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Milei è il nuovo volto dell'estremismo argentino

Giovanna Di Pietro
Giovanna Di PietroRedazione Informare
23 novembre 20234 min di lettura

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Milei è il nuovo volto dell'estremismo argentino

Indice (3)

  • 1Cos’è il peronismo?
  • 2Le elezioni del 2019
  • 3Il nuovo volto dell’estremismo argentino

Il 10 dicembre il neo-eletto Javier Milei sostituirà Alberto Fernández alla carica di Presidente dell’Argentina. Con il 55% dei voti, la sua elezione è un momento di profonda rottura nel sistema politico del paese, per la prima volta guidato dalla coalizione La Libertad Avanza, costituita nel 2021. Paragonato a Trump e Bolsonaro, Milei è il nuovo volto dell’estremismo argentino. Tuttavia, per capire il risultato di queste elezioni bisogna partire dalle radici del sistema politico del paese, dove la parola d’ordine è peronismo.

Cos’è il peronismo?

Sin dall’elezione di Juan Perón nel 1947, i leader argentini hanno plasmato e interpretato il peronismo secondo varie versioni. Piuttosto che un’ideologia politica definita, il peronismo è un movimento trasversale che- da destra a sinistra- ha caratterizzato la leadership del paese. Contraddittorio e volubile, il peronismo è caratterizzato dal personalismo politico, giustizia sociale e nazionalismo economico. Sopravvissuto allo stesso Perón, il movimento si evolve con la figura di Carlos Menem, al governo dal 1989 al 1995, in “menemismo”. Con Memen, l’Argentina ha abbandonato la “terza posizione” tipica del peronismo per allinearsi agli Stati Uniti e liberalizzare l’economia.

Nel 2001, la grave crisi economica è stata aggravata dalla decisione del Fondo Monetario Internazionale di interrompere i fondi al Paese. Così, la decisione governativa di limitare il ritiro di denaro contante dalle banche a 250$ a settimana -chiamato “Corralito“- ha dato inizio a violente mobilitazioni sociali. La crisi politica ed economica del 2001, fatta di scioperi e rivolte, ha dimostrato la sfiducia dei cittadini argentini nei confronti del sistema politico peronista.

Così, il peronismo si è evoluto in “kirchnerismo”, prendendo il nome di Nestor Kirchner, eletto nel 2003, e sua moglie Cristina, eletta nel 2007. Attraverso la rinegoziazione del debito internazionale e una politica di protezionismo progressista, il duo era diventato popolare tra gli elettori. Tuttavia, quando torna la crisi nel 2015 il governo passa al liberale Mauricio Macri, che ha riorientato l’economia verso il liberalismo economico, che, senza controlli, ha causato un peggioramento della crisi economica. Secondo l’economista Dario Rodriguez, il colpo di grazia è stato accettare gli aiuti del Fondo Monetario Internazionale in cambio di politiche di austerità, che hanno causato la riduzione dei salari argentini.

Le elezioni del 2019

L’attuale presidente Fernández, successore di Macri, esponente del Partito Giustizialista di centrosinistra, è stato eletto nel 2019. Con sua moglie, la Vice-Presidente Cristina Kirchner, ha incarnato un “kirchnerismo unificato” che ha deluso gli elettori. La crisi economica, l’inflazione galoppante e la svalutazione del peso argentino hanno contribuito alla perdita di popolarità di Fernández. Con quattro argentini su dieci che vivono al di sotto della soglia di povertà, secondo i sondaggi solo il 10% della popolazione aveva una percezione positiva di Fernández. Così, lo scorso aprile il presidente aveva dichiarato che il suo governo non aveva raggiunto nessuno degli obiettivi prefissati e di non essere intenzionato a ricandidarsi.

Il nuovo volto dell’estremismo argentino

Le elezioni di questa domenica si sono combattute tra il candidato peronista Sergio Massa, ministro dell’Economia, e l’outsider liberista Javier Milei. La campagna di Massa non ha convinto gli elettori; concentrandosi sull’estremismo di Milei, senza però affrontare la grave crisi economica. Al contrario, sin dall’inizio l’opponente di destra ha diffuso messaggi fortemente populisti, anticonvenzionali ed estremi utilizzando principalmente i suoi profili social. Secondo Milei, il Paese necessita di “un cambiamento drastico” che non ammette mezze misure. L’ex presidente Macri, figura di riferimento del centrodestra, lo ha pubblicamente appoggiato.

La Libertad Avanza propone un programma radicale: taglio della spesa pubblica e dollarizzazione, cioè l’abbandono della moneta locale, come rimedio alla crisi. Inoltre, Milei fa un passo indietro rispetto all’importante conquista dell’aborto legale del 2020. Così, il voto degli argentini è un tentativo disperato di “provare qualcosa di nuovo, a qualsiasi costo”.

L’atteggiamento di Milei è una rottura con il precedente establishment politico, che si è dimostrato incapace di condurre il Paese fuori dalla crisi economica. Gli elettori lo hanno appoggiato. Tuttavia, tra le prime sfide c’è trovare appoggio nel Congresso, dove attualmente occupa solo 38 dei 257 posti, per portare avanti le posizioni più radicali.

Tags
  • #argentina
  • #milei
  • #politica
Giovanna Di Pietro
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