sottostare alle leggi comunitarie, che vengono sempre prima di quelle nazionali. E il nuovo decreto legge non risolverà di certo il problema: il governo può stilare sì un elenco di Paesi sicuri, ma dovrà comunque vedersela con la Corte di giustizia europea che non lo ritiene vincolante per i giudizi nazionali. L’unico modo per seguire la legge italiana prima di quella europea sarebbe intraprendere una strada difficoltosa e oggi considerata ai limiti della pazzia: uscire dall’unione, in stile Regno Unito.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...