
Da questa mattina, il manuale delle brutte pagine della storia del calcio è stato aggiornato con gli ultimi due capitoli, quasi identici. Il focus di entrambi non consiste in un solo fatto, bensì in più avvenimenti, i quali possono essere collegati e raggruppati tra loro attraverso due tratti caratterizzanti: caos e sicurezza pubblica. Per circa 72 ore l’asse Milano-Napoli si è trasformato in uno scenario di guerriglia urbana: in occasione delle due sfide di Champions League Milan – Paris Saint-Germain e Napoli – Union Berlino, le strade e le vie delle due città sono state il luogo di scontri tra le diverse tifoserie e tra queste e la polizia. Tutto è iniziato lunedì sera nel capoluogo lombardo, alla vigilia del match di San Siro, quando quattro tifosi parigini sono rimasti feriti, di cui uno grave. Il giorno dopo e ieri, a Napoli, si è invece assistito al contatto tra forze dell’ordine e gli ultras dell’Union, che hanno distrutto vetrine di negozi, rovesciato cassonetti, seminando per alcune ore il panico. Di tutti i modi che la storia ricorda, questo è sicuramente il peggiore di essere ultras.
Gli scontri avvenuti nei giorni scorsi tra tifoserie e forze dell’ordine a Milano e Napoli non sono di certo i primi. L’Italia è zeppa di precedenti: oltre alle due città finite sulle pagine di cronaca questa settimana, Roma, per esempio, ha visto più volte supporters di squadre avversarie saccheggiare e distruggere costruzioni storiche e reperti culturali.
E questi, tuttavia, non sono nemmeno i fatti più brutti che possono accadere in vista di una partita tra squadre con tifoserie “calde”: molto spesso, gli stessi ultras sono consapevoli di rischiare addirittura la vita, di scendere in strada con l’unico obiettivo di scontrarsi con il gruppo rivale, di ricevere un Daspo e non poter dunque accedere allo stadio per sostenere la propria squadra. Si tratta di una logica, di un codice che la maggior parte degli appassionati di calcio non condivide e non riesce a comprendere, ma che per il mondo ultras è paragonabile al significato che la Bibbia ha per un credente.
Una domanda sorge spontanea: quasi mai la possibilità di incappare in una squalifica e in un successivo allontanamento dagli stadi per un periodo di tempo, fa venire meno nell’indole di ogni singolo ultras alcuni ideali che abbiamo accennato poco sopra. Cosa significa quindi essere un ultras? Seguire e sostenere i propri beniamini o l’altro codice?
Facendo riferimento alla due giorni di Champions League appena trascorsa, Napoli – Union Berlino è stata una bella partita. Spettacolare, invece, quella tra Milan e Paris Saint Germain. Ma non si parla solo di campo, occasioni e goal. A vincere i match sono stati in primis i tifosi, i quali hanno dato vita a coreografie impressionanti e incitato le squadre fino all’ultimo minuto. Sono questi gli unici scontri che gli appassionati vorrebbero vedere e seguire. È la parte bella del calcio e dello sport in generale, la parte più bella dell’essere ultras.
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