
Il “modello Albania“: così gli esponenti del Governo chiamavano il piano di trasferimento massiccio di migranti in Albania a spese dell’Italia in appositi centri di detenzione e successivo rimpatrio. Al momento, però, il piano sembra destinato al fallimento: tutti i migranti inviati al porto di Shengjin, sono stati dichiarati dal Tribunale di Roma non idonei ad essere trasferiti. La destra grida al complotto della magistratura, ma il danno è come sempre per i cittadini: ogni migrante è costato allo Stato circa 20mila euro solo per il trasporto. Appare dunque chiaro l’intento propagandistico di questa operazione di simil-deportazione, e l’inumanità del rimpatriare migranti in paesi dove sono in atto gravi persecuzioni.
Il Tribunale di Roma ha decretato il ritorno in Italia di tutti i 16 migranti deportati in Albania. La motivazione è semplice: i paesi da dove provengono i migranti (Egitto e Bangladesh) non sono considerabili sicuri, in quanto commettono note violazioni contro i diritti umani. Ciò vieta il rimpatrio dei migranti, che hanno dunque il diritto di tornare in Italia. Nel centro di detenzione, che abbiamo pagato, rimane dunque solo il personale, che stiamo pagando. In tutto il costo dell’operazione dovrebbe ammontare a 5 miliardi in 5 anni. A questo punto, però, diventa praticamente impossibile procedere.
La destra accusa la magistratura, e la Meloni annuncia che verranno varate delle norme ad hoc per lasciare al Governo la decisione di quali siano i paesi sicuri o meno in cui rimpatriare i migranti. D’accordo con lei gli altri ministri, tra cui Piantedosi. Tajani dichiara: “Rispetto le decisioni della magistratura, ma quest’ultima non può modificare le leggi per impedire al Governo di fare il proprio lavoro”. Le opposizioni invece insorgono. Schlein scrive: “L’intero meccanismo non sta in piedi. Si tratta di 800 milioni buttati che potevano essere usati per la sanità. Si configura un danno erariale”. E il PD chiede un’interrogazione parlamentare sul finanziamento dei due centri di Gjader e Shenjin. Negli scorsi giorni erano stati infatti avanzati dubbi sulla trasparenza di questo investimento.
“Un modello da studiare”: così è stato definito da alcuni notabili della nostra Europa il modello di detenzione e rimpatrio attuato dall’Italia. Un modello da studiare, certo, se si vuole rendere il nostro Paese un attore inumano nella questione migranti. Si parte, infatti, dall’assunto che i migranti in Italia arrivino in viaggio di piacere. In realtà, la quasi totalità di loro scappa da guerre e persecuzioni. Dove finisce dunque il sogno ecumenico dell’Europa? Forse proprio nei campi di detenzione italiani in Albania.
La decisione del tribunale riconosce che questi migranti hanno il diritto ad essere protetti ed accolti in Italia, ma il Governo se la prende con la magistratura, e probabilmente approverà leggi apposite che permetteranno ai migranti di essere rimandati nell‘inferno da cui fuggivano. Il tutto per una società sempre più intollerante nei confronti delle diversità e dell’integrazione. Proprio quella società che le destre europee attirano sempre più con la loro propaganda razzista e xenofoba. Oggi l’Italia è più inumana di ieri, e forse lo sarà sempre più.
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